VACCINO/ Ci sono ancora piccole sacche di resistenza per paura di effetti collaterali

- int. Stefano De Lillo

Ci sono ancora diversi milioni di italiani che non si vaccinano, per una paura ingiustificata di possibili reazioni. L’esperienza di un medico di base

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Vaccinazione anti Covid (LaPresse)

Resta alto il numero dei non vaccinati, oltre tre milioni di over 50 e un totale di più di dieci milioni dai 12 anni in su. Si tratta di uno zoccolo duro contro il quale governo e istituzioni sanitarie lottano da tempo per convincerli, ma senza risultati. Non si tratta però, dicono fonti ben informate, di un esercito di no vax, persone per lo più ideologizzate che hanno fatto della campagna vaccinale uno scontro ideologico che ha ben poco di scientifico, ma semplicemente di persone che hanno paura di effetti collaterali, preoccupazioni spesso veicolate da fonti di informazioni poco attendibili e da una mentalità “fai-da-te” che purtroppo è dilagata negli ultimi tempi in quasi tutti i campi, non solo quello sanitario. Sfiducia, cioè, nel prossimo e nelle istituzioni, preferendo informarsi e decidere di conseguenza da soli.

E’ quanto ci ha detto in questa intervista il dottor Stefano De Lillo, medico di base che si è occupato a lungo nella sua carriera anche di politiche sanitarie: “Ci sono effettivamente piccole sacche di resistenza al vaccino, persone che hanno paura di imprecisate reazioni, cosa che clinicamente e scientificamente non è avvalorata da nessun dato. Anzi, la mortalità in seguito al vaccino, quasi sempre in soggetti con varie patologie che il virus ha peggiorato, è pari ad appena lo 0,8%, una percentuale del tutto irrilevante”.

Nel suo caso, lei ha rilevato ancora molti pazienti dubbiosi verso i vaccini?

Direi che la stragrande maggioranza delle persone ormai è vaccinata, tra virgolette rimangono delle piccole sacche personali di resistenza. Persone che bisogna provare a convincere, facendo loro superare i pregiudizi, cercando di rassicurare persona per persona. C’è effettivamente una resistenza sproporzionata al vaccino che risulta veicolata da certa stampa.

Quali sono le principali paure che ha avuto modo di osservare?

Soprattutto la paura di imprecisate reazioni da vaccino che peraltro la clinica quotidiana ha dimostrato inesistenti, come allergie o reazioni particolari, se non un po’ di febbre. Si è creata una reazione come dicevo spropositata, una paura per il vaccino, cosa che non è mai stata uguale per altri vaccini. Pensiamo ai bambini portati serenamente dalle mamme a vaccinarsi ogni anno, nessuno ha mai trovato nulla da ridire.

Forse il fatto che vengano usati vaccini nuovi, qualcuno erroneamente dice ancora in fase sperimentale, induce le persone a non fidarsi?

Normalmente facciamo la vaccinazione stagionale avendo a disposizione tre o quattro tipologie di vaccini differenti, ma nessun paziente ha mai chiesto informazioni sul tipo di vaccino che veniva usato oppure non ha mai manifestato preferenze per uno o per un altro.

Si parla molto di un quasi probabile terzo richiamo, una cosa che ha deluso molti perché li ha indotti a pensare: ma allora i vaccini contro il Covid scadono, non ci assicurano protezione sicura. Che ne pensa?

A dire il vero, almeno nel mio caso, questo non trapela, anche perché le persone vaccinate sono abbastanza serene, soprattutto nei confronti di ciò che abbiamo passato sull’efficacia del vaccino stesso. Sulla scorta di ciò che avviene per l’influenza siamo abituati da sempre a fare richiami stagionali. Onestamente, da questo punto di vista, non vedo grandi preoccupazioni. Leggevo un articolo con molti dati che mostrava come in pratica la percentuale di mortalità è dello 0,8%, una percentuale assolutamente irrilevante, che riguarda magari persone già con patologie che il virus ha peggiorato.

Una volta vaccinati come tornano i pazienti? Rispettano ancora le norme di sicurezza come la mascherina e l’igiene?

Sì, in linea di massima sì. C’è una maggiore serenità. Sarà difficile forse togliersi, se mai potremo, alcune abitudini che non sono neanche così malvagie, come l’igiene piuttosto che tenere la mascherina sui mezzi pubblici. Un tempo sorridevamo dei nostri amici orientali che da tempo indossano sempre la mascherina: credo non sia un male a prescindere dalla pandemia. Sdrammatizzando un po’, abbiamo notato, vuoi per il vaccino, vuoi per il distanziamento, che nell’ultimo anno non abbiamo avuto praticamente casi di influenza. Un collega otorino mi diceva che rispetto alle tante visite per semplici tonsilliti o faringiti quest’anno è rimasto disoccupato.



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