Valentina Salamone: non fu suicidio/ Ergastolo a Nicola Mancuso (Amore Criminale)

- Emanuela Longo

Valentina Salamone, 19enne impiccata: non fu suicidio. In primo grado condannato l’amante 33enne Nicola Mancuso. Il caso ad Amore Criminale

valentina salamone quarto grado
Valentina Salamone, foto Quarto Grado

A nove anni e mezzo dalla sua morte, la trasmissione Amore Criminale ripercorre stasera la drammatica storia di Valentina Salamone, giovane – ed ennesima – vittima di femminicidio. Valentina aveva appena 19 anni quando il 24 luglio del 2010 rimase vittima dell’inaudita violenza di un uomo, il 33enne Nicola Mancuso che, pur essendo sposato intratteneva una relazione parallela anche con la giovane di Adrano, in provincia di Catania. Valentina, all’epoca dei fatti, lavorava come cameriera in un pub quando fece la conoscenza di Nicola, uomo più grande di lei e con una relazione coniugale molto complessa poichè sposato e padre di tre figli. La loro relazione procede per alcuni mesi, fino a quando la moglie dell’uomo scopre tutto e chiede alla ragazza di interrompere la relazione. La lontananza però durerà poco poichè, ad una festa, i due amanti si ritrovano e qui lei tenta una riconciliazione. Rimasti da soli, Valentina gli rivela di essere incinta. Quella sarà la molla che spingerà Mancuso a compiere un gesto choc: un delitto atroce compiuto con un solo intento, farlo passare per un terribile caso di suicidio.

VALENTINA SALAMONE, MESSINSCENA DI UN SUICIDIO

Ci sono voluti ben dieci anni affinché il caso di Valentina Salamone passasse da un suicidio ad un omicidio e lo scorso giugno la corte d’Assise di Catania ha inflitto la pena dell’ergastolo a carico del 33enne Nicola Mancuso, giunta dopo una interminabile lotta condotta dalla famiglia della vittima. Per la Corte fu l’uomo ad uccidere la giovane 19enne, sebbene fosse stata realizzata una messinscena al fine di far credere che si trattasse di un suicidio. Il corpo della giovane donna fu trovato senza vita, impiccato all’esterno della villetta dove la coppia si era ritrovata. In un primo momento, ritenendolo un suicidio, per la morte di Valentina era stata chiesta l’archiviazione ma la procura generale di Catania era intervenuta ed aveva avocato a sé l’inchiesta dopo le perizie dei carabinieri del Ris. Dagli accertamenti, infatti, emersero tracce di sangue dell’uomo sotto le scarpe della giovane vittima e ciò portò ad inchiodare Mancuso dando una svolta al caso e procedendo con il suo arresto (l’uomo è detenuto anche per una condanna a 14 anni per traffico di droga).

NICOLA MANCUSO ALL’ERGASTOLO IN PRIMO GRADO

Nicola Mancuso si era sempre proclamato innocente rispetto all’omicidio della giovane Valentina Salamone, con la quale aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. Arrestato il 4 marzo del 2013, fu dapprima scarcerato il 28 ottobre successivo dopo aver fatto ricorso al Tribunale del Riesame. Lo scorso 27 giugno, a distanza di nove anni, è giunta la condanna in primo grado per l’omicidio della 19enne di Adrano. Secondo quanto ricostruito in sede di processo, Valentina sarebbe stata uccisa da Mancuso per “abietti e futili motivi” tramite impiccagione. La Corte catanese oltre alla condanna al carcere a vita ha anche disposto un risarcimento di 50 mila euro a ciascuno dei genitori e di 30 mila euro ciascuno al fratello e alle tre sorelle della ragazza. Pur lavorando come cameriera, Valentina – che aveva collezionato in passato anche alcune esperienze come modella – sognava di diventare assistente sociale. Un sogno interrotto per sempre in un giorno d’estate di dieci anni fa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA