UCCISA DUE VOLTE – IL CASO POMARELLI/ Clip video: caso sottovalutato dalla giustizia

- Carmine Massimo Balsamo

Da martedì 28 giugno 2022 disponibile su Crime+Investigation il doc “Uccisa due volte – Il caso Pomarelli”: ecco una clip video

Uccisa due volte – Il caso Pomarelli
Elisa Pomarelli

Oggi, martedì 28 giugno 2022, alle ore 22.55 arriva in prima visione assoluta su Crime+Investigation (canale 119 di Sky) una produzione originale da non perdere: parliamo di “Uccisa due volte – Il caso Pomarelli”, doc che ripercorre l’efferato femminicidio sottovalutato dalla giustizia e dai media italiani.

“Uccisa due volte – Il caso Pomarelli” è una produzione Indigo Stories per A+E Networks Italia. Prodotto da Alessandro Lostia per Indigo Stories. Produttore Esecutivo Ariens Damsi. Scritto da Matteo Festa e diretto da Alessandro Galluzzi. Qui di seguito vi proponiamo una clip della nuova produzione Crime+Investigation Originals.

LA PRESENTAZIONE DI “UCCISA DUE VOLTE – IL CASO POMARELLI”

Massimo Sebastiani e Elisa Pomarelli scompaiono tra le colline piacentine e vengono avvistati l’ultima volta insieme in una trattoria, poi il buio. Partono delle incessanti ricerche, durante le quali la famiglia di Elisa spera fino all’ultimo di poterla ritrovare, temendo che l’amico Massimo l’abbia sequestrata. Dopo tredici giorni, la Polizia riesce a trovare l’uomo, che rivela la più terribile delle verità: Elisa Pomarelli è stata assassinata, strangolata dallo stesso Massimo Sebastiani che, innamorato di lei, non poteva accettare di non essere ricambiato.

Elisa è morta per aver dichiarato, a colui che considerava un amico, di preferire le donne. Il femminicidio ha una grandissima risonanza mediatica. Ad accrescere l’ingiustizia per un atto così brutale ai danni di una vittima innocente, si associa l’eco della stampa italiana che comincia a tratteggiare ingiustamente Massimo Sebastiani come un uomo fondamentalmente buono, in preda ad un raptus passionale.

L’ingiustizia continua anche durante il processo: Sebastiani viene condannato a soli 20 anni di reclusione, senza che gli vengano riconosciute le aggravanti previste nei casi di femminicidio.







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