UNIVERSITÀ/ Da Padova a Newcastle, nessun pc può sostituire la presenza

- Salvatore Ingrassia

Si è tenuto il primo webinar organizzato dal Dipartimento Università della Fondazione per la Sussidiarietà sul tema “Università: a lezione di pandemia”

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Studentesse universitarie (LaPresse)

“Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”: è con questa citazione dall’omelia di Papa Francesco per la solennità della Pentecoste 2020 che si è aperto il primo webinar organizzato dal Dipartimento Università della Fondazione per la Sussidiarietà sul tema “Università: a lezione di pandemia”, che si è svolto mercoledì 21 luglio 2021.

Riflessioni e soprattutto esperienze di docenti e ricercatori, che lavorano in atenei in Italia e all’estero, alla vigilia di un nuovo anno accademico, per riprendere in mano lo scopo ed il senso del nostro essere in università e continuare la sfida del conoscere, per cercare di capire quali insegnamenti si possono trarre dai mesi trascorsi e quali prospettive portano ad immaginare il futuro dell’università. Non è certo possibile riassumere in poche righe la ricchezza dei contributi (per cui si rimanda al video dell’incontro), ma si possono comunque fissare alcuni spunti.

Nel primo intervento, il prof. Massimo Castagnaro (Università di Padova) ha preso le mosse dai risultati di un’indagine promossa da Anvur sulla didattica a distanza, pubblicati molto recentemente. In particolare, fra i 17.039 docenti che hanno risposto, oltre il 70% dichiara che l’interazione con gli studenti è stata minore o molto minore rispetto alla didattica in presenza e oltre il 46% dichiara che l’attenzione degli studenti è risultata minore o molto minore rispetto alla didattica in presenza. Cosa è mancato nel rapporto online e come ha influito sulla didattica?

La presenza fisica del docente è elemento essenziale che aiuta lo studente a inoltrarsi nella conoscenza di una disciplina e più in generale nell’interpretazione dei contenuti dello studio. I corsi universitari, oltre a trasmettere conoscenze, hanno anche la possibilità di aiutare lo studente ad affrontare la realtà, e come tali sono forme di educazione. L’università non è solo il luogo in cui si imparano professioni, abilità, competenze (certo anche questo) ma – attraverso l’insegnamento preciso, puntuale e competente – si dà un contributo rilevante alla crescita del capitale umano che, in un paese come il nostro, costituisce la vera risorse rispetto alle materie prime.

La preoccupazione educativa è stata al centro anche del successivo intervento del prof. Guido Merzoni (preside della Facoltà di Scienze politiche e sociali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) che, nel periodo di pandemia, si è trovato a confrontarsi con i colleghi della Facoltà su tre questioni principali. Come insegnare: la presenza fisica è aspetto essenziale per un rapporto educativo fra docente e studente e la didattica in presenza è una comunicazione bidirezionale di interazione con gli studenti, anche attraverso lo sguardo. Cosa insegnare: l’esperienza universitaria non può essere trasmessa solo attraverso la comunicazione di nozioni e nella didattica online – che è funzionale alla trasmissione delle nozioni – si perde la capacità di rielaborazione del sapere, di dialogo fra saperi diversi e quindi si perde una parte significativa dell’esperienza universitaria. Come valutare: gli esami a distanza sono funzionali a rilevare l’apprendimento delle nozioni, ma meno efficaci a valutare la preparazione complessiva dello studente. L’esperienza della pandemia ci spinge ad un ripensamento sui criteri di valutazione dell’apprendimento.

Temi quali l’esigenza di interazione e di approfondimento dei contenuti sono stati sinfonicamente ripresi dal prof. Michele Castelli (Newcastle University, England), che ha portato la propria esperienza di docente a livello internazionale. Al di là dell’ampiezza di materiali e dei contenuti di cui è possibile disporre, anche attraverso la rete, l’approfondimento critico dei contenuti è possibile solo nell’interazione con il docente e con gli altri studenti. Nella sua esperienza, la didattica a distanza ha favorito un’interazione fra colleghi, anche ai fini dell’organizzazione dei corsi. Interazione che è possibile solo in una contemporaneità e non nella visione di lezioni registrate, come rilevava la prof.ssa Maria Gabriella Signorini (Politecnico di Milano), che ha sottolineato il valore che ha l’unità di tempo e di luogo sia fra docente e studenti che fra studenti.

L’ultimo importante contributo alla riflessione è stato quello della prof.ssa Lorenza Violini (Università Statale di Milano) che ha evidenziato come la pandemia è stata l’occasione per una riscoperta dell’importanza degli aspetti organizzativi e istituzionali dell’università: nel dialogo con i propri colleghi, ci si è resi conto che non sarebbe stato possibile far fronte così rapidamente alle sollecitazioni della pandemia, specie in ambito didattico, se non ci fosse stata una governance solida che è maturata in questi anni. Da questo punto di vista, la pandemia è stata l’occasione per mostrare la vitalità delle amministrazioni universitarie, nonostante tutte le difficoltà.

Da tutti gli interventi sono emersi spunti di riflessione ed esperienze di creatività che hanno caratterizzato questo periodo. Certamente ci sono più domande che risposte, come evidenziava ancora la prof.ssa Signorini, ma soprattutto è emersa la necessità di luoghi in cui si possono porre domande importanti per favorire la costruzione del bene comune e di un rapporto positivo con la realtà.

Il dialogo continua. Il prossimo appuntamento è il 24 agosto al Meeting di Rimini per un incontro sul tema “Università e Ricerca nell’Epoca del Cambiamento” con la partecipazione di Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr); Maria Cristina Messa, ministra dell’Università e della Ricerca (Tbc); Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano.

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