Vedova nera spaziale/ La stella che “mangia” le proprie simili e rilascia raggi gamma

- Davide Giancristofaro Alberti

Una scoperta decisamente suggestiva, una stella vedova nera che si nutre delle proprie simili facendole a pezze: ecco come funziona questo raro fenomeno astrale

I buchi neri
I buchi neri (LaPresse, 2019)

E’ stato risolto dagli astrofisici il mistero del punto luminoso di raggi gamma scoperto nel cielo: dietro di esso si nasconde una sorta di stella “cannibale”, che si nutre di un’altra stella più debole facendola in mille pezzi, ed emettendo così raffiche di radiazioni gamma. A spiegare nel dettaglio questo particolare fenomeno è il portale livescience.com, che descrive queste stelle cannibali con il nome di vedova nera (dal velenosissimo ragno) o redback: quando una di queste stelle rimane bloccata in un’orbita con una stella leggera, questa viene letteralmente fatta a pezzi dal suo “partner” ad ogni rotazione.

Gli scienziati hanno recentemente visto all’opera una nuova “redback” nel cuore di un sistema luminoso denominato PSR J2039–5617, scoperto nel 2014, ma “capito” solamente nelle ultime settimane. Gli ingegneri astrali hanno sempre avuto il dubbio che all’interno di quel sistema luminoso si nascondesse una vedova nera, ma solamente dopo aver raccolto una quantità pressochè infinita di dati si è potuto arrivare alla soluzione del problema.

VEDOVA NERA SPAZIALE: LA SCOPERTA GRAZIE AD UN SUPER COMPUTER

Nel dettaglio i ricercatori si sono affidati ad un supercomputer denominato Einstein, e mai nome pare più azzeccato; gli studiosi della LIGO Scientific Collaboration, insieme al noto istituto tedesco Max Planck, hanno quindi unito gli sforzi permettendo di giungere al risultato di cui sopra. Nel giro di due mesi i ricercatori dei vari team hanno effettuato la scoperta della vedova nera, dopo aver analizzato come la stessa agisse sulla sua partner. Quando nello spazio si verifica un fenomeno di questo tipo si vengono a creare particolari schemi di luce variabili che sono stati descritti in un documento che verrà pubblicato entro il mese di marzo presso la rivista Monthly Notice della Royal Astronomical Society, ma già disponibile online. Una scoperta senza dubbio sensazionale che ancora una volta ci permette di capire quanto sia misterioso e nel contempo affascinante l’universo che ci circonda.



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