Formula 1/ Jacky Ickx: i 70 anni di un campione fra l’asfalto e la sabbia del deserto

Formula 1: l’1 gennaio è il giorno del compleanno di Jacques ‘Jacky’ Ickx, storico pilota belga protagonista anche in Formula 1 con la Ferrari. Massimo Piciotti ne ricorda la storia

01.01.2015 - Massimo Piciotti
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Jacky Ickx con la moglie Kadja (INFOPHOTO)

, Ixelles, piccola frazione dalle parti di Bruxelles. E’ il primo giorno dell’anno in cui la guerra cesserà finalmente di lasciarsi indietro la sua scia di morte e distruzione e proprio in quel giorno nasce Jacques Bernard Ickx. Ma gli amici lo chiameranno “Jacky”. Nella sua casa si respira automobilismo: suo padre Jacques Sr. è un affermato giornalista, amico intimo di Johnny Claes, il miglior pilota belga del tempo, con cui vinse da copilota il rally Liegi-Roma-Liegi nel 1951, mentre suo fratello Pascal, di sette anni più vecchio di Jacques Jr., nel 1950 a 13 anni diventa il pilota d’aereo più giovane ad avere mai ottenuto il brevetto. In un ambiente così è piuttosto normale che il nuovo arrivato cresca con un volante in mano. Quello che non è affatto normale è il suo smisurato talento. Capace di straordinarie prestazioni come Clark, freddo e calcolatore quanto basta come Stewart, strepitoso sul bagnato come Senna – fu il primo vero “mago della pioggia” – è difficile capire come Jacky Ickx non sia diventato uno dei più grandi piloti di sempre. E il suo carattere un po’ “ribelle” e poco incline ai compromessi spiega solo in parte questo paradosso. La sua carriera in Formula Uno, precoce ed esplosiva, si stemperò invece in un lungo e imprevisto tramonto alla guida di vetture poco competitive. Non così in ambito sportcar, dove per vent’anni fu uno dei principali protagonisti e dove diventò l’indiscusso “Monsieur Le Mans” con il suo strepitoso record di 6 vittorie – e 9 podi – fra il 1967 e il 1983, superato solo di recente da Tom Kristensen. Dopo gli esordi con le moto da trial, Jacky fu portato nel 1966, a soli 21 anni, nel team Matra F.2 da Ken Tyrrell, che ne intuì il grande potenziale. In quegli anni il GP di Germania sul mitico anello del Nürburgring era aperto anche alle vetture di Formula 2: nel ’67 Ken Tyrrell iscrisse Jacky con una Matra 4 cilindri e il giovane belga provocò lo scompiglio nel circus con un incredibile terzo tempo assoluto in prova, meglio di Stewart, Gurney, McLaren, Surtees, Brabham, Amon, Rindt e altri 8 piloti con a disposizione una vettura di F.1 e un minuto e venti secondi (!!) più veloce di Jack Oliver, secondo pilota in griglia su una vettura di F.2. In gara, pur partendo sul fondo dello schieramento dietro a tutte le F.1 come voleva il regolamento, risalì posizioni su posizioni fino al quarto posto assoluto, quando un banale guasto lo fermò. Era sorta, anzi esplosa, una stella. Jacky fu messo subito sotto contratto dalla Ferrari e nel ’68 vinse la sua prima gara a Rouen, naturalmente sotto una pioggia torrenziale. Curiosamente nel mondiale sportcar non correva per la Ferrari, ma per il diretto concorrente John Wyer e il suo team Gulf di cui era già diventato uno dei protagonisti principali, con le vittorie a Spa, Brands Hatch, Watkins Glen e Kyalami. Posto di fronte ad un “out out” da parte del “Commendatore” e non volendo lasciare Wyer, optò per il passaggio alla Brabham al via della stagione ’69. Fu secondo nel Mondiale con due successi e con la Gulf-Ford GT vinse per la prima volta a Le Mans con un sensazionale sorpasso all’ultimo giro ai danni della Porsche di Hans Herrmann. Il fascino della Ferrari era però irresistibile e Jacky decise di tornare sui suoi passi nel ’70 rientrando nella scuderia del Cavallino su tutti i fronti. Enzo Ferrari, che aveva un…

