Vaticano, disposto arresto broker Gianluigi Torzi/ False fatture, su Palazzo Londra…

- Niccolò Magnani

Vaticano, disposto l’arresto del broker Gianluigi Torzi: le accuse di false fatturazioni e autoriciclaggio. Per il momento le indagini non sono legate al Palazzo di Londra

Vaticano Piermarini
Vaticano, San Pietro (immagini di repertorio, LaPresse)

È stato disposto l’arresto del broker Gianluigi Torzi, noto alle cronache nazionali perché già indagato sulla complessa vicenda del Palazzo di Londra acquistato dal Vaticano: come annuncia Adnkronos, i militari della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo l’ordinanza disposta dal gip su richiesta della Procura di Roma stante le accuse di autoriciclaggio e fatture false.

L’ordinanza al momento non può ancora essere disposta pienamente in quanto il broker si trova al momento a Londra: nelle decisioni del gip, emergono misure interdittive (divieto di esercitare la professione di commercialista per 6 mesi) per Giacomo Capizzi, Alfredo Camalò e Matteo Del Sette, indagati tutti a vario titolo per emissione e annotazione di fatture su operazioni inesistenti. In attesa che venga effettuato pienamente l’arresto di Torzi, emerge che per il momento le indagini della Procura di Roma non risultano collegate all’operazione immobiliare al centro dello “scandalo” del Palazzo al n.60 di Sloane Avenue a Londra: Torzi in quel caso risulta indagato per illecito profitto (15 milioni di euro) in quanto broker finanziario nella compravendita del Palazzo poi “litigato” sul controllo della proprietà tra Ior e Segreteria di Stato vaticana.

I PARTICOLARI DELL’INCHIESTA SU TORZI

Secondo le carte giudiziarie dell’arresto, pubblicate da Rai News e Adnkronos, è stato ricostruito che parte della somma contestata (bonificata a due società inglese dell’imprenditore Torzi) sia stata impiegata per l’acquisto di società quotate in Borsa italiana. Si tratta secondo gli inquirenti di 4,5 milioni di euro, che hanno consentito al broker dopo pochi mesi, di conseguire «un guadagno di oltre 750.000 euro – e per ripianare il debito di 670.000 euro di altre due aziende allo stesso riferibili». È stato poi inoltre contestato a Gianluigi Torzi un giro di fatturazioni false – anch’esse non collegate alla compravendita Vaticano-Londra – realizzato assieme a Capizzi e ai commercialisti del gruppo di imprese italiane di Camalò e Del Sette: «senza alcuna giustificazione commerciale e al solo scopo di frodare il fisco». Del tutto negativo il primo commento dell’avvocato di Torzi, Marco Franco, raggiunto dall’Adn: «Leggendo il provvedimento sono rimasto del tutto sconcertato. E’ la sintesi ancora più debole della tesi dei Promotori di giustizia vaticana, già del tutto demolita dal giudice inglese in sede di rogatoria per il sequestro», attacca ancora il legale facendo riferimento alle recenti decisioni dei giudizi inglesi che hanno sbloccato i conti correnti di Torzi ed escludendo il ricatto secondo l’ordinamento britannico.



© RIPRODUZIONE RISERVATA