Castello di Sammezzano in Toscana/ Perla di architettura moresca: ma è in abbandono

Il Castello di Sammezzano in Toscana: vicino a Firenze c’è una perla di architettura moresca, tra mosaici, decorazioni e altre meraviglie. Ma oggi il castello è in stato di abbandono…

Castello di Sammezzano in Toscana
Castello di Sammezzano in Toscana (Instagram, 2019)

Il Castello di Sammezzano in Toscana, una perla dell’architettura moresca, oltre che uno dei rari esempi di arte islamica nel nostro Paese, che si trova però in stato di abbandono e il cui futuro a rischio. È infatti ubicato a Reggello, nei pressi di Firenze, un edificio unico nel suo genere e che, pur essendo stato eletto “Luogo del Cuore” da parte del FAI (Fondo Ambiente Italiano), nel 2018 è stato inserito nella lista dei “Most Endangered Sites” ovvero i siti del patrimonio culturale europeo che a causa di negligenze o per altri motivi rischia di decadere. Come è noto di recente l’ennesima asta per l’acquisizione dello splendido castello di Sammezzano e di tutta la sua proprietà è andata deserta, dopo che un gruppo arabo si era interessato. Anche per questo motivo, oltre a vicende burocratiche che hanno finito per rendere quasi kafkiana la situazione attorno a questo edificio, quello di Sammezzano sta diventando il castello che nessuno vuole e diventa anche difficile visitarlo.

UN ESEMPIO DI ARTE ORIENTALISTA IN ITALIA

Il Castello di Sammezzano che sorge poco lontano da Firenze e la cui storia affonda le radici nel 1600 (quando fu restaurata una fattoria che lì sorgeva) e al momento rappresenta uno dei massimi esempi di arte orientalista in Italia, è noto anche al di fuori dei confini nazionali per la bellezza delle sue stanze colorate e secondo alcuni è nel suo genere la struttura più bella che il nostro Paese offre. La sua storia racconta di un luogo che dopo due secoli di vita è stato letteralmente trasformato, tanto da diventare quel piccolo gioiello in stile moresco in cui ognuna delle sue 365 stanze è decorata in modo originale e irripetibile: il merito di questa piccola opera d’arte va attribuito a Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, politico di chiare origini spagnole, che qui visse e dedicò gran parte dell’esistenza a questo progetto. Ma dopo l’iniziale fase di splendore, il castello di Sammezzano cominciò il suo lungo calvario, tra saccheggiamenti durante il secondo conflitto mondiale, incuria e poi la provvisoria trasformazione in un hotel di lusso: da allora non ha più avuto una proprietà stabile e fu messo all’asta per pagare i debiti contratti dall’ultima.

UN GIOIELLO DI STUCCHI, MOSAICI E DECORAZIONI

Ma cosa c’è all’interno del Castello di Sammezzano di così pregiato (anche se al momento, diversamente dal recente passato quando erano previste alcune aperture annuali, non è possibile vedere) e che diversi associazioni ambientaliste stanno cercando di salvare? Innanzitutto l’edificio sotto custodia giudiziaria sorge in un grande complesso che comprende pure un parco con piante esotiche e sequoie alte diverse decine di metri. Ma le meraviglie sono tutte all’interno: le stanze e tutte le sale e i corridoi furono fatti decorare da Ferdinando Panciatichi con piastrelle, stucchi e mosaici colorati, tutti prodotti in loco tanto che il tipico stile orientalista che vede ogni centimetro quadro delle sue superfici decora (presenti anche ceramiche e bassorilievi) fa sì che al visitatore sembri di essere in un palazzo islamico dall’altra parte del mondo: la più fotografata è ovviamente la Sala dei Pavoni, il cui nome già dice tutto, coloratissima e ispirata all’architettura moghul indiana. Inoltre, proprio per questo motivo, nel corso degli anni il castello abbandonato di Sammezzano è stato scelto come location per girare dei videoclip e alcune scene di film a tema tra cui i più noti sono “Il fiore delle mille e una notte” di Pier Paolo Pasolini (1974) e più di recente “Il racconto dei racconti” (2105) diretto da Matteo Garrone.

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