TAV/ Baccelli (Bocconi): ecco perché Monti e Hollande hanno detto sì

- int. Oliviero Baccelli

Nel loro incontro, Monti e Hollande hanno ribadito tra l’altro l’intenzione bilaterale di portare avanti l’alta velocità Torino-Lione. Il commento di OLIVIERO BACCELLI

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Al termine del vertice italo-francese tenutosi a Roma tra Mario Monti e il presidente francese François Hollande, il nostro capo di Governo ha voluto sottolineare con particolare enfasi un dato particolare. La Tav si farà, ha detto, è un’opera fondamentale: “Sono lieto che il prossimo vertice intergovernativo tra Francia e Italia si svolgerà a Lione” ha detto, “un altro segno concreto della volontà dei nostri due Paesi di dare completa realizzazione a quell’opera di fondamentale interesse che è il treno ad alta velocità Torino-Lione”. Per Oliviero Baccelli, contattato da Ilsussidiario.net, Monti ha voluto esprimersi in tono così marcato unicamente per tutto coloro che vanno sotto al nome di No Tav: “La Francia persegue da sempre una politica attivissima dal punto di vista della promozione dei trasporti su ferrovia ad alta velocità. E’ proprio l’Italia il tassello mancante alla loro visione della politica dei trasporti e dell’ambiente. Non rinunceranno mai alla Torino-Lione che dal loro punto di vista è già avviata con successo”.

E’ vero secondo quanto riportato da qualcuno, che la Francia avesse perso interesse sulla Torino-Lione?

Non credo proprio: la Torino-Lione è un tassello della politica dei trasporti e un tassello della politica ambientale francese. La Francia ha promosso lo sviluppo del percorso ferroviario da almeno trent’anni, è trent’anni cioè che è partita la prima linea ad alta velocità francese e nel corso di questi anni hanno completato le direttrici internazionali verso tutti gli altri Paesi confinanti. 

Ad esempio?

La Francia conosce i vantaggi dell’alta velocità, specialmente per i passeggeri. In modo particolare ha realizzato l’Eurotunnel verso la Gran Bretagna; ha completato le linee verso Belgio e Olanda; ha fatto la direttrice verso est, verso la Germania, e ha terminato la progettualità e sta aprendo i cantieri verso la Spagna.

Manca solo l’Italia. 

Infatti, siamo l’anello mancante al sistema francese e siamo anche il secondo partner per importanza commerciale. Dunque c’è una serie di circostanze storiche che dicono chiaramente che la Francia investe nel settore ferroviario strategico, investe nelle connessioni internazionali e infine l’Italia è fondamentale per la Francia.

Avanti con l’alta velocità dunque.

Ma certo, questi sono punti assolutamente centrali nella visione politica francese. Negli ultimi tempi questa visione si è arricchita grazie anche al lavoro di Sarkozy volto a favorire lo switch modale dalla strada alla rotaia, con l’introduzione di tasse aggiuntive sul trasporto di merci via strada. La Torino-Lione  è un tassello della politica dei trasporti e un tassello della politica ambientale francese. 

Dal punto di vista tecnico come procedono i francesi? 

Il costo chilometrico è particolarmente elevato, questa è la questione, così come la faseizzazione, la realizzazione per fasi su base dell’analisi costo-benefici. Cioè si realizzano prima le tratte eventualmente anche più costose ma che generano i maggiori benefici, e si posticipano magari altre tratte perché possono essere utilizzate in modo più economico, oppure si realizzano gallerie a una canna e poi a doppia canna. Tenendo conto che la Torino-Lione è per due terzi sul territorio francese, la parte francese è più costosa per definizione.

 

Dunque l’enfasi di Monti sui lavori che andranno avanti si può dire fosse rivolta a quegli italiani che non vogliono la tav?

 

Ma certamente. In Francia l’iter di approvazione è sempre andato avanti senza nessun problema, la condivisione è totale sia a livello centrale che a livello locale. Dal punto di vista tecnico voglio ricordare che i francesi per il tunnel di base, cioè la tratta condivisa con noi, dovevano realizzare tre tunnel diagnostici e noi italiani uno solo. Quelli francesi sono finiti da un pezzo, essendo i francesi convinti che l’Italia sarebbe riuscita a portare avanti il suo cantiere nei tempi previsti. 

 

Dunque si andrà avanti anche in Italia? L’opposizione alla Tav resta sempre elevata.

 

Diciamo che il problema di ordine pubblico è un tema critico e cruciale, ma circoscritto: stiamo parlando di poche centinaia di persone. Conosco la valle, rappresento tre comuni favorevoli all’interno dell’osservatorio sulla Tav. Invece  il tema della rilevanza o meno dal punto di vista trasportistico va rimarcato tenendo conto che Francia e Italia sono partner commerciali cruciali, c’è un fortissimo sbilanciamento a favore della strada sulle direttrici verso la Francia e questo da un punto di vista ambientale e di costi alle imprese è un male notevole. Basare gli scambi fra due nazioni così rilevanti sulla modalità stradale è assolutamente anacronistico e insensato per le politiche di trasporti, per quelle internazionali e per quelle ambientali. 

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