TRANSIZIONE 4.0/ Colombo (Ucimu): “Formazione ok, ma il credito d’imposta non basta”

- Barbara Colombo

Le misure contenute nella Legge di bilancio non possono essere giudicate positivamente dal comparto dei produttori di macchine utensili

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Barbara Colombo

Il momento attuale è, sicuramente, il più difficile dal dopoguerra. A una spaventosa situazione sanitaria, accentuata anche da una lenta e complicata gestione da parte delle istituzioni che, anziché comporre il dialogo spesso si perdono in inutili conflitti contrari all’interesse generale, si somma infatti un crescente disagio economico che preoccupa sempre di più le imprese manifatturiere. Il risultato è che sono molte le aziende che hanno scarsa visibilità sullo sviluppo futuro del proprio business e che temono quindi di non reggere a lungo questa situazione di profonda incertezza.

Siamo di fronte ad un problema che da sanitario tocca ora gli aspetti economici e comincia ad avere impatto profondo anche sulla tenuta sociale del paese alle prese con una crisi che, per la sua irruenza e per le caratteristiche del tutto anomale, ancora oggi a quasi un anno da suo avvio, non siamo in grado di affrontare pienamente.

Uno spiraglio di speranza per una più vicina stabilizzazione del mercato è dato certamente dalle notizie relative all’approntamento del o dei vaccini che speriamo tutti arrivino presto. Ma un altro piccolo conforto in questa situazione di grande incertezza, questa settimana, ci è arrivato dalle prime anticipazioni relative alla bozza delle norme legate alle misure per la competitività dell’industria italiana che saranno poi inserite nella Legge di Bilancio 2021. Intanto dobbiamo dire che apprezziamo l’attenzione che le autorità di governo hanno riservato al tema della transizione 4.0 ma siamo ancora distanti dal poter contare su un vero e proprio piano di politica industriale in grado di sostenere la trasformazione digitale dell’industria del nostro paese.

Siamo al “I totally agree, but …”.

1) La prima limitazione dell’impianto proposto in bozza riguarda la durata dell’effettività delle misure. Aver contenuto in soli due esercizi il proseguimento degli incentivi 4.0, fra l’altro con ritorno, nel secondo esercizio alla incentivazione ridotta, non concede alle imprese un tempo sufficiente per programmare i propri investimenti. L’incentivo 4.0 deve divenire strutturale.

2) La seconda limitazione riguarda l’aver imposto alle imprese l’utilizzo di una sola misura di incentivo, vale a dire il credito di imposta, quando invece in momenti difficili come l’attuale, sarebbe auspicabile lasciare le aziende libere di scegliere tra un ventaglio di opportunità (ovviamente a parità di condizioni) così da individuare la misura più adeguata alle proprie esigenze. Penso ad una doppia via: credito di imposta più super e iperammortamento.

3) Il piano risulta poi depotenziato perché non considera due temi fondamentali per l’attività aziendale.

Il primo: in questo nuovo scenario competitivo internazionale il potenziamento delle aziende, anche tramite fusioni e/o incorporazioni, diviene una indifferibile necessità. La difficoltà di realizzare queste operazioni non è solo psicologica, come si diceva un tempo, ma, al contrario, è connessa al valore dell’importo che va versato per i plusvalori che si dovranno realizzare nel momento dell’aggregazione. Per incentivare queste operazioni che sono fondamentali per rafforzare l’industria del nostro paese e renderla anche strutturalmente più competitiva rispetto ai concorrenti esteri, i risultati economici delle fusioni e/o incorporazioni, devono essere resi neutri rispetto alle imposte.

Il secondo tema che deve assolutamente essere riconsiderato riguarda invece le scadenze previste dalla precedente impostazione di Transizione 4.0. La scadenza per la consegna dei mezzi di produzione va posticipata di almeno 3 mesi, pari al periodo di chiusura imposto dal lock-down, per permettere ai produttori di terminare quanto ordinato senza incorrere in eventuali penali.

Siamo invece molto soddisfatti della decisione di incentivare la presenza dei “formatori” nell’ambito della formazione aziendale. Con questo nuovo provvedimento, le autorità di governo hanno infatti recepito la richiesta che avanzavamo ormai da anni di inserire nel calcolo del credito di imposta, oltre alle spese relative al costo del personale per le ore di formazione eseguite, anche il costo dei formatori, la voce di spesa certamente più pesante per le aziende, specie se PMI. Siamo certi che questa decisione, stimolerà molte aziende a investire di più e meglio nella attività di formazione, incrementando i corsi per il proprio personale e scegliendo di appoggiarsi ai docenti più preparati.

Com’è evidente, limitandoci alle parti che più strettamente riguardano il comparto dei produttori di macchine utensili e, in generale, dei beni strumentali, tralasciando il fatto che in diversi campi quali R&S, credito di imposta per macchine prima superammortizzabili e altri, i tassi di incentivazione non sono sufficientemente adeguati alla reale necessità, riteniamo che sul contenuto, in generale, il giudizio non possa essere negativo.

Si tratta ora di arrivare il più rapidamente possibile all’approvazione perché, anche se impostata con retroattività al 16/11/2020, le incertezze rischiano di bloccare ancor più il mercato che, viceversa, si aspetta decisioni certe che andranno, con grande impegno, comunicate al più presto.

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