VACCINO E BIG DATA/ Terza ondata, così Italia e Germania possono “alleggerirla”

- Marco Pugliese

La terza ondata è ritenuta probabile. Ma Italia e Germania sono più avanti sui vaccini. Serve però un progetto organico, basato su tracciamento e tecnologie

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La cancelliera tedesca Angela Merkel (LaPresse)

Numeri alla mano, la Germania è lo Stato europeo che gode di un rapporto intervento/incisività a livello di misure Covid-19 molto efficace. Berlino ha adottato una tattica “a macchia di leopardo”, restringendo le aree cluster e applicando screening ai primi focolai gravi (i macelli, ad esempio) atti a spegnere da subito “l’incendio”. Il tutto predisposto per arrivare alla terza ondata (probabile) di primavera con dati bassi e possibilmente un vaccino in mano. Già in ottobre, in Germania, il ministero della Salute ha convocato i Länder perché ne predispongano l’organizzazione per una somministrazione su larga scala.

Italia e Germania più avanti sui vaccini

L’Italia ha puntato sul vaccino sperimentato da Oxford/Irbm/AstraZeneca: le dosi saranno prodotte in Italia, ci penserà la società Irbm di Pomezia, e il tutto si trova in fase 3. Il 1° ottobre è stata presentata richiesta di autorizzazione all’Ema (l’Agenzia europea del farmaco) e l’Italia fornirà anche a Israele (come la Germania) parte delle dosi.

Per la Germania, invece, la soluzione porta il nome di BNT162, il vaccino della Biontech, azienda di Mainz, prodotto in cooperazione con la statunitense Pfizer. L’Ema ha ricevuto la richiesta il 5 ottobre, la fase 3 è in corso e i risultati sono attesi entro metà novembre.

Entrambi i vaccini potranno quindi (comunicati delle aziende in mano) essere pronti all’uso proprio tra febbraio e marzo, periodo delicato, visto che, secondo i dati, la terza ondata passerà proprio in quel periodo.

Abbiamo confrontato il Covid-19 con i due bienni della Spagnola e il decorso pare molto simile.

Fonte: statistichecoronavirus.it

In realtà, emergono alcune differenze. L’influenza d’inizio Novecento fu devastante nelle prime due ondate (la seconda soprattutto), che scemarono poi, grazie a mutazioni del virus (che finora non sono state studiate a fondo) e immunità generalizzata (riguardo al Covid-19 la copertura da parte degli anticorpi, secondo uno studio inglese, durerebbe 70 giorni).

Recidive e mutazioni

Su recidive e mutazioni è più attendibile un modello stocastico (per esempio, quello tratto dal sito del Cnr). La gestione di eventuali recidive diventa fondamentale: partendo dal grafico dati dell’Italia, si noterà infatti una buona fetta di guariti.

Fonte: statistichecoronavirus.it

Tali guariti (in un qualsiasi modello Sir o simili) rappresentano nei modelli standard una variabile importante, perché “annullano” (insieme ai decessi) i tentacoli di trasmissione del virus. Le recidive, quindi, diventano fondamentali in un modello stocastico, strumento che permette di stimare le distribuzioni di probabilità di potenziali esiti, consentendo variazioni casuali in uno o più input nel tempo. Quindi, la “R” di recuperati può tornare a essere una “I”, che sta per infettati, mandando in crisi un qualsiasi approccio deterministico, dato che considera variazioni del rischio d’esposizione, malattia e altre dinamiche della malattia. Certo un modello stocastico è molto più complesso e necessita di calcoli molto elaborati.

Anche le mutazioni possono mettere in crisi i modelli, così come i vaccini: emblematico, a tal proposito, il “caso dei visoni” in Danimarca. Sono state poste in quarantena persone che hanno contratto il virus “modificato”, traslato dai visoni (la Danimarca, su pressione dell’Oms, ha deciso d’abbattere 15 milioni di capi), che pare non reagire a eventuali vaccini attualmente in lavorazione, rendendo di fatto inutile l’approccio previsto da Berlino. Motivo per cui la Danimarca ha confinato la zona in questione in regime di lockdown, provando a contenere una variazione del virus che potrebbe portare difficoltà.

Sfida appesa a più variabili

La sfida logistica di Germania e Italia, quindi, è appesa a più variabili. Il ministro tedesco della Sanità, Jens Spahn, in un’intervista a Der Spiegel, ha parlato anche di due app in fase di sviluppo: una servirà a gestire gli appuntamenti per il vaccino, l’altra invece sarà dedicata a possibili effetti collaterali da segnalare.

Anche l’Italia prevede una terza ondata, che dovrebbe essere bloccata sul nascere dal vaccino AstraZeneca, come più volte sottolineato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: per entrambi, infatti, le dosi saranno pronte a primavera per la distribuzione (che sarà strutturata, perché non ci saranno subito vaccini disponibili per tutti).

Questa strategia, abbinata a un testing & tracing alla coreana (App più Intelligenza artificiale applicata ai big data di tracciamento), pare essere nelle corde di Italia e Germania per scongiurare blocchi e contenimenti, deleteri per il morale della popolazione e per le sorti dell’economia.

La seconda ondata, prevista ma con altra forza, sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario europeo (e mondiale) come vediamo nel grafico inerente all’Italia.

Fonte: statistichecoronavirus.it

Senza una programmazione per i mesi cruciali in arrivo si rischia un 2021 in salita. È questo il succo del discorso della cancelliera Angela Merkel, che ha invitato il popolo tedesco a rispettare le regole oggi per ripartire a breve. Da un punto di vista scientifico, la cancelliera ha poi sottolineato quanto le ondate siano simili, un dato che preoccupa, visto che i tempi “di recupero” per il sistema sanitario non sono brevissimi. Inoltre la creazione e formazione di team medici per la rianimazione richiede più o meno 5 anni, quindi non si può più sbagliare dopo due ondate e una percentuale non bassa di personale sanitario infettato che non si può rimpiazzare in tempi brevi.

Organizzazione e tecnologia possono scongiurare ulteriori ondate, serve però un progetto organico per paese.







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