Umberto Pellizzari/ “Apnea esperienza mistica, serve chiedere e ringraziare”

- Mauro Mantegazza

Umberto Pellizzari: “Apnea esperienza mistica, serve chiedere e ringraziare”. Il mare, i record e gli avversari, il valore delle immersioni e…

Pellizzari
Umberto Pellizzari (Lapresse)

Umberto Pelizzari ha concesso una lunga intervista al Corriere della Sera, racconta la carriera di un apneista da record e la sua vita così legata al mare. Ricorda ad esempio che un giorno incontrò un anziano pescatore, che gli disse che ci sono due modi per andare sott’acqua. Prese un pezzo di corallo e lo gettò nel mare; quindi da una mezza noce di cocco fece colare il latte: “Adesso corallo e cocco sono insieme nell’acqua. Però il corallo resta corallo, mentre il cocco è mare”. Pelizzari come il cocco è diventato tutt’uno col mare, a suon di record, come i meno 150 metri in assetto variabile «no limits» in 2’57″, dal 1999 ancora imbattuto. Per Pellizzari “l’apnea come disciplina e regola di vita porta a fare riflessioni e dà una sensibilità particolare rispetto al corpo: sarò di parte, ma aiuta a trovare situazioni di pace”. Per il corpo trattenere il fiato è “la cosa più innaturale”, riconosce Umberto Pellizzari, però l’apnea “può darti tanto in termini di rilassamento”, dunque entra in gioco l’anima. “Feroce tenacia e implacabile costanza, ma anche gioia e spensieratezza: tutto questo è l’apnea”. In un’immersione “le pulsazioni rallentano, il corpo svanisce, ogni sensazione galleggia dentro nuove forme. Resta solo l’anima. È un lungo tuffo che sembra assorbire l’universo. Ogni volta risalire è una scelta: sono io che torno a riappropriarmi della mia dimensione umana per venire di nuovo alla luce. Il primo respiro nel riemergere è come il primo respiro fatto quando sono uscito dal ventre di mia madre”.

UMBERTO PELLIZZARI, L’APNEA E LA FEDE

Alla domanda frequente su cosa si vede laggiù, Umberto Pellizzari risponde così: “Non si scende in apnea per vedere, ma per guardarsi dentro. Negli abissi cerco il mio io. È un’esperienza mistica, ai confini col divino. Sono credente, ma non perché ho fatto apnea. Faccio il segno di croce alla partenza e poi quando ho finito: prima per chiedere, poi per ringraziare. Chi va sott’acqua segue ciò che crede in base all’educazione ricevuta”. Nessuna ansia di risalire: “Sai che il corpo può farcela. A -150 ho aperto gli occhi e ho trovato un pallone che mi aiutava a tornare su: il record era fatto, il resto sarebbe stato una passeggiata”. La discesa infatti è ad occhi chiusi “per concentrarmi”, senza paura “altrimenti non scenderesti mai”. Anche Umberto Pellizzari comunque cerca di guardare quando è in mare: “Cerco di scrutare il più lontano possibile. Vorrei andare oltre: dove non lo so, ma oltre. Mi basterebbe scorgere il punto in cui arriverò, ma non ce la faccio”. Pellizzari iniziò a fare nuoto “perché temevo l’acqua: fu mia madre a spedirmi in piscina”. Questa è la differenza fra il nuoto ‘orizzontale’ e quello ‘verticale’, al quale “approdi perché vuoi metterti alla prova”. I record dunque non sono la motivazione principale: durante i mesi di preparazione “vai sotto senza confrontarti con profondimetri e avversari”.

UMBERTO PELLIZZARI, I RECORD E I MAESTRI

I record comunque sono l’obiettivo e Umberto Pellizzari ricorda con piacere il primo (“nessuno pensava che uno sconosciuto di Busto Arsizio arrivasse a battere Pipin Ferreras“) e l’ultimo (“una pietra miliare. I 50 metri furono di Enzo Maiorca, i 100 di Jacques Mayol, i 150 sono miei: puoi dimenticare tutto quello che sta in mezzo”). Con il mitico cubano Pipin Ferreras si creò una forte rivalità che però “ha fatto il gioco di entrambi”, ma appunto i record non sono tutto: “Quando sono sceso a -150 ho battuto il precedente limite di 12 metri: se hai un potenziale da 150 metri ma ti fermi a 139, magari stabilisci il record ma non sei soddisfatto”. Umberto Pellizzari ha otto litri di capacità polmonare “un po’ per natura, un po’ per la pratica” che consente di usare il tuo potenziale. Definisce Cousteau un divulgatore, Maiorca e Mayol invece “gli apneisti per eccellenza”. Il primo è diventato amico di Pellizzari, il secondo ne è stato il maestro e gli diede un consiglio: “Ogni volta che raggiungi il fondo del mare devi assaporare sensazioni di piacere un po’ più forti e un po’ più belle di quelle che hai avvertito la volta precedente”. Pellizzari ritiene che sia ancora impossibile stabilire quale sarà il limite massimo raggiungibile dall’uomo negli abissi e racconta anche la sua vita attuale, di insegnante che porta in acqua nuovi atleti e divulgatore chiamato anche dalle aziende per conferenze.

UMBERTO PELLIZZARI E IL MARE

Umberto Pellizzari lancia anche un appello per la tutela del mare: “Non ci rendiamo conto di quanto sia importante, gli manchiamo di rispetto: una sana educazione ambientale non guasterebbe. Il mare sa rigenerarsi e ripartire, ma non so per quanto tempo potrà farlo se non gli daremo tregua”. La soluzione però non sarebbe un ministro del mare: “Servono scelte meno politiche e più pratiche: bisognerebbe lavorare di più a livello di ecologia. Ecologismo ed ecologia sono cose diverse”. La politica non convince Umberto Pellizzari, che analizza così la situazione attuale: “Vedo egoismi, soprattutto in un’Europa che in un’emergenza sanitaria come quella che stiamo passando non ha avuto un protocollo comune di intervento. Non lamentiamoci se la gente ne ha piene le scatole e si sente sovranista”. D’altronde, Umberto Pellizzari si immerge in una realtà ‘straniera’ della quale rispettare le leggi: “Ogni volta che vai sott’acqua devi ricordarti delle regole del mare. La natura umana deve fare i conti con una dimensione diversa: devi lavorare in controtendenza e accettare altre norme”. Si potrebbe seguire i delfini “spensierati e sorridono sempre”, invece l’Italia è un Paese in apnea nel senso più negativo del termine: “Siamo un Paese che ne ha vissute tante e ne è sempre venuto fuori. Speriamo che il nostro modo di essere ci aiuti anche dopo questo periodo terribile”. Ancora non ha capito cosa lo spinga laggiù “ma nemmeno mi interessa scoprirlo. Ogni volta che scendo incontro cose uniche, il mondo dentro di me e attorno a me è diverso: non ho luce, il cuore marcia piano, un battito ogni sette-otto secondi, otto-nove pulsazioni al minuto. Quando risalgo, realizzo che sto tornando quello di prima, l’uomo di sempre. Sono un terrestre che scopre un’altra dimensione“.

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