FIAT/ La carta brasiliana di Marchionne per battere Governo e sindacati

- La Redazione

L’ad del Lingotto gioca la carta del sistema-Paese brasiliano per allentare le tensioni che in Italia stanno stritolando la sua immagine. Il commento di CARMELO BONGIOVANNI

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Sergio Marchionne (Infophoto)

Il messaggio per il governo è chiaro: le dichiarazioni di Marchionne, a poche ore dall’incontro a Palazzo Chigi, per presentare i piani dell’azienda, puntano l’indice sulla differenza di trattamento che il Gruppo ha in Brasile rispetto a quello che riceve in patria. “Sono felice che il ministro Passera, andando in Brasile, si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel Paese – ha detto l’ad del Lingotto – Certamente non gli sarà sfuggito che il governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell’industria automobilistica. Sono sicuro che il Ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali”.

Per Marchionne la carta Brasile è un autentico asso di briscola sul tavolo che domani si aprirà a Roma. Il successo del Gruppo nel Paese sudamericano è indiscutibile. Nel 2011, infatti, Fiat si è confermata, per il decimo anno consecutivo, leader del mercato automobilistico. Nello stesso periodo ha lanciato tre modelli molto importanti dal punto di vista strategico: la nuova Palio, totalmente rinnovata rispetto alla precedente, il restyling della tradizionale 500 e la Freemont, primo modello frutto della partnership con l’americana Chrysler. Tutto ciò in un contesto dove la concorrenza davvero non manca. I classici competitor, quelli di sempre, quelli con cui Fiat si misura ovunque, ci sono tutti: Volkswagen, Ford e General Motors, infatti, hanno da poco confermato investimenti negli stabilimenti esistenti per 13 miliardi di dollari in cinque anni.

Altre case automobilistiche, viceversa, hanno appena inaugurato nuove fabbriche. In particolare, la Toyota ha avviato meno di un mese fa la produzione nel nuovo stabilimento di Sorocaba, nello Stato paulista, che si aggiunge agli altri due, già pienamente operativi, realizzati dalla casa giapponese negli anni passati. Hyundai, invece, ha tagliato il nastro proprio in queste ore del nuovo impianto di Piracicaba, dal quale uscirà la HB20, prima vettura costruita dal marchio coreano nel più popoloso stato sudamericano. Si tratta di una due volumi di segmento “B”, il più competitivo del mercato domestico. E altre fabbriche sono in costruzione per Suzuki, Nissan, Chery e Bmw, a conferma dello straordinario appeal che il Brasile sta suscitando in questa fase di globalizzazione.

Sul Brasile Marchionne non ha certo torto. In quel Paese è entrato in vigore un decreto legge che prevede incentivi fiscali per le industrie automobilistiche installate nel Nord, Nord-Est e Ovest del Paese. Gli incentivi sono concessi sotto forma di un credito d’imposta presunto, calcolato mensilmente in proporzione alle vendite interne. Per usufruirne, le imprese devono investire, in una di queste aree geografiche, almeno il 10% del credito in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Marchionne sa quanto sia improbabile riproporre situazioni analoghe in Italia, dove, come sostenuto dallo stesso ad “l’ultima operazione del genere si è verificata all’inizio degli anni Novanta per lo stabilimento di Melfi”. E non manca pure di sottolineare che “considerando l’attuale quadro normativo europeo, simili condizioni di finanziamento non siano ottenibili nell’ambito dell’Unione Europea”. L’ad del Lingotto, tuttavia, sa bene che il Brasile, in quanto dimostrazione delle capacità del Gruppo di competere, può essere un formidabile strumento a suo favore nella difficile trattativa che lo attende in patria.

 

(Carmelo Bongiovanni)

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