TRANSIZIONE ENERGETICA/ La road map italiana che non può fare a meno del gas

- Angelo Colombini

La transizione energetica è un obiettivo importante da raggiungere per l’Italia, ma senza l’uso del gas naturale si resta prigionieri delle ideologie

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(Lapresse)

Gli obiettivi di medio termine di decarbonizzazione al 2030 e la neutralità climatica auspicata per il 2050 hanno bisogno di step intermedi e di una definizione di un percorso di uscita dalla produzione energetica basata sui fossili che sia concreto ed efficace, senza slogan e senza prese di posizione ideologiche.

Quindi affermare, come ha fatto recentemente il ministro Cingolani, che per la neutralità delle emissioni climalteranti entro il 2050 dovrà prevedere – fino a quando sarà necessario – l’utilizzo del gas naturale ci sembra una sana affermazione realista di chi ha chiara consapevolezza delle necessità per arrivare alla meta.

Il baricentro di questo percorso di transizione energetica, per noi della Cisl, è la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo motivo, nella nostra azione sindacale, stiamo declinando a tutti i livelli, da quello internazionale a quello locale, la cosiddetta Giusta Transizione: nessuno deve essere lasciato indietro.

Siamo i primi ad avere coscienza e ad affermare che il lavoro si tutela anche tramite il perseguimento dell’innovazione organizzativa e tecnologica, e chiediamo da sempre, ma ancor più oggi, che si velocizzino con il massimo impegno le due transizioni gemelle (ecologica e digitale) prevedendo anche, tra gli obiettivi prioritari, l’accompagnamento delle persone. Solo prevedendo opportuni percorsi di formazione e riqualificazione professionale, adeguati ammortizzatori sociali, efficaci politiche attive, informazioni trasparenti e prevedendo il diretto coinvolgimento e partecipazione di tutti, si potrà avere il necessario consenso per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di lotta ai cambiamenti climatici.

Le vicende dei gilet gialli hanno dimostrato che senza una chiara condivisione di obiettivi e senza un’equa distribuzione dei pesi si rischiano fratture sociali. L’abbattimento delle emissioni è un problema mondiale che coinvolge e che deve responsabilizzare tutti i Governi nel mondo. L’Europa, che ha molte colpe pregresse, ma che a oggi non è annoverata tra i più grandi inquinatori (solo il 10% delle emissioni sono determinate dai 27 stati dell’Unione), deve recuperare il ruolo di leader e affermarsi come guida nella lotta ai cambiamenti climatici, supportando e trascinando, con grande responsabilità e diplomazia le altre economie.

La chiusura delle centrali a carbone in Italia entro il 2025 è un obiettivo che ci trova tanto concordi quanto consapevoli dei problemi occupazioni e sociali a esso legati, a cominciare dalla situazione in Sardegna. Sull’isola non c’è mai stato il gas diretto e la mancanza di energia è sempre stata uno dei problemi fondamentali per la sopravvivenza dell’industria locale, che sempre di più si sta delocalizzando in aree dove questo è invece presente.

Non si può procedere sulla strada della decarbonizzazione senza preventivamente vagliare, analizzare e trovare soluzioni adeguate per quei settori industriali e manifatturieri a rischio. Occorre favorire la costruzione o il revamping di impianti di produzione di energia rinnovabile a cominciare dall’eolico e dal solare, ma anche promuovere la produzione di biocarburanti o di biogas. Gli slogan e le ideologie non hanno fatto né avanzare, né hanno minimamente semplificato le procedure di autorizzazione relative agli impianti.

L’economia circolare, tra le molte questioni che ne permettono lo sviluppo, ha una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti; quel che normalmente si considera come “rifiuto” può essere trasformato in una risorsa. Sembra però che si abbia più consenso nel favorire il cosiddetto “turismo dei rifiuti” che elaborare un serio piano di trattamento degli stessi volto a creare occupazione a evitare l’utilizzo delle discariche e che chiuda il ciclo con la termovalorizzazione, consentendo di recuperare energia e calore dai rifiuti. E anche su questo tema, che fa parte della road map verso il 2050, gli slogan o l’effetto Nimby, non hanno determinato la riduzione dell’uso delle discariche e con esse la distruzione del territorio.

Allora affermare che nel percorso verso la neutralità delle emissioni climalteranti entro il 2050 non si può fare a meno del gas, nella misura in cui le altre fonti alternative e rinnovabili non sono ancora in grado di rispondere al totale fabbisogno energetico, ci sembra quasi prevedibile quando si hanno chiari sia l’obiettivo che il percorso da seguire.

La neutralità climatica entro il 2050 è anche un nostro obiettivo, sul quale non solo concordiamo ma verso il quale, come sindacato a livello mondiale, europeo e italiano ci stiamo fortemente impegnando per inserire nella contrattazione gli opportuni indicatori, come il risparmio energetico, l’utilizzo di materiali riciclati/riciclabili, adeguata formazione e coinvolgimento dei lavoratori, ecc.

Per questi motivi è importante accelerare sulla strada della transizione energetica, nel rispetto della centralità delle persone e del lavoro, perché riteniamo che sia nostro interesse e del Paese arrivare velocemente a traguardare gli obiettivi previsti.

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