INCIDENTE FERROVIARIO PIOLTELLO: CHIUSE INDAGINI/ Pm “treno a 130 km/h anziché a 50”

- Silvana Palazzo

Treno deragliato a Pioltello: chiuse indagini sull’incidente ferroviario. “Viaggiava a 130 km/h e non a 50 km/h”, la rivelazione del procuratore aggiunto

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Treno deragliato a Pioltello (Foto: LaPresse)
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Il treno coinvolto nell’incidente ferroviario a Pioltello del 25 gennaio dello scorso anno, andava ad una velocità di gran lunga superiore a quella consentita. A dirlo è il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nel corso di una conferenza stampa insieme al collega Leonardo Lesti ed ai rappresentati di Polizia e Polfer dopo la chiusura delle indagini. A suo dire, riferisce Repubblica.it, il treno poi deragliato “viaggiava ad una velocità di 130 chilometri all’ora nel punto di rottura del giunto: in quel tratto la velocità consentita era di 180 km/h, ma con quel tipo di ammaloramento avrebbe dovuto viaggiare a 50 km/h”. I pm hanno inoltre ripercorso tutte le omissioni che erano state contestate nell’atto di chiusura delle indagini, emerse ieri ribadendo che Rfi ha tratto “un vantaggio patrimoniale” dalle omissioni dei dirigenti. La prima segnalazione sul giunto arrivò nell’agosto di due anni fa ma la sostituzione fu programmata solo nell’aprile successivo, a sostituzione avvenuta. “La sostituzione di un giunto richiede circa 2 o 3 ore ed è necessario sospendere la circolazione. Deve essere così e spesso si fa di notte, quando la circolazione dei treni è minore”, ha spiegato in conferenza Marco Napoli, a capo della Polfer. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

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IN 12 VERSO PROCESSO

Sono state chiuse le indagini per l’incidente ferroviario di Pioltello, in cui il 25 gennaio 2018 morirono tre persone. In 12 rischiano il processo: si tratta di due manager, sette tra dipendenti e tecnici Rfi, la stessa società e due ex vertici dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie. Verso l’archiviazione due manager Trenord e la società stessa. I pm di Milano contestano alle undici persone fisiche i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. La società Rfi invece è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Secondo l’accusa, i dirigenti indagati avrebbero omesso «di mettere a disposizione dei lavoratori di Trenord e di tutti i viaggiatori dei treni attrezzature idonee ai fini della sicurezza» lungo la linea interessa. Inoltre, nell’avviso di chiusura delle indagini della Procura si legge che così non avrebbero garantito che «l’infrastruttura fosse mantenuta in buono stato di efficienza per la sicura circolazione dei treni».

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TRENO DERAGLIATO A PIOLTELLO, PM “RFI NON GARANTÌ SICUREZZA”

Stando alla relazione finale dei consulenti tecnici che sono stati nominati dai pm di Milano, il disastro ferroviario di Pioltello fu causato dallo «spezzone di rotaia» di 23 centimetri che si è «fratturato» nel «punto zero» a causa di «un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione». Nella relazione si parla anche di «assenza dei controlli ultrasonori» che non hanno permesso di monitorare la «progressione irreversibile del danneggiamento del giunto» in pessime condizioni. Anzi ci sono stati «ritardi» nella «sostituzione» di quest’ultimo. Il deragliamento fu causato dalla «sopraelevazione della ruota destra» del terzo vagone del convoglio legata alla «interposizione dello spezzone di rotaia». La mancata «istruzione delle richieste di sostituzione» del giunto nel punto zero, un problema peraltro noto almeno da undici mesi, e «ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione» sono stati fattori fatali per l’ammarolamento culminato fino al cedimento finale.

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