“Valeriano Forzati non uccise Willy Branchi”/ Accuse e strage night club “innocente”

- Emanuela Longo

Il ruolo di Valeriano Forzati nell’omicidio di Willy Branchi: il “colpevole perfetto” secondo gli inquirenti. Prosciolto dalle accuse, commise una strage

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Willy Branchi

Uno dei personaggi che entrarono con forza nelle indagini sull’omicidio di Willy Branchi fu Valeriano Forzati, detto “il comandante”. Il suo nome era già noto alle forze dell’ordine non solo per essere stato implicato in rapina, spacci e risse ma anche e soprattutto per essere stato amico di Felice Maniero, capo e fondatore della Mala del Brenta, la cosiddetta “mafia del Nord”. Anche alla luce dei reati che aveva collezionato nel corso della sua vita, Forzati fu subito considerato il “colpevole perfetto” nonché l’ultima persona ad aver visto Willy in pizzeria a Goro la sera che precedette il suo assassino brutale, ovvero il 29 settembre 1988. Forzati e Willy furono visti insieme mentre cenavano e poi successivamente, quando uscendo si avviarono verso ad un bar. Per l’omicidio del giovane 18enne di Goro, il pregiudicato si dichiarò sempre innocente. Tre mesi dopo quella terribile accusa, però, avvenne un colpo di scena inaspettato. Non sopportando più che continue accuse e le pressioni di carabinieri e procura, si rese artefice di un vero e proprio inferno all’interno di un night club Laguna Blu nel quale persero la vita 4 persone.

VALERIANO FORZATI E LA STRAGE AL NIGHT CLUB

Ma cosa fece perdere la testa a Valeriano Forzati, al punto da commettere una strage? Dopo essersi recato nel locale, in tanti lo additarono di essere l’assassino di Willy Branchi e per tale ragione fu messo alla porta da proprietario. Lui però vi fece ritorno, questa volta armato, uccidendo l’uomo, il fratello, la fidanzata di uno dei due e prendendo un cliente in ostaggio che poi uccise poco dopo. Da quel momento divenne un assassino in fuga in quanto fece perdere le sue tracce. Si consegno solo alcuni mesi dopo, quando realizzò una telefonata da Buonos Aires con la quale Forzati mise fine alla sua latitanza. Il pregiudicato fu arrestato ma per lui non era ancora finita: si macchiò di un altri crimine uccidendo una guardia prima di togliersi la vita. Nonostante la sua morte il processo per l’omicidio di Willy Branchi andò comunque avanti e Forzati fu prosciolto da ogni accusa e ritenuto innocente rispetto alla morte del 18enne. Con sentenza dell’8 febbraio 1990, Forzati fu dichiarato “innocente”.

COLLEGAMENTO CON LA MORTE DI WILLY BRANCHI

Secondo l’avvocato della famiglia di Willy Branchi, tuttavia, vi era un collegamento tra la morte del 18enne e Valeriano Forzati. Come riferisce Il Resto del Carlino in un articolo di quattro anni fa, il 3 febbraio 1989 la moglie di Carlo Bovolenta, indagato e poi prosciolto per le vicende del night, rivelò alla polizia: “Mio marito mi ha confidato che Forzati da qualche tempo si era accorto che il Laguna Blu era frequentato da tutte le persone che lo interessavano e che gli avevano fatto del male, facendolo coinvolgere nell’inchiesta dell’omicidio di un ragazzo di Goro, in cui la vittima fu trovata nuda”. Erano persone che, a suo dire, ce l’avevano con lui e lo accusavano ingiustamente. Ma Forzati non avanzò mai i loro nomi. Fu proprio Bovolenta a precisare che Forzati “diceva che doveva andare a Bosco Mesola perché lì vi erano sette o otto persone che l’aspettavano”. Nel 2015, prima che venissero a galla ulteriori novità, il legale della famiglia Branchi asserì: “dagli elementi raccolti è emerso che la strage molto probabilmente è derivata dalla presenza di alcune persone all’interno del locale che in passato avevano additato Forzati come responsabile dell’uccisione di Willy e che avevano creato in lui uno stato d’animo di forte tensione e avevano messo in difficoltà la sua famiglia”.

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