URAGANO IN SICILIA/ Medicane, cambiamento climatico o “un caso”? Ecco cosa aspettarci

- Vincenzo Levizzani

Il medicane è un uragano mediterraneo, una sorta di copia conforme di quelli tropicali, per fortuna poco frequente. Baleari e mar Ionio le sue “culle” preferite

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Gli effetti del maltempo a Scordia, in Sicilia (screen Local Team)

Eccoci di nuovo. Spero che non mi prendiate per un portatore di sventure. Quando mi vedete scrivere per queste colonne vuol dire che sta succedendo qualcosa lassù tra le nuvole: uragani, alluvioni, ondate di calore o altro ancora, ma in genere nulla di buono. No, non è questione ovviamente di portare sfortuna, ma abbiamo a che fare con un tempo meteorologico in continuo mutamento e in cui accadono eventi fino all’altro ieri difficilmente pensabili.

È colpa dei cambiamenti climatici oppure ci stiamo accorgendo di queste cose solo ora? Un po’ l’una e un po’ l’altra cosa. Se pensiamo che fino a un paio di decenni orsono ritenevamo che i tornado fossero eventi a esclusivo appannaggio delle Grandi Pianure Americane, abbiamo idea di cosa stiamo parlando. Ora i tornado in Europa si osservano dappertutto e vengono documentati frequentemente nel nostro paese. Semplicemente stiamo osservando meglio, con più attenzione e cercando di dare il nome giusto a ciò che vediamo.

Andiamo, come al solito, con ordine. Di cosa parliamo? Parliamo di un tropical-like-cyclone (TLC), altrimenti denominato medicane, che sta avvicinandosi mentre scriviamo alle coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica. È previsto tempo molto perturbato con forti piogge, addirittura nubifragi con possibili conseguenti eventi alluvionali su cui la Protezione civile sta tenendo un occhio di riguardo. Lo stato delle cose rimarrà critico nella giornata di oggi con uno stato di emergenza che riguarderà anche il resto del Sud Italia e i settori adriatici del Centro. Insomma, un evento di vaste proporzioni e dai risvolti al suolo molto pesanti.

Cosa sono i medicane? L’appellativo è stato attribuito a questi sistemi ciclonici da Kerry Emanuel del Mit di Boston nel 2005. La parola è la contrazione di Mediterranean hurricane, cioè uragano mediterraneo, ma dobbiamo capirci bene, perché questi eventi non sono dei veri e propri uragani. Infatti, se adottassimo la dicitura di uragano, vorrebbe dire che gli uragani tropicali si sono spostati dalle latitudini tropicali al Mediterraneo, cosa non del tutto vera. Un medicane è un sistema ciclonico (bassa pressione) caratterizzato da un nucleo caldo e generalmente da una simmetria circolare che avvicinano morfologicamente la sua struttura a quella dei fratelli maggiori dei tropici. All’interno della struttura circolare ciclonica sono presenti estesi temporali con forti venti e piogge torrenziali.

Questi cicloni derivano da una trasformazione di “normali” cicloni extra-tropicali in strutture cicloniche, la cui dinamica e termodinamica è quella dei cicloni tropicali. In poche parole, questa trasformazione permette la formazione di cicloni di tipo tropicale anche oltre i 30° di latitudine nord e su acque oceaniche la cui temperatura è inferiore a 26℃. Dal punto di vista visivo i TLC sono la copia conforme degli uragani delle aree tropicali: la struttura nuvolosa è a spirale, con un occhio ben delineato e persistente circondato da un muro di nubi a elevato sviluppo verticale e all’interno del quale l’aria discende. Il vento supera i 118 km/h e le piogge, a carattere di rovescio temporalesco, raggiungono intensità di 500 mm/h, a volte persino superando questo valore. Il diametro di queste tempeste mediterranee varia da 70-100 fino a 200-400 km e la loro durata si attesta intorno a 1 o 2 giorni.

