TURKMENISTAN, VIETATA PAROLA “CORONAVIRUS”/ Lo stato asiatico che nega la realtà

- Dario D'Angelo

In Turkmenistan il “coronavirus” viene descritto come malattia o infezione polmonare: nello Stato ci sono zero casi di contagio. Ufficialmente, ovviamente.

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Il presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdimuhamedow (foto Youtube)
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Non c’è dubbio che la parola più pronunciata al mondo nelle ultime settimane sia solo una: coronavirus. In Turkmenistan, però, fare riferimento al virus che sta mietendo migliaia di vittime non si può: è vietato. Come segnalato da Reporter Senza Frontiere, organizzazione internazionale che si occupa di libertà di stampa, ai media è fatto espresso divieto di fare riferimento alla pandemia ma a quanto pare le restrizioni interesserebbero anche la cittadinanza. Come riferito da Il Post, alcuni corrispondenti di Radio Free Europe raccontano di aver visto che nella capitale Aşgabat alcuni gruppi di persone sorprese a parlare del coronavirus sono stati dispersi da agenti di polizia in borghese, che – sempre a detta dell’emittente – hanno avuto mandato di arrestare chiunque indossi la mascherina in pubblico. Il governo del Turkmenistan, formalmente una repubblica presidenziale ma di fatto una dittatura guidata dal 2006 da Gurbanguly Berdimuhamedow, sembra dunque avere come piano “ufficiale” quello di negare la realtà.

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TURKMENISTAN, VIETATA PAROLA “CORONAVIRUS”

La precisazione è d’obbligo dal momento che al netto dei zero casi ufficiali registrati nello Stato autoritario dell’Asia Centrale, anche il Turkmenistan ha imposto delle misure restrittive. La differenza è che lo ha fatto senza fornire grandi spiegazioni o indicazioni sull’epidemia: come riporta Il Post, anche nei depliant diffusi nelle scorse settimane nelle scuole e negli ospedali con le istruzioni per prevenire il contagio non veniva mai fatto cenno al coronavirus ma si parla in maniera più generica di una non meglio precisata “malattia” o “infezione respiratoria”. Fatto sta che da una decina di giorni la capitale Aşgabat è chiusa, e anche gli spostamenti tra le varie province hanno subito forti limitazioni. Le ragioni di questa censura non sono chiarissime: in un Paese che condivide centinaia di km di confine con l’Iran, tra le nazioni più colpite al mondo, credere che ad oggi i contagi siano a zero risulta difficile. Meno che il Turkmenistan, dov’è imposto il culto del presidente e le libertà civili ridotte all’osso, abbia deciso di agire senza trasparenza.

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