USCITA DAL LOCKDOWN/ “Milano ultimo baluardo del virus ma non si può aspettare oltre”

- int. Fabrizio Pregliasco

I modelli epidemiologici consigliano di protrarre il lockdown, ma i danni economici e sociali sarebbero insostenibili. Subito zone rosse in caso di nuovi focolai

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(LaPresse)

Riapertura della fase 2 scaglionata in quattro tappe, dal 27 aprile ogni lunedì fino al 18 maggio. Il premier Giuseppe Conte dovrebbe firmare nel week-end il cronoprogramma per l’uscita dal lockdown, dopo aver ottenuto il via libera sia del Comitato tecnico scientifico sia dalla task force di Vincenzo Colao. Le prime riaperture, dopodomani, dovrebbero interessare i settori dell’automotive, della moda, della componentistica e le fabbriche che costruiscono macchinari per agricoltura e silvicoltura. Il 4 maggio toccherà a costruzioni, settore manifatturiero e tessile, commercio all’ingrosso, laboratori ed attività di ricerca. È previsto anche un primo allentamento delle limitazioni agli spostamenti, purché nei comuni della stessa Regione. Il lunedì successivo, 11 maggio, riapertura del commercio al dettaglio, infine il 18 maggio sarà la volta di bar e ristoranti. In tutti i casi, andranno sempre garantiti distanziamento, dispositivi di sicurezza e sanificazioni. “All’uscita graduale e prudente dal lockdown non c’è alternativa – commenta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano – anche se i nostri modelli matematici consigliano di protrarlo ancora: è presumibile che dei focolai possano evidenziarsi di nuovo, facendo riemergere il virus e nuove infezioni. Ma non è più possibile sostenere i danni conseguenti dal punto di vista del disastro economico e del disagio sociale. Non possiamo aspettare oltre”.

Del resto, i dati epidemiologici parlano di calo dei malati, crescita dei guariti, indice di contagiosità sotto 0,7, rapporto mai così basso tra tamponi e pazienti positivi. Si può che forse è il momento giusto per uscire dal lockdown?

Essendo ancora alle prese con un certo numero di casi, soprattutto in alcune zone come la Lombardia, e in particolare Milano, che sono gli ultimi baluardi di questa epidemia, e avendo in altre regioni numeri più bassi, direi che possiamo sfruttare questo tempo che è stato dato dalle disposizioni ministeriali per lavorare ancora su questo lockdown per ottenere risultati ancora migliori. Secondo i nostri modelli matematici dovrebbe essere protratto ancora, ma non è possibile sostenere i danni conseguenti al disastro economico e al disagio sociale. Non possiamo aspettare oltre.

A proposito di modelli matematici sulla diffusione del contagio, che cosa prevedono?

Restano modelli molto imprecisi anche perché i dati relativi alla diffusione sono sicuramente sottostimati rispetto alle capacità diagnostiche e al devastante tsunami iniziale dell’epidemia. I valori erano forse dieci volte tanto.

E oggi?

I positivi sembrano non calare così rapidamente perché prima ne veniva intercettato probabilmente uno su dieci, in alcuni contesti come la Lombardia. Adesso siamo più precisi: si riduce la sproporzione fra dati reali e accertati, quindi il trend verso l’azzeramento appare più lento.

Quali sono i rischi da evitare dopo il lockdown?

L’epidemia è come un fuoco, possono rimanere delle braci nascoste, quindi è presumibile che dei focolai possano evidenziarsi di nuovo, facendo riemergere il virus e nuove infezioni.

In caso di insorgenza di nuovi focolai, che cosa sarà opportuno fare: istituire zone rosse circoscritte o interrompere subito la fase 2?

Zone rosse anti-contagio sicuramente.

Per diverse settimane alcune libertà personali sono state compresse. Con la fase 2 non si corre il rischio di un effetto molla, cioè di una sorta di ritorno alla normalità brusco e disordinato?

Il rischio di dire “abbiamo fatto la nostra parte, ora liberi tutti” esiste, però va mantenuta la stessa attenzione e la stessa prudenza adottate finora. Infatti, la parte ludica della vita sociale sarà l’ultima a ripartire e non avverrà tanto presto.

Non a caso si prevede una riapertura in quattro tappe, dal 27 aprile al 18 maggio. Meglio una ripartenza nazionale o differenziata per regioni?

Credo sia importante dare indicazioni chiare a tutti gli italiani e con disposizioni pratiche omogenee. Poi ci potranno anche essere delle calibrature su misura che si adattano alle evoluzioni locali dei dati epidemiologici. Ma è giusto procedere per step graduali e successivi proprio per evitare un lockdown di ritorno, che sarebbe troppo pesante.

Nel Nord-Ovest ci sono ancora infezioni numericamente elevate, mentre ci sono già 6 regioni con diffusione dei contagi vicino a zero. Come si possono conciliare questi due estremi?

Ci sono due aspetti distinti ma che tendono a riequilibrarsi tra loro: nelle zone in cui si registrano pochi casi, i suscettibili sono ancora tantissimi; in Lombardia, e lo vedremo dopo i test epidemiologici, gli immuni probabilmente saranno magari il 15% della popolazione.

L’uscita dal lockdown va accompagnata da screening con i test sierologici?

Sicuramente, anche se a livello di singolo test resta un discreto margine di errore sui falsi positivi e ancor peggio sui falsi negativi, se usiamo i test rapidi. Ma indagini ripetute su gruppi di popolazione sono certamente utili per capire l’evoluzione del contagio in un determinato contesto geografico.

Tra le misure consigliate per uscire dal lockdown c’è l’indicazione di avere dei Covid hospital in tutte le regioni. Com’è la situazione?

Si stanno già attrezzando, e non solo in Lombardia, tutte le regioni, tenendo “puliti” negli ospedali degli spazi per gestire i casi sospetti, garantendo nel contempo l’attività negli altri reparti e per le altre patologie.

Intanto è stato trovato un nuovo accordo sul Protocollo per il contrasto e il contenimento del Covid-19 tra imprese, sindacati e governo: distanziamento, tamponi in caso di impossibilità a mantenerlo, mascherine e igienizzanti per tutti, sanificazioni ordinarie e straordinarie. Basteranno queste misure?

Sono le uniche che abbiamo: non ci sono alternative, vanno rispettate.

C’è chi dice che il virus si spegnerà da solo in estate e con il caldo. Sarà così?

Non è affatto sicuro. Il virus H1N1 del 2009, che pure prediligeva le temperature più basse, si è diffuso in estate. Di certo, con l’estate e con il caldo la gente resterà più all’aperto e meno nei luoghi chiusi e affollati e questo potrebbe mitigare un po’ la diffusione dell’infezione.

Visto però che il turismo è un settore praticamente al palo, si potrà andare in vacanza?

Se sarà possibile, bisognerà farlo evitando gli assembramenti, non solo in spiaggia.

Quando pensate potrà arrivare una seconda ondata: in autunno o a inizio 2021?

Che arrivi, è scontato; quando, è tutto da capire.

E’ possibile che possa risparmiare il Nord, oggi flagellato, colpendo invece duramente il Sud?

E’ possibile che le zone finora più risparmiate possano essere le più colpite, ma tutto dipende dalla situazione generale, la seconda ondata non è legata a luoghi specifici.

Come usciremo, secondo lei, dal lockdown?

Si deve uscire, non c’è alternativa. Ma serve cautela, grande cautela.

(Marco Biscella)

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