Vaccino Coronavirus infettando volontari?/ Non è detto che velocizzi i tempi

- Mauro Mantegazza

Vaccino Coronavirus infettando volontari? Non è detto che velocizzi i tempi: oltre ai dubbi etici, ci sarebbero dunque anche difficoltà pratiche.

anticorpi monoclonali
(LaPresse)

Il possibile vaccino contro il Coronavirus fa molto discutere ancora prima che arrivi: ci sono discussioni tra gli scienziati circa la sua effettiva utilità, c’è il dibattito relativo ai No-Vax che sembrano almeno in parte essersi “convertiti” alla causa delle vaccinazioni, ma c’è anche un importante dibattito etico (ma anche sulla efficacia pratica) circa la possibilità di infettare gente per giungere a questo vaccino in tempi record.

Ne ha parlato anche la prestigiosa rivista Nature, che ha evidenziato come ci sarebbero già 1500 volontari pronti a testare il vaccino per il Coronavirus: si tratta di persone giovani e sane, disponibili dunque a farsi infettare per velocizzare lo sviluppo del vaccino contro il Covid-19. Questo approccio, noto tecnicamente come human-challenge trial, è controverso e sicuramente fa discutere, ma potrebbe essere fondamentale se vorremo avere un vaccino contro il Coronavirus in tempi decisamente più rapidi rispetto a quelli che sarebbero necessari seguendo le procedure standard.

Non a caso il progetto si chiama 1Day Sooner, cioè “un giorno prima”, anche se naturalmente punta a un guadagno di tempo ben superiore a un solo giorno. La procedura standard richiede molto tempo perché migliaia di persone ricevono o il vaccino o un placebo e i ricercatori analizzano che viene infettato nel corso della loro normale vita quotidiana.

VACCINO CONTRO CORONAVIRUS INFETTANDO VOLONTARI: DUBBI ETICI MA ANCHE PRATICI

In questo caso invece ci sarebbe un gruppo ben più piccolo di volontari, che riceverebe il “candidato” vaccino e poi verrebbe infettato con il Coronavirus di proposito, per verificare l’efficacia dell’immunizzazione. Naturalmente una simile procedura può essere effettuata solo con persone che accettino volontariamente di sottoporsi a tutto questo, ma restano le perplessità etiche e come vedremo, non solo queste.

Josh Morrison, il co-fondatore di questo progetto, ha dichiarato a Nature che per il momento il loro obiettivo è quello di reclutare il massimo numero possibile di volontari disponibili a partecipare a un human-challenge trial se questo si dovesse verificare. Questi volontari sono giovani che in genere vivono in grandi aree urbane, molto motivati a fare qualcosa di costruttivo per contrastare il Coronavirus: “Sanno dei rischi cui vanno incontro, ma credono che i benefici di avere un vaccino in tempi molto brevi siano talmente grandi che ne valga la pena”, evidenzia Morrison. Negli Usa, 35 membri del Congresso hanno chiesto di prendere in considerazione gli human-challenge trial per il vaccino contro Coronavirus.

In effetti la discussione sugli aspetti etici ma anche pratici di una simile sperimentazione sono già cominciati, sia in America sia in Europa. Doveroso evidenziare che, oltre agli ovvi risvolti morali, ci sono in effetti ancora dubbi circa il fatto che questo genere di sperimentazione possa velocizzare i tempi, il che sarebbe l’unica motivazione per correre un rischio del genere: bisogna infatti stabilire come fare per esporre i volontari al virus nel modo più sicuro possibile e ciò potrebbe richiedere tempi piuttosto lunghi, vanificando la successiva rapidità in fase di sperimentazione. Insomma, il guadagno rischierebbe di essere davvero di un solo giorno e forse nemmeno: ne vale la pena?



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