Usa, prima pena di morte federale dopo 17 anni/ Iniezione letale per Daniel Lewis Lee

- Alessandro Nidi

A subirla, nello stato dell’Indiana, un uomo accusato di aver ucciso nel 1996 un’intera famiglia, inclusa una bambina di otto anni

Pena di morte
Pena di morte, foto Wikipedia

È stata eseguita ieri, nello stato dell’Indiana, la prima pena di morte federale negli Stati Uniti d’America dopo 17 anni. A subirla, nell’Indiana, è stato Daniel Lewis Lee, accusato di aver ucciso nel 1996 un’intera famiglia, inclusa una bambina di otto anni. Come riferisce “Vatican News”, pena analoga era prevista in data odierna per Wesley Ira Purkey, autore ventidue anni fa dell’omicidio di una 16enne; tuttavia la sua esecuzione è stata stoppata da un giudice distrettuale, in quanto il detenuto sarebbe affetto da demenza. Soltanto un anno fa il presidente degli USA, Donald Trump, aveva comunicato, per bocca del suo ministro della Giustizia, William Barr, l’intenzione di porre fine alla moratoria attiva dal 2003 (fu l’amministrazione Bush a crearla, di fatto), riprendendo così le esecuzioni di coloro che subiscono una condanna da parte dei tribunali federali e nelle scorse settimane la Corte Suprema aveva dato il via libera alla richiesta.

PENA DI MORTE FEDERALE, LEWIS LEE: “UCCIDETE UN INNOCENTE”

Prima di essere ucciso mediante l’iniezione letale, secondo “Vatican News” Daniel Lewis Lee avrebbe rivolto alla Corte Suprema le seguenti parole: “Non sono stato io, uccidete un innocente”. A nulla sono valsi i ricorsi presentati da parte di alcuni giudici e i tentativi di bloccare l’esecuzione anche da parte della mamma e nonna di due delle vittime di Lewis Lee, contraria alla pena di morte. Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato come la pena di morte sia una misura disumana che umilia e la decisione assunta dall’esecutivo Trump “è un passo terribile che vuole essere dimostrativo, è una prova in più del fatto che la pena di morte non ha niente a che vedere né con la giustizia, né con la sicurezza, ma piuttosto corrisponde a una linea scelta per andare alle presidenziali di novembre”. Inoltre, secondo Marazziti, “l’episcopato americano, a grandissima maggioranza, è contro la pena di morte in maniera ormai definitiva. Questo diventerà progressivamente un sentire della grande maggioranza dei cattolici e dei cristiani americani, è un percorso, un processo ormai iniziato e difficile da fermare”.

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