…debole per il suo talento, lo riaccolse a braccia aperte e lo designò pilota-leader della squadra. Furono anni ricchi di successi, ma in misura minore di quanto ci si potesse aspettare. Perso di poco il Mondiale ’70 nonostante la scomparsa di Jochen Rindt, nel ’71 e ’72 le evoluzioni delle varie monoposto del Cavallino furono poco felici e quando nel 1973 con la “312B3” i risultati divennero disastrosi, Ickx decise a metà stagione di abbandonare la Scuderia per passare – dopo due brevi apparizioni da “freelance” con McLaren e Williams – alla Lotus. Fu un errore cruciale che di fatto stroncò la sua carriera in Formula Uno. La Ferrari infatti ingaggiò al suo posto Niki Lauda che, collaudatore migliore di Ickx, con la “B3” in versione evoluta – e successivamente con la 312T da essa derivata – divenne protagonista del Mondiale ’74 e vinse quello del ’75. Ickx invece si ritrovò in una scuderia in crisi che gli regalò solo grosse delusioni, se si eccettua la vittoria nella Race of Champions, fuori campionato, del ’74. Nel ’75 lasciò la Lotus a metà campionato come aveva fatto con la Ferrari: la scelta si rivelò, ancora una volta, clamorosamente sbagliata, dato che nel ’76 Colin Chapman fece esordire la “77” capostipite delle vetture che portarono Mario Andretti al titolo ’78. Da allora Ickx vivacchiò a fondo griglia fino al ’79, prima con la disastrosa Williams-Wolf, poi con la Ensign e infine con la Ligier. Nel Mondiale sportcar era invece tutt’altra musica: lasciando la Ferrari passò alla Mirage e vinse subito a Le Mans nel ’75. L’anno successivo entrò nel team ufficiale Porsche – sotto le insegne storiche della Martini prima e della Rothmans poi – collezionando una innumerevole serie di successi – tra cui altre quattro vittorie a Le Mans nel ’76, ’77, ’81 e ’82 sempre col suo inseparabile compagno Jochen Mass – fino al 1985, stagione al termine della quale annunciò il suo ritiro dalle competizioni su pista, anche a causa dello shock successivo all’incidente che lo vide incolpevole protagonista a Spa dove perse la vita il giovane talento Stefan Bellof. Fu proprio in quegli anni che Jacky si appassionò ai raid e cominciò a partecipare alla Parigi-Dakar, una competizione affascinante e pericolosa così diversa dalle corse cui era abituato. Ma per lui non era certo un problema e nel 1983 trionfò al volante di una Mercedes in coppia con l’attore Claude Brasseur che gli faceva da copilota. Nel 1994, a cinquant’anni, Ickx corse l’intera Dakar da solo, per puro spirito amatoriale. Questo è Jacky Ickx, al di là del suo eclettismo incredibile, era un campione diverso anche fuori dalla pista. Sposato con Khadja, cantante di origine burundese, ha avuto cinque figli e una vita che è un mare di aneddoti. Il più celebre è senza dubbio quello legato alla sua decisione di fermare, in qualità di direttore di corsa, il GP di Monaco 1984 regalando la vittoria ad Alain Prost contro uno scatenato Ayrton Senna ma consegnando al mondo, probabilmente, i “germi” di una delle più avvincenti e spettacolari rivalità che la storia dello sport ricordi. Ma che dire di quando una sera del 1974 nel velodromo di Rocourt, vicino a Liegi, per una serata benefica si improvvisò funambolo, camminando in giacca e cravatta su un filo a cinque metri d’altezza senza alcuna protezione dopo quindici giorni di prove nel suo giardino? O dei 38 secondi che riuscì a guadagnare durante il primo giro su tutti gli altri concorrenti nella 24 Ore di Spa 1968 corsa sotto la sua “cara” pioggia torrenziale? O della leggendaria vittoria a Le Mans del 1977 rimontando praticamente da solo dal quarantanovesimo al primo posto dopo una lunga sosta per un guasto? O dei tremendi incidenti cui scampò per miracolo come quello al Gran Premio di Spagna 1970 a Jarama o l’ultimo in F.1 con la Ensign a Watkins Glen, dieci anni dopo o quello a Rally dei Faraoni 1991 in cui morì il suo co-pilota Christian Tarin? Jacky Ickx, pilota eclettico e campione diverso dagli altri. Un grande dentro e fuori dalla pista.

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