Il medicane Qendresa colto dal sensore Modis a bordo dei satelliti Nasa il 7 novembre 2014 sul mare tra la Tunisia e la Sicilia

Quanto spesso accadono questi fenomeni? Non tanto spesso per fortuna, almeno per il momento. Uno studio climatologico recente ha individuato 99 medicane nel periodo dal 1948 al 2011, con una media di 1,57 eventi a stagione. Quindi, i medicane sono eventi relativamente rari, ma, se pensiamo agli effetti al suolo, più di uno di questi eventi all’anno è un numero di tutto rispetto. Lo stesso studio ha permesso di identificare i mesi più colpiti dalla formazione dei medicane. Sono soprattutto i mesi autunnali e invernali, ma non sono escluse, come vediamo dall’istogramma riportato qui sotto, incursioni nei mesi primaverili.

Distribuzione media dei medicane nel corso dell’anno relativa al periodo 1948-2011

Quali sono le aree del Mediterraneo in cui i medicane si sviluppano preferenzialmente? Sì, perché i medicane non interessano tutta l’area mediterranea. Le aree più “ciclogenetiche” per questi eventi sono il Mediterraneo occidentale sulle Isole Baleari e il Mediterraneo centrale tra le coste di Tunisia e Libia, quelle della Sicilia orientale e dell’Italia del Sud e la Grecia, insomma il mar Ionio. La ragione sta nella conformazione delle terre emerse in queste zone che fanno da corona alle aree oceaniche, favorendo la formazione dei cicloni e sono sottoposte a intrusioni di aria fredda in quota proveniente dalle latitudini più alte. Questo spiega perché il Mediterraneo orientale non è praticamente interessato da questi fenomeni.

Aree maggiormente colpite dai medicane (Cavicchia e altri, cortesia Springer)

Le acque nei mesi autunnali e talvolta anche invernali in queste aree sono calde fino a raggiungere i 26℃ e favoriscono la transizione a ciclone di tipo tropicale di un ciclone che normalmente non sarebbe stato tale. In particolare, per liberare l’energia associata a questi fenomeni sono necessari i seguenti ingredienti:

• vortice isolato in quota;

• getto polare che transita in quota sulla zona;

• temperatura che varia notevolmente con la quota (gradiente termico) con una diminuzione di 1℃ ogni 100 metri fino a circa 1.000 metri;

• presenza di un fronte alla superficie.

L’aria calda sale e il calore latente sviluppato dalla formazione delle nubi si aggiunge al calore sensibile già presente nell’aria calda sulla superficie oceanica. Il resto lo fa la forza di rotazione di Coriolis, che imprime al sistema una rotazione ciclonica (antioraria) come a tutti i sistemi ciclonici dell’emisfero nord. La struttura è quindi simile a quella degli uragani tropicali, ma lo spessore verticale di un medicane si aggira intorno ai 7.000 metri, molto di meno di quello di un uragano. Ecco confezionato un medicane, un vero e proprio “mostro” meteorologico del Mare Nostrum.

Occorre notare, inoltre, che i medicane sono accompagnati anche da intensa attività temporalesca nella prima fase di sviluppo tropicale con estese grandinate e una forte attività elettrica (fulminazione). Questi fenomeni si attenuano nelle fasi successive, ma la precipitazione rimane.

Ora facciamoci la domanda a cui tutti vorrebbero saper rispondere. Questi fenomeni sono sempre esistiti a nostra memoria e questo lo abbiamo capito. Tuttavia, cosa succederà in futuro? Dove la mettiamo l’azione dei cambiamenti climatici? La temperatura media del pianeta Terra sale e quindi ci dobbiamo attendere che ci sia un aumento dei medicane? La risposta non c’è, perché ne sappiamo ancora troppo poco: i nostri gruppi di ricerca stanno ancora cercando di capire bene la struttura intima di questi fenomeni. Quindi ipotizzare un loro aumento/diminuzione in base ai cambiamenti climatici è del tutto prematuro.

In ogni caso, siccome si tratta di eventi a regime tropicale possiamo ipotizzare, prendendoci qualche rischio, che succederà per loro ciò che i modelli climatici prevedono per gli uragani tropicali. Cioè molto probabilmente non aumenterà il loro numero, ma con ogni probabilità aumenterà la loro intensità… E questo non ci fa certo stare tranquilli.

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