Variante Omicron/ Perché per l’OMS è fonte di “preoccupazione”: reinfezione e…

- Dario D'Angelo

Variante Omicron: il nuovo mutante sudafricano inserito tra le “varianti di preoccupazione” dell’OMS. Quando è emersa per la prima volta e cosa accade ora.

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Test Covid in Sud Africa (LaPresse, 2021)

Perché la variante Omicron emersa in Sudafrica è stata classificata dall’OMS come una “variante di preoccupazione“? E’ proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al termine della riunione del panel di esperti che ha esaminato i dati disponibili sul mutante, a spiegare che la variante B.1.1.529 presenta “un ampio numero di mutazioni, alcune delle quali preoccupanti. Gli elementi preliminari suggeriscono un aumentato rischio di reinfezione con questa variante in confronto ad altre varianti di preoccupazione“. Come riportato dall’AdnKronos, “sulla base delle prove presentate indicative di un cambiamento negativo nell’epidemiologia di Covid-19“, il gruppo tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’evoluzione del virus, Tag-Ve, ha “consigliato all’Oms che questa variante dovrebbe essere designata come Voc e l’Oms ha seguito l’indicazione, scegliendo la lettera dell’alfabeto greco che la identificherà da ora in poi“.

Variante Omicron: Oms, “aumentato rischio di reinfezione”

La variante poi rinominata Omicron è stata segnalata per la prima volta all’Oms dal Sudafrica il 24 novembre scorso. La situazione epidemiologica nel Paese è stata contrassegnata da tre picchi distinti nei casi segnalati, l’ultimo dei quali è stato riconducibile prevalentemente all’effetto della variante Delta. Nelle ultime settimane, però, sottolinea l’OMS in una nota, “le infezioni sono aumentate vertiginosamente in coincidenza con il rilevamento della variante B.1.1.529. La prima infezione confermata nota da B.1.1.529 proveniva da un campione raccolto il 9 novembre 2021“. Gli esperti hanno sottolineato come “il numero di casi di questa variante sembra essere in aumento in quasi tutte le province del Sudafrica“; la buona notizia è che l’attuale diagnostica basata sui test molecolari “continua a rilevare” la variante Omicron. Ciò consentirà di monitorarne l’evoluzione. L’OMS ha infine informato che “sono in corso numerosi studi” e il gruppo di esperti Tag-Ve che segue l’evoluzione del virus “continuerà a valutare questa variante. L’Oms comunicherà le nuove scoperte agli Stati membri e al pubblico, se necessario“.



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