TORINO FILM FESTIVAL 2020/ Buona la prima per Stefano Francia di Celle

- Carmine Massimo Balsamo

Tra tante gradite sorprese e pochi flop, il bilancio del Torino Film Festival 2020 – il primo “big” interamente in digitale – non può che essere positivo

torino film festival 2020
(Michele D'Ottavio)

Anche questo Festival di Torino 2020 è giunto al termine, un’edizione che entrerà direttamente nella storia. L’emergenza coronavirus ha causato l’annullamento dell’edizione fisica e il TFF è stata la prima grande kermesse a spostarsi esclusivamente su piattaforma streaming. Una scelta certamente coraggiosa – ricordiamo l’esperienza del FEFF, che comunque non è paragonabile al Festival torinese – e che alla fine si è rivelata vincente: 133 film (63 lungometraggi, 15 mediometraggi e 54 cortometraggi) e numerosi eventi collaterali (masterclass, conferenze stampa, presentazioni di libri e incontri con gli autori) sono stati resi disponibili in digitale, raggiungendo – oltre i soliti cinefili – una fetta di pubblico che probabilmente non avrebbe avuto l’occasione di essere a Torino dal 20 al 28 novembre.

Il Torino Film Festival 2020 ha comunque tracciato un solco: ha dimostrato che è possibile seguire un festival in streaming, offrendo nuove vie di comunicazione e di fruizione. Nessuna esperienza può ovviamente rimpiazzare degnamente quella della sala, che è e resterà insostituibile, ma le due opzioni possono benissimo convivere. Di buon auspicio, in tal senso, le dichiarazioni di Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema: «L’appuntamento è per l’edizione del 2021 che faremo sia online che in presenza».

Nonostante le numerose difficoltà incontrate, il bilancio del Torino Film Festival 2020 non può che essere positivo. Buona la prima per Stefano Francia di Celle: chiamato a sostituire una delle più grandi intenditrici di cinema del nostro Paese, Emanuela Martini, il nuovo direttore del TFF – insieme ai suoi collaboratori – ha assemblato un programma molto interessante, destinato sia al grande pubblico che a quello di nicchia. Senza dimenticare che la scelta obbligata di spostare il Festival su piattaforma ha costretto la direzione a rinunciare ad alcuni film: pensiamo ai film di apertura e di chiusura (rispettivamente Ballo Ballo di Nacho Alvarez e Un anno con Godot di Emmanuel Courcol) oppure a The Truffle Hunters, docufilm “bollinato” Cannes diretto e prodotto da Michael Dweck e Gregory Kershaw. Ma comunque non possiamo lamentarci della qualità dei film presenti in cartellone…

Partiamo dai vincitori di questo TFF38 e menzioniamo subito il film che ha vinto il concorso principale: la giuria – composta da Waad Al-Kateab (Siria), Jun Ichikawa (Giappone), Paola Randi (Italia), Martina Scarpelli (Italia), Homayra Sellier (Iran) – ha assegnato il premio per il miglior film a Botox, diretto da Kaveh Mazaheri. Un film che conferma l’ottimo stato di salute del cinema iraniano e che si è assicurato anche il premio per la migliore sceneggiatura. Tra i premiati troviamo fortunatamente due tra i film migliori di tutto il Torino Film Festival 2020: parliamo di Poppy Field di Eugen Jebeleanu (premio per il miglior attore a Conrad Mericoffer) e di Sin senas particulares di Fernanda Valadez (premio speciale della giuria e premio per la miglior attrice a Mercedes Hernandez). La nascita di due grandi registi: Eugen Jebeleanu possiamo già inserirlo tra gli autori che fanno parte dell’interessantissima new wave romena, mentre la potenza visiva del lungometraggio messicano è eccezionale. L’accostamento a Post Tenebras Lux di Carlos Reygadas non è un’iperbole. L’ottimo Moving on di Dan-bi Yoon – altra giovane autrice da tenere d’occhio – ha ottenuto il premio Fipresci. Peccato per il “nostro” Regina di Alessandro Grande, rimasto fuori dalla zona premi ma comunque molto apprezzato da critica e pubblica.

Tra i film fuori concorso meritano una menzione l’ottimo esordio di Beniamino Catena, Vera de Verdad, e l’ennesimo grande film del maestro Antonio Capuano, Il buco in testa. Purtroppo l’atteso Calibro 9 di Toni D’Angelo ha tutt’altro che convinto, rivelandosi forse la più amara delusione del Torino Film Festival 2020. Impossibile non citare il meraviglioso documentario My America di Barbara Cupisti, o ancora tra i fuori concorso Rione Sanità – La certezza dei sogni di Massimo Ferrari o Ezio Gribaudo – La bellezza ci salverà di Alberto Bader.

Le stanze di Rol si è rivelata la sezione più effervescente del Festival, offrendo allo spettatore film di ogni tipo. Anche se il prodotto migliore è una serie tv: le prime due puntate di Antidisturbios (Riot Police) di Rodrigo Sorogoyen hanno confermato che ci troviamo di fronte a un predestinato. Pensiamo al folle Fried Barry di Ryan Kruger, oppure all’intenso horror The dark and the wicked di Bryan Bertino. Altro lavoro degno di attenzione è il cortometraggio Aninsri Daeng / Red Aninsti; Or Tiptoeing On The Still Trembling Berlin Wall di Ratchapoom Boonbunchachoke.

Terminato il Torino Film Festival 2020, i film affronteranno la sfida più difficile, ovvero tentare di arrivare in sala – molto dipenderà dall’evoluzione della pandemia da coronavirus – e di attirare il pubblico. Il TFF38 ha rappresentato una vetrina importante e la scommessa della direzione è risultata assolutamente vincente: in momenti così difficili, il cinema può aiutare a regalare qualche ora di spensieratezza. Ma ripetiamolo tutti insieme: la sala è e resterà insostituibile, soprattutto per una kermesse amatissima dai cinefili come il Festival di Torino…

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