MILAN-BARCELLONA/ Il Milan perde ma si riscopre squadra

- Filippo Costa

Il Milan perde la “finale” del girone H contro il Barcellona, ma si riscopre squadra, ritrova un’anima e un cuore, seppur ancora acerbi. Il commento di FILIPPO COSTA

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Kevin Prince Boateng (Foto Ansa)

Il Milan perde la “finale” del girone H contro il Barcellona, ma si riscopre squadra, ritrova un’anima e un cuore, seppur ancora acerbi. Gli uomini di Massimiliano Allegri hanno dato tutto contro un avversario che, per il piacere di chi ama il calcio, non si è risparmiato, non si è tirato indietro, non ha preso la trasferta di San Siro come una piacevole gita in quel di Milano. Il passivo è pesante, soprattutto per quel che riguarda il possesso palla (60% in favore degli ospiti) e per la tenuta fisica degli uomini di Pep Guardiola, che non sembrano aver risentito della fatica di raddoppi e pressing alto sui giocatori rossoneri.

Ma il Milan, come detto, ha di che rallegrarsi. Innanzitutto, per la prova corale: Ignazio Abate che dava una mano ad Alessandro Nesta, Clarence Seedorf che tornava a chiudere le falle a centrocampo, Zlatan Ibrahimovic che andava a pressare i difensori blaugrana, Kevin Prince Boateng che tirava fuori dal cilindro tocco e gol da fuoriclasse. Possiamo quasi dire che sia il coronamento di un periodo cominciato dopo l’infortunio occorso ad Antonio Cassano, quando Ibra ha cercato di prendere per mano la squadra e gli “operai” alla Abate hanno continuato a dare il 100% in ogni gara. Sarebbe quasi da augurarsi di poter giocare ogni partita contro il Barcellona per poter vedere questo spirito crescere ed esprimersi al massimo. Peccato solo per le prestazioni di Alberto Aquiliani (un po’ in crisi contro il centrocampo catalano) e di Pato, che è parso spaesato a differenza della gara di andata al Camp Nou. Peccato anche per la qualità dei rincalzi del Milan: Daniele Bonera non è certo Nesta (speriamo per questo che presto torni disponibile Philip Mexes) e a centrocampo gli uomini sono ancora contati.

Una buona notizia per il sottoscritto, invece, è che nella buona prova di carattere del Milan fosse assente Urby Emanuelson: fischieranno le orecchie ad Allegri dato il numero di tifosi che sanno bene che il nome dell’olandese è stato scritto nella lista Uefa per questa prima fase della Champions League al posto di quello di Filippo Inzaghi, uno che di dare cuore e grinta in campo non ha certo bisogno di impararlo.

Archiviata questa sconfitta è ora però di guardare avanti. Il secondo posto nel girone vuol dire prepararsi ad affrontare gli ottavi di finale di febbraio contro una delle prime qualificate. Le possibili avversarie, quando manca ancora una partita al termine della fase a girone, sono dodici. Partiamo dalle più temibili: Bayern Monaco, Manchester United, Real Madrid, Chelsea e Arsenal. Quelle meno blasonate, ma non per questo da sottovalutare, sono: Benfica, Valencia, Bayer Leverkusen. Completano la serie Basilea, Zenit San Pietroburgo e il sorprendente Apoel Nicosia (attualmente in testa al gruppo G). Le carte per poter andare avanti il Milan ce le ha, soprattutto se in questi tre mesi la sua anima e il suo cuore continueranno a crescere.

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