TUMORI E COVID/ Mortalità al 35%: i malati “dimenticati” e le cose da fare subito

- Paola Binetti

l tempo di Covid-19, i malati di tumore sono particolarmente vulnerabili. Obbligatorio vaccinarli, ma anche migliorare la sanità

medici di base
LaPresse

Il cancro ci riguarda tutti, in un modo o nell’altro. Nel 2020 sono state 2,7 milioni le persone nell’Unione Europea cui è stato diagnosticato un cancro e ulteriori 1,3 milioni hanno perso la vita a causa di questa malattia. Una diagnosi di cancro ha pesanti conseguenze per i singoli pazienti, ma incide gravemente anche sulla vita delle loro famiglie e dei loro amici. L’emergenza sanitaria causata dall’epidemia da coronavirus sta condizionando pesantemente la vita di molti, moltissimi malati, che vengono attualmente identificati con la formula Non-Covid. Tra di loro ci sono i malati oncologici che cercano di capire come superare l’emergenza da Covid-19, per tornare alla normalità delle cure e riaffermare il riconoscimento dei diritti dei malati di cancro.

Ai tempi del Covid-19

Ogni anno, in Italia sono circa 370mila le persone colpite dal cancro e grazie ai progressi di una ricerca scientifica sempre più sofisticata almeno un 50% di loro riesce a guarire completamente; mentre nell’altro 50% la malattia tende a cronicizzare, con esiti che condizionano più o meno la qualità di vita dei pazienti. È in questa chiave che vanno letti e inquadrati i nuovi trattamenti oncologici, sempre più vicini alla biologia molecolare e alle indagini di tipo genetico; sempre più personalizzati; tanto più efficaci quanto più tempestivi e quindi strettamente legati ad una diagnosi che sia il più precisa e precoce possibile.

Ma molte cose sono cambiate in tempo di Covid-19! Nei pazienti neoplastici il decorso dell’infezione del virus risulta più sfavorevole sia sotto il profilo del fabbisogno di ricovero in terapia intensiva, che nell’incidenza dei decessi; una review dell’European journal of cancer riferisce di un tasso di mortalità complessivo pari al 25,6%; tasso che aumenta fino al 35% se il tumore è in fase attiva. In Italia l’associazione tra tumore e Covid-19 ha fatto registrare il 12% dei decessi durante la pandemia (rapporto Istat – Istituto superiore di sanità “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità: cause di morte nei deceduti positivi a Sars-Cov-2”, 16 luglio 2020). Sotto il profilo della prevenzione e della possibilità di ottenere una diagnosi precoce, bisogna tener conto che a causa dell’emergenza da Covid le biopsie sono diminuite del 52%, le visite presso i reparti di oncologia si sono ridotte del 57% e si sono registrati ritardi per il 64% degli interventi chirurgici. Concretamente in Italia, nei primi 5 mesi del 2020, sono stati eseguiti circa un milione e 400mila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (dati Aiom ed Esmo 2020). Ovviamente ciò ha comportato una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma quando la diagnosi è stata fatta la patologia era già in fase avanzata e quindi meno curabile, dal momento che l’individuazione di tali neoplasie in fase avanzata determina minori probabilità di guarigione e costi delle cure più elevati. Tra i fattori di rischio a cui è più facilmente esposto il malato oncologico c’è la mancata integrazione tra ospedale e territorio, che costituisce ancora oggi uno degli ostacoli più gravi nel modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale, soprattutto per i pazienti cronici.

Per tutti i pazienti, in particolare per i malati oncologici, persiste una grave e inaccettabile disuguaglianza territoriale, che è strutturalmente contraria ai principi fondanti del Servizio sanitario nazionale, che sta generando ulteriori disparità nella disponibilità dell’innovazione. Molta della strumentazione diagnostica appare obsoleta. Ad esempio, degli 865 mammografi ancora analogici, solo 18 hanno un’età inferiore ai 5 anni, altri 121 hanno un’età compresa tra i 5 e i 10 anni e 726 superano i 10 anni. Quindi si può ragionevolmente affermare che l’84% di loro sono inadeguati a rilevare le lesioni in fase iniziale e diagnosticano solo falsi negativi.

