FIAT/ La nuova promessa di Marchionne “messa in crisi” da Mini

- int. Carlo Simongini

Insieme a CARLO SIMONGINI commentiamo le recenti dichiarazioni di Sergio Marchionne riguardo gli stabilimenti italiani e i dati riguardanti un mercato europeo sempre più in diffficoltà

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Sergio Marchionne “ha confermato che non ha alcuna intenzione di chiudere stabilimenti in Italia”. A farlo sapere sono i segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, al termine dell’incontro con l’amministratore delegato di Fiat avvenuto oggi a Roma. “Abbiamo un incontro a fine mese – ha poi dichiarato Bonanni – vediamo se le proposte che faranno rispetto a questa assicurazione saranno congrue”. Successivamente Giuseppe Farina, segretario della Fim, ha aggiunto che “c’è una revisione del piano industriale sulla base del mercato che è cambiato: con questa revisione saranno assicurati prodotti e continuità produttiva per tutti e quattro gli stabilimenti”. Il recente annuncio di Sergio Marchionne non convince però Carlo Simongini, contattato da IlSussidiario.net, ex presidente di Mazda Italia e oggi fondatore e presidente di Focus2move, società di consulenza nel settore automotive: «Da quando c’è Marchionne non ho mai visto rispettata una sola promessa. Sono in molti a credergli, eppure mi preoccupo molto quando fa sapere che non chiuderà alcun stabilimento, anche perché tutti gli italiani stanno attualmente pagando l’apertura di quelle fabbriche senza che producano niente. Le dichiarazioni di Marchionne faranno quindi scalpore, ma personalmente non mi convincono più di tanto».

Intanto il mercato europeo dell’auto chiude il mese di settembre ancora decisamente in negativo. Secondo i dati forniti dall’Acea, infatti, nello scorso mese le vendite nell’Europa a 27 paesi più l’area Efta hanno fatto registrare una flessione dell’11% (con 1.132.034 immatricolazioni) mentre nei primi nove mesi dell’anno il calo è stato pari al 7,2% (oltre 9 milioni e 700 mila vetture). Tra i pochi Paesi che vantano segno positivo ci sono la Gran Bretagna (+8,2%) e la Slovacchia (+46,6%), mentre per tutti gli altri è un coro di segni negativi, Germania compresa (-10,9%). Crolla anche il dato riguardante il gruppo Fiat che a settembre registra un -18,5% e una quota di mercato che scende dal 6,5% al 5,9%. Un risultato, fa sapere il Lingotto in una nota, “penalizzato dal pessimo andamento del mercato italiano”, ma anche “dal calo delle vendite di city car, il settore dove il gruppo è particolarmente forte”. 

E’ il gruppo Renault a subire la peggiore retrocessione tra i marchi principali, scendendo al sesto posto dal terzo occupato invece ad agosto. Un risultato dovuto principalmente a una pesante flessione delle vendite (-29,1% a 78.299 unità), la più grave tra i costruttori europei. «Il mercato europeo è saturo – commenta Simongini – e la grave recessione che sta investendo molti Paesi rimane ancora la principale causa. E’ però necessario sottolineare che il mercato europeo si muove in un contesto mondiale che, nel mese di agosto, è invece salito del 7% e che durante quest’anno dovrebbe crescere di circa il 5%. Ci troviamo quindi di fronte a un mercato automobilistico mondiale che è tuttora sano e che continua a crescere, fatta eccezione per l’Europa».

Le vendite di Fiat in Europa, continua a spiegare Simongini, restano marginali rispetto a quelle che può vantare nel resto del mondo: «Per questo motivo, se vista da fuori, la Fiat può essere considerata un’azienda soprattutto brasiliana, non europea, perché è nel Paese sudamericano che raccoglie il massimo dei risultati sia dal punto di vista di vetture vendute che da quello del profitto». Per capire la situazione di Fiat in Europa, conclude, «è interessante osservare un particolare dato relativo al mese di settembre: il marchio Mini, rilanciato pochi anni fa, ha immatricolato in Europa più di Lancia, Alfa, Chrysler e Jeep messi insieme. I quattro sottomarchi di Fiat, quindi, vendono meno di un marchio che produce di fatto una macchina sola».

 

(Claudio Perlini)  

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