TURISMO IN CRISI/ “Sicurezza e prenotazioni, le sfide per ripartire dopo l’emergenza”

- int. Roberto Failoni

Il Trentino Alto-Adige sarà inevitabilmente colpito dalla crisi del turismo. Ne abbiamo parlato con l’Assessore della Provincia Autonoma di Trento Roberto Failoni

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Foto di nirolfix da Pixabay
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Secondo Demoskopika (società di ricerche economiche e sociali, indagini di mercato e sondaggi d’opinione per istituzioni pubbliche e private) nel 2020 “l’emergenza Coronavirus potrebbe bruciare 18 miliardi di spesa turistica: 9,2 miliardi per la contrazione dell’incoming e 8,8 miliardi per la rinuncia alle vacanze degli italiani nel Bel Paese. Il 70% della rilevante “sforbiciata”, pari a 12,6 miliardi di euro, sarebbe concentrata in sei sistemi regionali: Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige”. La depressione del consumo totale di beni e servizi sarebbe una conseguenza diretta della riduzione di 29 milioni di arrivi che genererebbe, a sua volta, ben 143 milioni di presenze in meno, con una flessione rispettivamente pari al 22,1% e al 34,2% rispetto al 2019. Ne abbiamo parlato con Roberto Failoni, Assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo della Provincia di Trento.

Anche il turismo trentino rientra in quei sei sistemi che più si prevede risulteranno colpiti dall’emergenza. Assessore Failoni, è così?

Posso solo dire che al momento abbiamo tutto chiuso, comprese le strutture sui laghi, che proprio a Pasqua avrebbero dovuto registrare se non il tutto esaurito, quasi. La verità è che siamo ovviamente molto preoccupati anche per l’estate, ma non solo, anche per la prossima stagione invernale.

Lei cosa prevede?

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Inevitabili, pesanti cambiamenti. Per gli impianti di risalita stiamo già studiando strategie nuove e nuove misure di sicurezza. Vorremmo arrivare primi a modellare le regole e le sicurezze per il dopo, eventualmente con l’uso diffuso di termoscanner, distanze, metodi di igienizzazione. Penso che proprio la sicurezza sarà una leva importante da sfruttare per rilanciare l’appeal del nostro territorio, che per suo conto offre aspetti irripetibili di salubrità, tra montagne e boschi. Certo il turismo non sarà più quello di prima: andremo incontro a periodi di contingentamento e attenzione per i flussi.

Voi già stavate lavorando a una riforma del turismo trentino. Ci saranno aggiustamenti in corso d’opera?

La riforma dovrebbe approdare nelle prossime settimane, dopo un anno di gestazione. Immagino non si potrà fare a meno di considerare la nuova situazione, ma restano fermi almeno tre punti fondamentali: il turista dev’essere al centro delle nostre azioni; bisogna spingere verso il raggiungimento di una maggiore redditività; occorre togliere i confini tra i vari territori, anche grazie alla nuova piattaforma digitale finalizzata a promuovere il nostro brand, i nostri tesori.

Solo una piattaforma-vetrina?

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No, dovrà servire anche alla profilazione dei clienti, alla comunicazione post vendita, all’analisi dei dati, nel tempo forse anche alle prenotazioni dirette. Dobbiamo capire quali possano essere le soluzioni migliori per noi, e dobbiamo avere il coraggio di osare, la capacità di operare anche contro i colossi OTA. La nostra sfida saranno proprio le prenotazioni dirette. In questo periodo di stop, intanto, abbiamo iniziato, proprio da pochi giorni, un percorso di formazione via web, per adesso rivolto ai titolari delle strutture, ma in prospettiva allargato anche ai dipendenti. Si tratta di abituare tutti alla digitalizzazione, ai nuovi meccanismi del turismo, che valgono per le grandi catene, ma anche e forse soprattutto per i piccoli operatori.

Nell’immediato, però, servono misure economiche e finanziarie a sostegno delle imprese.

