Umberto Bindi/ Il coming out da Maurizio Costanzo… (Techetechetè)

- Matteo Fantozzi

Umberto Bindi, Techetechetè: l’artista ha vissuto una vita difficile, riuscendo a portare Genova in giro per tutto la stivale. Se ne parlerà durante lo speciale di stasera su Rai Uno.

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Umberto Bindi, Techetechetè

Umberto Bindi tra i protagonisti di Techetechetè

Il popolare programma della tv di Stato che si occupa delle retrospettive dei personaggi che hanno fatto la storia del mondo dello spettacolo dedica un omaggio al cantautore e poeta genovese nativo di Bogliasco, per il quale lo scorso 23 maggio è caduto il diciassettesimo anniversario della scomparsa, avvenuta nel 2002, all’età di settant’anni. Bindi, classe 32′, ebbe il periodo di maggior popolarità da cantautore alla fine degli anni Cinquanta, scrivendo i suoi più grandi successi nel 1959, quando il brano ‘Arrivederci’ ottenne un prestigioso secondo posto nell’edizione di Canzonissima, e nel 1960 quando diede alla luce il pezzo considerato maggiormente identificativo della sua opera d’autore, ‘Il nostro concerto’. Una canzone molto particolare per l’epoca in cui metteva in pratica i suoi studi da raffinato compositore, con il brano che si apriva con un’elaborata introduzione da 70 secondi, il che non impedì al brano di mantenere la prima posizione nelle classifiche di vendite dei dischi in Italia per ben 10 settimane, rendendolo un successo ancora oggi considerato un capolavoro della canzone d’autore italiana.

Umberto Bindi, una vita difficile: dai gravi problemi di salute alla discriminazione perchè omosessuale

Quella di Umberto Bindi, tra gli argomenti di Techetechetè, è stata una vita difficile, le sue qualità di compositore e autore spesso non hanno trovato il riscontro che sarebbe stato meritato, tanto che negli ultimi anni di vita il cantautore genovese ha vissuto in povertà, a causa di contenziosi col fisco e soprattutto gravissimi problemi di salute. La mobilitazione per fargli ottenere il sussidio previsto dalla Legge Bacchelli, per gli artisti considerati di interesse nazionale e in stato d’indigenza, riuscì purtroppo ad ottenere l’obiettivo soltanto un mese prima della sua morte. Un altro momento drammatico fu quello in cui Bindi, nel 1988, in un’intervista con Maurizio Costanzo dichiarò pubblicamente di essere omosessuale, spiegando come questo l’avesse portato alla progressiva emarginazione negli anni Sessanta, in cui la discriminazione era fortissima arrivando a frenare la sua carriera nel momento in cui avrebbe dovuto spiccare definitivamente il volo dopo il grande successo ottenuto con ‘Il nostro concerto’.

La qualità della sua musica

Ma Umberto Bindi merita di essere ricordato soprattutto per la qualità della sua musica e non per le sue traversie personali. Bindi faceva parte della cosiddetta ‘scuola genovese’ che negli anni Sessanta lanciò sulla scena musicale italiana uno straordinario gruppo di talenti musicali legati, per diritto di nascita o acquisito, al capoluogo ligure: Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Luigi Tenco fra gli altri facevano parte di questo gruppo. E ogni anno si tiene proprio in Liguria il Premio Bindi, per la precisione a Santa Margherita Ligure, che ogni anno ricorda la figura di Umberto Bindi legandola proprio ai colleghi che hanno fatto la storia della musica italiana insieme a lui. Nell’edizione di quest’anno, ormai prossima e prevista dal 5 al 7 luglio, di fronte a una giuria di esperti ci saranno 6 giovani talenti a contendersi il premio che conterrà nella sua scaletta anche un omaggio a Fabrizio De André. Recentemente anche la cantante lucana Arisa ha omaggiato Bindi con un’emozionante interpretazione di ‘Il nostro concerto’ in occasione dell’evento ‘Ballata per Genova’ dedicata alle vittime del crollo del Ponte Morandi.

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