Twitter vs Texas/ “Ci fanno causa solo come rappresaglia per aver bannato Trump”

- Davide Giancristofaro Alberti

Twitter presenta ricorso contro l’indagine avviata dallo stato del Texes nei suoi confronti: “Solo una rappresaglia per aver bannato Trump”

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Foto di Thomas Ulrich da Pixabay

Polemica negli Stati Uniti dopo che Twitter, uno dei social network più utilizzati al mondo, ha deciso di fare causa allo stato del Texas. Nel dettaglio, come scrivono i colleghi dell’agenzia Adnkronos, il sito dei “cinguettii” ha preso di mira Ken Paxton, l’attorney general texano, il procuratore generale dello stato in questione.

Twitter lamenta il fatto che il “giudice” abbia avviato un’inchiesta sulle politiche utilizzare dai social media in merito al controllo e alla moderazione dei contenuti, e di conseguenza l’azienda ha deciso di fare causa al Texas. Nel ricorso il social media sottolinea come Paxton abbia abusato dei suoi poter per portare avanti una sorta di rappresaglia verso Twitter, dopo che questi aveva deciso di sospendere in maniera definitiva dalla piattaforma l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

TWITTER VS TEXAS: “CHIEDIAMO A PAXTON DI NON ABUSARE DEL PROPRIO POTERE”

“Twitter – fa sapere il social americano attraverso il ricorso presentato – chiede che si impedisca all’attorney generale Paxton di abusare in modo illegale della sua autorità per intimidire, molestare, e prendere di mira la società che esercita i diritti del primo emendamento”. Paxton ha preso di mira anche Google, Facebook, Amazon e Apple, e l’indagine è stata avviata lo scorso 13 gennaio, cinque giorno dopo che i vari social e profili dell’ex presidente degli Stati Uniti fossero stati bloccati perchè ritenuti “collegati” ai disastrosi eventi di Capitol Hill, l’assalto al Campidoglio di Washington da parte dei seguaci dell’ex commander in chief. Il procuratore generale del Texas, commentando la decisione di avviare un’indagine, aveva spiegato che alla base vi fosse quella che “appariva come coordinata sospensione del presidente degli Stati Uniti e di altre voci di leader” portando al “silenziamento completo delle persone le cui convinzioni politiche non si allineano con quelle dei leader di Big Tech”. Vedremo come evolverà la vicenda, fatto sta che ancora una volta si ripresenta il problema della censura, come quanto accaduto non soltanto con Trump, ma anche nei confronti di un vescovo che recentemente aveva criticato l’eutanasia.



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