FIAT/ Bonora (Amoer): l’affare Opel ancora brucia, ma il futuro di Marchionne parla giapponese

- int. Pierluigi Bonora

Dopo lo stop di Marchionne all’interessamento nei confronti di Opel di cui si parlava settimana scorsa, per Fiat si riaprono le piste asiatiche. Il commento di PIERLUIGI BONORA 

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Sergio Marchionne (Infophoto)

Il matrimonio tra Fiat e Opel non s’ha da fare. A mettere una volta per tutte la parola fine a un corteggiamento nato nel 2009 e non andato mai in porto è ancora una volta Sergio Marchionne, secondo quanto recentemente riportato dal Corriere della Sera: “Nel 2008 eravamo interessati a una alleanza con Opel, era un progetto perfetto per quegli anni, riguarda il passato e non ha nessuna proiezione nel futuro, dove noi già siamo”, avrebbe detto l’ad del Lingotto. Chiuso il capitolo General Motors, dunque, per Fiat si potrebbe presto aprire la nuova saga asiatica che, a detta di molti, sarebbe in grado di regalare maggiori soddisfazioni. A descrivere i possibili scenari futuri è Pierluigi Bonora, giornalista, cofondatore e presidente di Amoer, contattato da IlSussidiario.net.

La smentita su Opel la stupisce?

Non più di tanto, ma credo che l’affare Opel, non andato a buon fine nel 2009, ancora bruci molto a Marchionne. In qualche modo l’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler continua a tastare il terreno per capire se possano esserci eventuali aperture. Attualmente, però, sia Fiat che Opel stanno vivendo un momento molto difficile, quindi non è detto che un’eventuale fusione possa portare a un effettivo miglioramento.

Quali sono i principali ostacoli?

La Fiat deve fare i conti con un eccesso di capacità produttiva in Italia, mentre già da parecchio tempo si parla della possibile chiusura di un impianto Opel. Inoltre, come è stato detto anche la settimana scorsa, ci sarebbe stato il tentativo di Marchionne di acquisire la casa tedesca praticamente a costo zero, una mossa che difficilmente in Germania avrebbero permesso.

Come giudica un rafforzamento del rapporto con Suzuki?

Tra Fiat e Suzuki è sempre esistito un rapporto di collaborazione, con il quale si è anche arrivati alla produzione in Ungheria, nello stabilimento della casa giapponese alle porte di Budapest, della Fiat 16 e dell’SX4 targato Suzuki. Attualmente Fiat continua a fornire i motori a Suzuki, quindi un eventuale rafforzamento dell’intesa potrebbe rivelarsi decisamente valida in futuro. Il problema è che la casa giapponese è ancora legata alla Volkswagen da un vincolo azionario e sappiamo quanto siano difficili i rapporti tra la casa tedesca e Fiat.

Ritiene interessante anche un’eventuale collaborazione con Mazda?

Mazda è il nuovo alleato del gruppo Fiat e, probabilmente, anche quello da cui ci si potrebbero attendere le maggiori sorprese. I due gruppi realizzeranno tra non molto in Giappone il nuovo Duetto per Alfa Romeo, basato sulla prossima Mazda MX-5 e già nel corso della scorsa estate alcuni tecnici della casa giapponese hanno visitato gli impianti di Pomigliano.

Si diceva infatti che cercassero stabilimenti per avviare una produzione in Europa.

Esatto. La Fiat potrebbe affittare una o più linee di montaggio ai giapponesi che sono alla disperata ricerca di un sito produttivo in Europa e che potrebbero trovare proprio a Torino. In attesa di capire cosa effettivamente accadrà, possiamo dire che un accordo di questo tipo con Mazda spalancherebbe alla Fiat un’ottima porta sul mercato asiatico, in particolare quello giapponese.

 

Si dice che la fusione tra Fiat Industrial e la controllata Cnh potrà rappresentare un punto di svolta. Come mai?

 

Il processo di fusione, la cui notizia corre già da diversi mesi, sembra arrivato a un momento decisivo. In sostanza si tratta di fondere Fiat Industrial e Cnh per creare un’unica grande entità che possa occuparsi sia di macchine agricole che di macchine per movimento terra. Un’unione di questo tipo, che punta alla quotazione sul mercato americano e poi su quello europeo, potrà certamente dare vita a un fortissimo gruppo internazionale e globale di macchine da lavoro e agricole.

 

L’ultimo passaggio dovrebbe invece essere il definitivo matrimonio tra Fiat e Chrysler, con Marchionne che controllerebbe il gruppo americano al 100%. Quali vantaggi ne potrà trarre?

 

Numerosi vantaggi sono già visibili adesso. L’azienda italiana oggi detiene il 61,8% di Chrysler ed è attualmente in discussione un piano da attuare con il fondo americano Veba per poter disporre della parte rimanente. Sciolto questo nodo, Marchionne si ritroverebbe di fronte alla nascita di un gruppo automobilistico globale con Chrysler al 100% in pancia a Fiat.

 

Con quali rischi?

 

Che la “testa” di tutto questo progetto venga trasferita negli Stati Uniti. E’ questo l’attuale dilemma che Marchionne dovrà chiarire il 30 ottobre prossimo, quando presenterà i risultati del terzo trimestre 2012 del gruppo Fiat-Chrysler. Oltre a questo aspetto, dovrà inevitabilmente tornare anche su quello che riguarda il futuro degli stabilimenti italiani che, a quanto pare, vorrebbe dedicare all’esportazione dall’Italia verso il mercato americano. Sarà interessante, però, capire con quali tempi e con quali modelli vorrà attuare tale progetto, dubbi che ancora non sono stati chiariti.

 

(Claudio Perlini)




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