Vaiolo delle scimmie: in Cina morto un veterinario/ Come si trasmette virus, i rischi

- Silvana Palazzo

Vaiolo delle scimmie, morto un veterinario in Cina: era primo paziente colpito da virus. Come si trasmette, i rischi e la mortalità. Vaccino? Non c’è…

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Il vaiolo delle scimmie torna d’attualità. Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato dei primi casi che sono stati nuovamente registrati a distanza di venti anni. Ora purtroppo dobbiamo registrare la morte del primo paziente colpito dal “Monkey B Virus” (BV), un virus molto simile al vaiolo, ma meno grave. A diffondere la notizia è stato il Chinese Center for Disease Control and Prevention ed è stata poi ripresa dai media internazionali. La vittima è un uomo di 53 anni, un veterinario di Pechino il cui decesso è stato registrato lo scorso maggio. L’uomo, che lavorava per un istituto di ricerca sui primati non umani, ha cominciato a mostrare primi sintomi come nausea e vomito ad aprile, dopo che aveva dissezionato le carcasse di due scimmie dall’inizio di marzo.

Prima di questo caso non erano state rilevate altre infezioni da violo delle scimmie fatali, quindi si tratta del primo caso di infezione umana identificato in Cina. Identificato per la prima volta nel 1932, ha infettato solo 50 persone fino al 2020, di cui 21 sono decedute.

VAIOLO DELLE SCIMMIE, MORTALITÀ E COME SI TRASMETTE

Il vaiolo delle scimmie è un alfaherpesvirus enzootico, l’uncio delle scimmie tra quelli identificati che mostra una grave patogenicità anche negli esseri umani. Il virus può essere trasmesso tramite contatto diretto o con lo scambio di secrezioni corporee. La mortalità è alta: il tasso è del 70-80% di decessi. Per il Chinese Center for Disease Control and Prevention, le scimmie sono vettore di questo virus: può essere rinvenuto nella loro saliva, nelle feci, nelle urine, nel tessuto cerebrale e nel midollo spinale. Per gli esperti il virus può sopravvivere per ore sulle superfici, soprattutto se umide. L’uomo può infettarsi se morso o graffiato da una scimmia infetta, se il virus viene a contatto con lacerazioni della pelle o con occhi, naso e bocca, ma anche se viene a contatto col cranio, il cervello o il midollo spinale di una scimmia infetta. I sintomi possono insorgere entro un mese dall’esposizione al virus, ma potrebbero comparire anche nell’arco di una settimana. Al momento non ci sono vaccini in grado di proteggere dal vaiolo delle scimmie, quindi è una minaccia per gli operatori del settore.



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