Veneto, test rapido coreano per diagnosi Covid/ Meno costoso e dotato di marchio CE

- Alessandro Nidi

Roberto Rigoli, microbiologo: “Il test identifica solo i positivi reali, che possono ammalarsi e trasmettere l’infezione”

Governatore Luca Zaia
Veneto, il Governatore Luca Zaia con la mascherina anti coronavirus (Instagram, 2020)

Svolta nella diagnosi tempestiva della positività al Coronavirus? È quanto rivela “Il Corriere della Sera” nell’edizione in edicola quest’oggi, mercoledì 15 luglio 2020; in particolare, i riflettori del quotidiano nazionale si sono accesi sul test rapido coreano utilizzato in Veneto per diagnosticare il Covid-19. “Non è sensibile agli anticorpi ma alla presenza del virus – ha dichiarato Roberto Rigoli, primario di Microbiologia all’Ospedale di Treviso e vicepresidente nazionale dei microbiologi –. Abbiamo chiesto alla ditta coreana di spedirci alcuni dispositivi in prova perché riteniamo che questa possa essere la soluzione per un problema nuovo: le manifestazioni del virus si sono spostate dagli ospedali al territorio. Assistiamo alla comparsa di focolai, legati soprattutto a casi di importazione da altri Paesi”. Per giunta, il costo di questo test risulta essere sensibilmente inferiore rispetto a quello di un tradizionale tampone: 12 euro anziché 18. A sperimentarlo in queste settimane è l’Ulss 2 della Marca Trevigiana. “Questo test va a prendere l’ipotetico virus nel retrofaringe, lo stempera in un liquido e lo distribuisce in una saponetta – ha chiarito Rigoli –. C’è un punto in cui sono presenti degli anticorpi specifici contro Covid-19: se esiste il virus, si attacca agli anticorpi e si accende una linea rossa. I casi positivi vengono confermati con esami di laboratorio”.

VENETO, TEST RAPIDO COREANO PER IL COVID-19: STUDIO ANCHE IN LOMBARDIA?

Anche le aziende sanitarie locali di Trento e Vicenza stanno utilizzando il test rapido coreano e a breve uno studio dovrebbe essere avviato in Lombardia. Tra l’altro, è altissima la percentuale di affidabilità, come rivela a “Il Corriere della Sera” il microbiologo Rigoli: “Su un migliaio di campioni analizzati in doppio (con la controprova della biologia molecolare) abbiamo avuto solo un falso positivo e nessun falso negativo. Per arrivare a una definizione di efficacia bisogna testare almeno cento positivi, ma di soggetti infetti, per fortuna, ce ne sono pochi. Il test che stiamo utilizzando dà una risposta sulla situazione attuale del paziente, ovvero se nel suo rinofaringe c’è il virus. Il grado di sensibilità è meno elevato rispetto agli esami di laboratorio, ma questo può essere un vantaggio: vengono identificati solo i positivi reali, cioè con una carica virale abbastanza elevata, e che possono ammalarsi e trasmettere l’infezione”. Una novità davvero utile, anche e soprattutto in vista a un possibile ritorno del Coronavirus in autunno.

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