VACCINI IN AZIENDA, PROTOCOLLO INAIL/ Regole e costi: piano alle Asl con numero dosi

- Niccolò Magnani

Vaccini anti Covid in azienda: protocollo firmato da sindacati, Governo e Inail. Come avverrà, regole: costi, rischi, somministrazioni e adesione. Il piano alle Asl con numero dosi

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Via libera al protocollo per i vaccini anti Covid in azienda, grazie al quale potranno vaccinare i propri dipendenti. Il ministero della Salute ha sottoscritto l’accordo e l’Inail ha fissato le regole con un protocollo che è già stato approvato. Per quanto riguarda la somministrazione, questa è riservata ad operatori sanitari e deve essere eseguita in locali idonei. La registrazione va poi caricata nel rispetto dei dati personali. I medici competenti possono svolgere il corso dell’Istituto superiore di sanità (Iss) su piattaforma. Ma se l’azienda non ha un medico competente, può avvalersi delle strutture sanitarie dell’Inail.

In tal caso, va comunicata alla struttura sanitaria privata o a quella territoriale dell’Inail il numero totale di lavoratrici e lavoratori che hanno espresso l’intenzione di essere sottoposti alla vaccinazione anti Covid. Questa deve avvenire in orario di lavoro: il tempo necessario per la vaccinazione eseguita in orario di lavoro è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro. (agg. di Silvana Palazzo)

Clicca qui per il testo integrale del protocollo Inail per vaccini in azienda.

VACCINI IN AZIENDA, REGOLE PROTOCOLLO INAIL

Dopo 7 lunghe ore di riunione, Inail, Governo e sindacati hanno trovato l’accordo e siglato il protocollo per i vaccini in azienda con l’inizio della campagna massiva a maggio: il canale del vaccino somministrato in azienda sarà di fatto parallelo alla rete ordinare nazionale e non alternativo, questo l’accordo trovato tra i Ministri Speranza (Salute) e Orlando (Lavoro) con i segretari generali dei sindacati e l’Inail. Il protocollo prevede che le aziende predispongono un piano aziendale all’Azienda Sanitaria di riferimento, dichiarando «il numero di vaccini richiesti per le lavoratrici e i lavoratori disponibili a ricevere la somministrazione, in modo da consentire all’Azienda Sanitaria la necessaria programmazione dell’attività di distribuzione».

Non vi sarà alcun obbligo a procedere con le vaccinazioni, sarà invece adesione volontaria per tutti i lavoratori che lo desiderassero: i costi invece dell’intera gestione vaccinale ricadranno sul datore di lavoro,  mentre la fornitura dei vaccini «dei dispositivi per la somministrazione (siringhe e aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite è a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti». Esattamente come avviene con il piano vaccinale nazionale del commissario Figliuolo, anche per i vaccini in azienda vi sarà un consenso informato da siglare dopo «il previsto triage preventivo relativo allo stato di salute». Da ultimo, chi concretamente effettuerà i vaccini saranno gli operatori sanitari in locali idonei all’interno dell’azienda: «Le aziende possono ricorrere a strutture sanitarie private e concludere una specifica convenzione con strutture in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico, ad esclusione della fornitura dei vaccini che viene assicurata dai Servizi Sanitari Regionali», conclude il protocollo Inail.

ACCORDO GOVERNO-INAIL-SINDACATI: LE REAZIONI

Soddisfazione dai tre settori coinvolti nel protocollo siglato ieri sera – sindacati, politica e aziende: «Penso che siano accordi perfettibili ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l’optimum ma che poi rischia di non arrivare», commenta il Ministro Orlando al termine della riunione-fiume, «si è evitata la sindrome che spesso caratterizza la politica: quella dell’anno zero. Mi auguro che questo spirito possa caratterizzare anche le prossime impegnativi appuntamenti che abbiamo di fronte: la riforma gli ammortizzatori sociali e le crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza». Per il n.1 di Confapi Maurizio Casasco con l’accordo di ieri «l’Italia non può permettersi fratture tra le parti sociali: è necessario capire che l’avversario da combattere sono il covid e le sue varianti. E l’accordo va propria in questa direzione. Voglio dire grazie al ministro Orlando, per la serietà e la grande capacità messe in campo, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero per la Salute: con il contributo di tutti si è arrivati a un risultato per niente scontato ma davvero importante». Per Cgil, Cisl e Uil l’accordo è di fatto una intesa «centrale e importante» (Landini), «con doppia firma assicurata sicurezza e coerenza» (Bombardieri), «revisione importante del precedente protocollo» (Sbarra).



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