Vaccini, Cina ammette “i nostri han bassa efficacia”/ Sinovac solo 50%: “ora piano B”

- Niccolò Magnani

La Cina ammette la debolezza dei propri vaccini: “bassa immunizzazione, Sinovac solo al 50%. Ora serve un piano B”. Gli scenari

Vaccino Sinovac
Cina, il vaccino Sinovac (LaPresse, 2021)

A più di un anno dall’inizio della pandemia, nel luogo dove tutto è nato – in Cina – viene fatta un’ammissione che ha del clamoroso: «i vaccini cinesi non hanno tassi di protezione molto elevati». A dichiararlo non un contestatore del regime cinese, nemmeno qualche concorrente nel mondo Big Pharma del siero Sinovac: tutt’altro, è il direttore dei China Centers for Disease Control (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie), Gao Fu durante una conferenza stampa sabato scorso tenutasi nella città sud-occidentale di Chengdu.

L’ammissione del Governo di Pechino sullo status di bassa immunizzazione ottenuto dai vaccini cinesi (i primi ad essere stati preparati, analizzati e sperimentati ormai diversi mesi fa) non fa ben sperare per il prosieguo della lotta al Covid-19 nell’enorme Paese dove tutto cominciò in quel di Wuhan: per questa debolezza ammessa, Xi Jinping sta valutando assieme agli esperti scientifici di realizzare dei “mix” di vaccini a mRna (Pfizer, Moderna, CureVac) per poter aumentare gli standard di immunizzazione dei loro sieri locali. «I livelli di anticorpi generati dai nostri vaccini sono inferiori a quelli dei vaccini a mRNA e anche i dati relativi all’efficacia sono più bassi. La conclusione naturale è che i nostri vaccini basati su virus inattivati o che usano un vettore virale adenovirus siano meno efficaci dei vaccini a mRNA», ha spiegato Tao Lina, scienziato di Shanghai (citato dal South China Morning Post).

CAOS VACCINI IN CINA, ORA COSA SUCCEDE

Alle due dosi programmate dalla campagna di vaccinazione in Cina, si potrebbe dunque aggiungere una terza dei sieri a mRna: «In ogni caso, la vaccinazione dovrebbe essere portata avanti a tutta velocità. Non dovremmo aspettare che arrivi un vaccino perfetto», ha però aggiunto il centro prevenzione malattie. Serve un “piano B” per ovviare alla scarsità di risultati raggiunti finora dall’immunizzazione anti-Covid in Cina: come riporta l’Adnkronos, la prima ipotesi prevede «una modifica dell’intervallo di somministrazione tra la prima e la seconda dose o l’aumento del numero di dosi. L’altro piano che viene preso in considerazione prevede invece l’utilizzo di vaccini realizzati con tecnologie differenti». In termini di efficacia, se Pfizer e Moderna ottengono il 95%, per il vaccino cinese di Sinovac si scende fino al 50,4% (studi in Brasile), al massimo l’83,5% (trials eseguiti in Turchia). «Tutti dovrebbero considerare i benefici che i vaccini a mRNA possono portare all’umanità – ha concluso Gao – Dobbiamo seguirlo attentamente e non ignorarlo solo perché abbiamo già diversi tipi di vaccini».



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