Twitter, via termini ‘slave’ e ‘black list’ da codice/ “Linguaggio più inclusivo”

- Raffaele Graziano Flore

Twitter, via i termini ‘slave’, ‘black list’ e ‘master’ dal proprio codice di programmazione. Il social mette al bando alcune parole sull’onda del Black Lives Matter: “Linguaggio inclusivo”

Twitter installato su un telefono
Twitter installato su un telefono (Web, 2020)

Black Lives Matter, ma pure le parole: almeno secondo Twitter. È notizia delle ultime ore che una delle principali piattaforme social ha deciso di cancellare dai propri codici di programmazione alcune parole: si tratta di una delle tante conseguenze dell’ondata di proteste contro il razzismo nata negli USA nell’ultimo mese a seguito della morte di George Floyd per mano di un agente della polizia di Minneapolis (Minnesota). E a risentirne sarà dunque anche il linguaggio del computing tanto che Twitter ha spiegato che nella terminologia che riguarda i codici di programmazione saranno bandite parole come “lista nera”, “slave” e “master”, sostituendoli invece con dei termini maggiormente inclusivi. La decisione, come è facile immaginare, farà discutere dato che mette comunque in discussione termini da sempre usati nel settore e che a detta degli esperti potrebbe arrivare a costare non solo alcuni milioni di dollari ma costringere tanti programmatori a rivedere parte del loro lavoro in progress.

TWITTER METTE AL BANDO ALCUNI TERMINI “DISCRIMINATORI” DAL PROPRIO CODICE

Come ha spiegato l’account ufficiale del social network in un tweet accompagnato dall’hashtag #WordsMatter, “il linguaggio inclusivo gioca un ruolo critico nel dare vita a un ambiente a cui tutti sentano di appartenere e il linguaggio che noi usavamo qui a Twitter non riflette i nostri valori e vogliamo cambiarlo”: anche se si tratta di termini concepiti decine di anni fa, adesso la Divisione Ingegneria del social, guidata da Michael Montano, Regynald Augustin e Kevin Oliver, ha deciso di cambiare rotta, dicendo addio a “padrone” (parola che fa riferimento alla versione principale del codice) o a “lista nera” vale a dire tutti quegli oggetti che vengono automaticamente bloccati dal sistema. Questo processo di revisione delle policy interne di molte aziende negli Stati Uniti, a seguito della nuova ondata di protesta sull’onda dell’hashtag #BlackLivesMatter farà sì che “master”, “slave” e “blacklist” vengano rispettivamente rimpiazzate dai più inclusivi “leader”, “follower” e “denylist”.



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