Università, ripresa con 50% in aula/ Modello misto, didattica in presenza e online

- Raffaele Graziano Flore

Università, ripresa a settembre con 50% in aula. Il Ministro Gaetano Manfredi ne parla ad ‘Agorà’: “Modello flessibile, didattica in presenza e online”. E sul Recovery Fund spiega che…

Gaetano Manfredi, ministro Università e Ricerca
Gaetano Manfredi, ministro Università e Ricerca (foto YouTube, 2020)

Gli atenei italiani si preparano a ripartire a settembre e il modello che si seguirà sarà quello della presenza in aula al 50%: ad annunciarlo nelle ultime ore, nel corso dell’ospitata nella puntata odierna di “Agorà Estate” su Rai 3, è stato Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca che ha spiegato anche la ratio di questa decisione che integra didattica in presenza e a distanza: “In questo modello molti studenti saranno così in aula mentre una parte dovrà seguire i corsi online a seconda delle esigenze” ha detto il 56enne ingegnere e accademico campano, ricordando pure che al momento ci sono tanti studenti di nazionalità straniera che hanno difficoltà oggettive a tornare nel nostro Paese per proseguire il loro corso di studi, senza contare tutta la “popolazione” studentesca dei fuori sede. “Anche per questo l’organizzazione sarà molto flessibile” ha precisato Manfredi che nel programma di Rai 3 si è detto anche ottimista circa la ripresa dato che i dati sui laureati e sui nuovi iscritti alle università italiane paiono comunque incoraggianti.

UNIVERSITA’, SI RIPARTE A SETTEMBRE: MODELLO MISTO CON AULA AL 50%

Garantire e allargare il diritto allo studio: anche se noi abbiamo un diritto molto ridotto rispetto a quello che succede in Francia o Germania” ha continuato il Ministro Manfredi che, tra le varie misure a sostegno degli studenti, ha ricordato ad esempio la “riduzione delle tasse che abbiamo già fatto, più della metà degli studenti non le pagherà o lo farà in maniera ridotta”, facendo anche riferimento al sistema delle borse di studio per rendere gli stessi ragazzi maggiormente autonomi. E a proposito delle somme che prossimamente arriveranno in Italia grazie al Recovery Fund, il titolare del Ministero dell’Università ha auspicato che almeno una decina di miliardi possa essere destinata a questo settore e anche alla ricerca: “Queste sono lo strumento chiave per il cambiamento di un Paese e su questo dobbiamo fare un investimento mirato di medio e lungo termine” ha concluso il Ministro, dicendosi pure in questo caso fiducioso perché ci sarebbero già sul tavolo alcuni “progetti importanti” da realizzare in tal senso.

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