TAV/ Cosa c’è dietro il “ripensamento” della Francia?

Dopo le indiscrezioni de Le Figaro, l’opera faraonica che dovrebbe collegare ad alta velocità ed alta capacità Italia e Francia sembra essere a rischio. L’analisi di ANDREA BICOTTI

14.07.2012 - Andrea Bicotti
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Immagini di repertorio (Infophoto)

La Torino-Lione è a rischio? Dopo le indiscrezioni de “Le Figaro”, l’opera faraonica che dovrebbe collegare ad alta velocità ed alta capacità Italia e Francia sembra essere messa in discussione. Il Governo francese, con problemi enormi di bilancio, non sembra essere più in grado di sostenere un’opera che è soprattutto politica. Studi indipendenti, quali quelli del Prof. Marco Ponti e del Prof. Paolo Beria del Politecnico di Milano, hanno dimostrato che tale opera è poco sostenibile da un punto di vista economico.

Le ragioni sono le stesse sostenute dall’indiscrezione francese, vale a dire che a fronte di costi di miliardi di euro, il traffico merci sta diminuendo, mentre il traffico passeggeri difficilmente coprirà le enormi spese della costruzione dell’opera. L’ultima versione del progetto aveva già ridotto in maniera importante i costi, con un ridimensionamento degli stessi che passavano da 25 miliardi a poco più di 8 miliardi di euro. La versione “light” della Tav, come dimostrato dall’economista Andrea De Bernardi e dal Prof. Marco Ponti, avrebbe previsto uno esborso di 3 miliardi e mezzo per l’Italia, due miliardi per l’Unione europea e solo 2,5 miliardi per la Francia.

È chiaro che i problemi di deficit a cui deve andare incontro il nuovo presidente Hollande cambiano la prospettiva francese. È strano comunque che vi possa essere un ripensamento totale, anche perché dal lato francese i lavori sono già cominciati, al contrario di quanto successo in Italia, come ben sappiamo dalle cronache. 

La Tav è sempre stata un’opera politica e ben poco economica. Rientra in uno dei corridoi europei e per questa ragione è sempre stata sostenuta politicamente e finanziariamente anche dall’Unione europea. La crisi ha cambiato tuttavia gli equilibri e una politica keynesiana di “fare buche per riempirle” non è più sostenibile visti i problemi di budget che gravano su tutti i paesi europei. Paradossalmente è proprio la Spagna che non sta rivedendo le proprie opere infrastrutturali legati all’alta velocità ferroviaria.

Come ricorda il Prof. Germà Bel dell’Università di Barcellona nel suo ottimo libro “España, capital Paris”, il modello francese infrastrutturale è stato copiato dai diversi Governi spagnoli. Senza senso e senza risorse, perché collegare tutte le capitali di province di Madrid significa spendere alcuni miliardi di euro senza che le opere siano minimamente remunerative. Nonostante un deficit nel 2011 all’8,9% e un pareggio di bilancio che verrà raggiunto non prima del 2015-2016, gli obiettivi infrastrutturali spagnoli non hanno subito dei veri cambiamenti.

Le opere infrastrutturali sono necessarie per potere sviluppare l’economia, ma devono essere fatte quelle che hanno un ritorno economico, altrimenti diventa uno spreco di soldi vero e proprio. La Tav Torino-Lione in versione originale era sicuramente troppo costosa per gli obiettivi di traffico che si volevano raggiungere. La crisi cambia indubbiamente gli obiettivi di un Governo ed è dunque comprensibile che Hollande parta a eliminare quelle opere con il ritorno economico più incerto. Certo è vero anche che non è possibile risparmiare sulle opere infrastrutturali e poi continuare ad avere una macchina burocratica che è tra le più pesanti al mondo.

Il taglio delle spese è necessario, ma deve servire ad alleggerire il peso dello Stato, non certo ad avere maggiori spese in altri settori pubblici.

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