Certamente. Pensiamo ad esempio ai voucher per gli stagionali, anche se non si può sapere quanti lavoratori stagionali serviranno davvero per le prossime incertissime stagioni. Va detto anche che proprio il Trentino s’è adoperato fortemente per favorire il rientro degli occupati stranieri nel turismo, quando iniziò il lockdown: abbiamo ricevuto i ringraziamenti da vari Paesi. Adesso, se le stagioni lo richiederanno, bisognerà lavorare in senso inverso, ma è chiaro che la flessibilità, e i voucher, potrebbero dare la spinta giusta.

Si dice sia necessaria anche la revisione del cuneo fiscale, per abbattere il costo del lavoro e favorire la competitività con l’estero. Cosa ne pensa?

Lo chiediamo da tempo, inutilmente, malgrado l’alto tasso di Pil e di occupazione che il settore garantisce. Adesso la sperequazione si è fatta ancora più evidente. Ma non basterà mettere mano sul cuneo fiscale, se mai lo si riuscirà a fare: oggi bisogna anticipare i cambiamenti.

Da quando è iniziata l’emergenza, malgrado le quotidiane smentite, si sono registrate altrettante quotidiane polemiche tra Regioni e Governo centrale. Il Trentino è Provincia autonoma: questo vi ha garantito più ampi margini di manovra?

Il Trentino ha messo in campo un’eccezionale task force in ambito sanitario, e da una settimana lavora un altrettanto competente tavolo sull’emergenza economica, che deve ipotizzare nuove sburocratizzazioni e soluzioni efficaci e rapide. Abbiamo già fatto una legge sui mutui (con proroghe di 6 o 12 mesi per chi ne farà richiesta), e aperture di credito a costo zero, con Taeg pagato dalla Provincia e garanzie sull’80% dell’importo richiesto. Ma stiamo anche affinando altre armi: in dieci giorni sarà pronta una nuova legge per le famiglie e il sociale. C’è poi il fondo di solidarietà per tutte le categorie, con 14 milioni già a disposizione, ai quali andrà sommata un’altra quota in arrivo dallo Stato. Ma è ovvio che ci aspettiamo anche qualcosa in più dal Governo centrale, perché è vero che siamo autonomi, ma anche noi non possiamo indebitarci all’infinito. Si ipotizza un rinvio o un taglio alle tasse comunali e provinciali, ma ci sono tanti lacci e lacciuoli e senza sostegni, senza risposte da Roma non potremo farcela.

Si parla anche dell’inevitabile restyling che dovrà subire l’immagine-Italia, un rilancio del brand contagiato dal virus.

Noi lavoriamo insieme all’Enit: loro pianificano le azioni migliori per aiutare l’immagine Italia all’estero, noi pensiamo a quella del Trentino in Italia, anche attraverso la piattaforma che ho ricordato. Certo, bisogna sempre considerare che il turismo non vuol dire solo alberghi: la filiera interessata è lunghissima e tocca settori a volte impensabili. Ci sono, ovviamente, i ristoranti, le aziende che riforniscono, l’autotrasporto, gli artigiani e le imprese di manutenzione, il commercio (a sua volta con tutta la sua filiera) e via dicendo. Far ripartire il turismo, rilanciare il turismo, vuol dire automaticamente rimettere in moto gran parte dell’intero tessuto economico e produttivo.

Assessore, lei ricopre una carica politica e amministrativa oggi più che mai difficile. Ma è anche un albergatore. Pensa che la prossima stagione sia persa, o crede che si potrà salvare grazie all’inevitabile rivalutazione della prossimità, da parte della comunità dei viaggiatori?

Credo che alla ripresa il nostro turismo sarà prevalentemente domestico, quindi con clienti per lo più italiani. Ma non posso fare previsioni, e sono prudente: immagino che la primavera e l’estate saranno stagioni difficilissime, penso piuttosto a una certa riapertura verso autunno e inverno, ma sempre con turisti italiani. Ovvio che non si può stare fermi: bisogna prepararsi, ma, ripeto, nessuno oggi può dire come andrà.

(Alberto Beggiolini)

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