Treviso “Obitori pieni e ospedali al collasso per covid”/ Ma l’Ulls smentisce “No…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Polemica presso le strutture ospedaliere di Treviso e Montebelluna, dove alcuni sanitari hanno denunciato una situazione di totale stress per poi essere smentiti

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LaPresse

Giallo in Veneto, ed in particolare negli ospedali di Treviso e Montebelluna, dove i sanitari hanno denunciato obitori pieni e la mancanza di spazio per altri malati covid. Una situazione che però è stata smentita da Francesco Benazzi, direttore Generale dell’Azienda Ulss 9 di Treviso e Commissario delle Aziende Ulss n. 7, che attraverso una diretta sulla propria pagina Facebook, ha spiegato che la situazione è grave ma non così caotica come sembra: “Noi non siamo Bergamo – le sue parole riportate da Il Fatto Quotidiano – non vedo i disastri dipinti da qualcuno e che non ci appartengono”.

Eppure c’è chi la pensa diversamente, a cominciare dal sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha spiegato senza troppi giri di parole: “C’è troppa indifferenza tra la gente. Non la capisco. L’immagine degli obitori pieni è impressionante. Ma lo sono anche i numeri: oltre 102 persone ricoverate in ospedale, 25 in terapia intensiva”. Benazzi ha successivamente chiarito: “Tutti vengono curati, nessuno viene lasciato morire. E negli ospedali abbiamo dotazioni sufficienti di protezione per gli operatori”.

TREVISO, OSPEDALI AL COLLASSO: “NON ABBIAMO PIU’ RISORSE”. MA…

Parole che giungono come risposta ad alcune dichiarazioni che alcuni fra sanitari, medici e infermieri dell’ospedale di Montebelluna, hanno rilasciato alla stampa locale: “L’ospedale è al collasso. Non abbiamo più risorse. C’è scarsità di materiale per medici e infermieri: le tute sono finite e molti di noi indossano due camici nel tentativo di proteggersi. Anche i calzari sono finiti e da due settimane come copriscarpe usiamo i sacchetti dell’immondizia. Dall’Ulss ci è stato detto di usare con parsimonia guanti e mascherine, per non consumarne troppi…”. E ancora: “Non sappiamo più dove mettere i malati e chi arriva con il Covid lo mandiamo a casa. Anche il San Camillo di Treviso non accoglie più nessuno. Noi medici e infermieri continuiamo ad ammalarci e ci ritroviamo a tornare in reparto ricoverati, con i pazienti che fino a prima stavamo curando”. Insomma, una situazione scioccante che però da fonte ufficiali continua ad essere smentita, come ad esempio da parte dell’Ulss di Treviso, che parla di “Occupazione di spazi negli obitori di Treviso e Montebelluna rispecchia una situazione tipica per la stagione e non esistono i disastri che qualcuno sta descrivendo. Nell’obitorio di Treviso non si riscontrano saturazioni, se alcune salme sono state collocate in una chiesetta, in una situazione più che decorosa, è per cercare di dare una risposta a congiunti i quali, per la lontananza o perché a loro volta in quarantena, ci hanno chiesto di ritardare la data del funerale“. E dall’Opposizione inizia comunque ad alzarsi qualche voce di malcontento: “Zaia continua a fare melina – le parole del Pd regionale riportate sempre da Il Fatto Quotidiano – agisca subito per evitare che la Regione diventi come la Lombardia della prima ondata”.



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