“Variante Omicron nata in paziente che aveva Aids”/ Infezione di lunga data e…

- Carmine Massimo Balsamo

“La variante Omicron nata in paziente che aveva Aids”: questa l’ipotesi degli esperti a proposito della nuova mutazione del Covid

variante omicron
Immagine di repertorio (Foto LaPresse)

La variante Omicron da un paziente affetto da Aids: questa una delle possibili spiegazioni legati all’emergere della mutazione che ha fatto scattare l’allarme mondiale. Come ricostruito dal professor Francois Balloux, direttore dell’UCL Genetics Institute, la variante potrebbe essere partita da una persona con il sistema immunitario altamente compromesso e non trattato. Sotto la lente di ingrandimento l’elevato numero di mutazioni registrato…

«Mi aspetto sicuramente che la nuova variante sia scarsamente riconosciuta dagli anticorpi neutralizzanti rispetto ad Alpha o Delta», le parole dell’esperto sulla variante Omicron ai microfoni del The Guardian. Il professore ha rimarcato che è ancora presto per prevedere quanto possa essere trasmissibile, per questo motivo è essenziale monitorare gli sviluppi. Un altro fattore importante è legato alla durata dell’infezione esistente, probabilmente di lunga data.

“Variante Omicron nata in paziente che aveva Aids”

Il Messaggero mette in risalto che l’Aids non trattato e altre condizioni che indeboliscono il sistema immunitario necessitano di più tempo per sconfiggere il Covid, creando l’ambiente favorevole alla formazione evolutiva delle mutazioni del virus. E da qui, dunque, potrebbe aver preso la variante Omicron. Conferme su questa ipotesi arrivano anche dalla pagina Pillole di ottimismo, con l’ausilio della professoressa Penny Moore (University of Witwatersrand): «La variante Omicron viene da un paziente con infezione severa da HIV che ha avuto un COVID durato oltre 200 giorni a causa dello stato di grave immunodeficienza. Ricordiamo che, a causa dei lockdown ed altre restrizioni anti-COVID, è calata di molto, sia in South Africa che in altre nazioni africane, la percentuale di soggetti con HIV/AIDS trattati con terapia anti-retrovirale (ART), e che casi come questi aumenteranno sono destinati ad aumentare».



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