In tema di costi

Ma tutto ciò ha un costo ed è un costo tutt’altro che irrilevante: per il paziente e per la sua famiglia; per l’azienda o l’impresa in cui lavora; per l’intero Ssn. Ancor prima dell’emergenza Covid era già chiaro come fosse urgente fare una riflessione sui costi economici e sociali del cancro per i pazienti e le famiglie, per evidenziare l’entità e le caratteristiche dei costi e dei disagi nelle loro linee generali e consentire l’elaborazione di stime di impatto complessivo sul sistema Paese, anche alla luce del raffronto con i valori e i dati raccolti fino ad allora. Di grande interesse per la tutela della salute del paziente oncologico è tenere sotto controllo il disagio economico e il disagio psicologico; spesso uno è il riflesso dell’altro. Concretamente sono stati evidenziati due livelli di disagio economico: il disagio economico di base, e cioè la misurazione di un primo livello di difficoltà economiche, legato alla quotidianità della vita del paziente e della sua famiglia e il disagio economico rilevante proprio dalle spese affrontate per far fronte alla patologia fin dal momento della sua diagnosi.

Cosa serve con urgenza

Non c’è dubbio che l’urgenza primaria oggi è vaccinare i pazienti per proteggerli dal rischio Covid-19. Si tratta di soggetti fragili, resi tali dalla malattia di base, ma anche dalle scarse cure ricevute nell’ultimo anno. Vaccinare però è condizione necessaria e non sufficiente. Occorre ricominciare lì dove si sono rallentati i processi di cura avviati fino allo scorso anno. Dopo aver faticosamente cercato di creare dei tumoral board, caratterizzati da competenze avanzate e integrate sotto il profilo multiculturale e interprofessionale, oggi è più evidente che mai che se non si dà vita a molecolar tumoral board, fortemente integrati con competenze scientifiche di alta qualità, sarà impossibile rendere operativo il piano per l’innovazione del sistema sanitario basato sulle scienze omiche, che puntano all’inserimento della medicina personalizzata nell’ambito delle attività di prevenzione, diagnosi e cura garantite dal Servizio sanitario nazionale.

Abbiamo bisogno di disporre di centri per lo sviluppo della terapia CAR-T (cellule ingegnerizzate), indispensabili per dar vita alla medicina personalizzata. Ogni regione deve disporre di una rete oncologica che consenta il potenziamento e l’innovazione, strutturale e di processo, di cui il Servizio sanitario nazionale ha urgente bisogno; ma le reti oncologiche oggi non sono ancora presenti in tutte le regioni e quelle finora costituite hanno livelli di sviluppo e di funzionamento decisamente disomogenee. L’European guide on quality improvement in comprehensive cancer control indica quali azioni prioritarie l’aggiornamento dei piani oncologici nazionali, per garantire uguaglianza nell’accesso alla diagnosi precoce, alla riabilitazione e alle tutele per i survivor. Tra le cinque missioni del programma “Horizon Europe”, una è interamente dedicata alla lotta al cancro e si pone l’obiettivo audace e stimolante di salvare 3 milioni di vite entro il 2030 ed è ben rappresentato dal suo sloganCancer, mission possible”. E questo abbiamo chiesto e proposto che rientri tra le linee guida del Recovery plan.

In definitiva, l’emergenza Covid-19 obbliga, con estrema urgenza, a vaccinare e a ripristinare in ambito oncologico i livelli di assistenza precedenti al diffondersi dell’epidemia, e a procedere, contestualmente, all’ormai indifferibile processo di aggiornamento del Servizio sanitario nazionale.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI



© RIPRODUZIONE RISERVATA