BENIAMINO CATENA/ “Il mio Vera de Verdad, una storia di un atto di fede laico”

- int. Beniamino Catena

Beniamino Catena racconta ai nostri microfoni il suo nuovo film Vera de Verdad, presentato fuori concorso al Torino Film Festival 38

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Il regista Beniamino Catena

Dopo aver diretto diverse serie tv di successo tra Mediaset e Rai – da Squadra Antimafia a Un passo dal cielo – Beniamino Catena è reduce dal suo primo lungometraggio: parliamo di Vera de Verdad, presentato in anteprima fuori concorso al Torino Film Festival 38. Un film dai mille volti, che abbraccia diversi generi e che vanta un cast degno di nota: Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli, Paolo Pierobon e Marcelo Alonso tra gli altri. Una pellicola che gioca sui contrasti, esplorando le fragilità e i dubbi della natura umana, e che rappresenta qualcosa di nuovo per il cinema italiano. Raggiunto telefonicamente nei giorni del TFF38, Beniamino Catena ci ha presentato la sua opera prima

Vera de Verdad è un’opera prima decisamente coraggiosa, cosa ti ha spinto a raccontare una storia come questa?

Sono temi molti ambiziosi, però sono sempre stato un appassionato di cinema di fantascienza e per me questa storia è un film di fantascienza. Detto questo, volevamo raccontare sin dall’inizio l’avvento di una sconosciuta che dice di essere la figlia scomparsa di una famiglia. Quindi l’interesse per tutto ciò che non si vede, dell’ignoto, dell’infinito e di cosa c’è oltre la morte. Cercare di capire cosa c’è dopo la morte, senza gli allarmismi o le visione oscure, ma in fondo qui si parla di luce in fondo al buio. C’è anche un grave lutto che ha “aiutato” questo tipo di ricerca…

L’uomo si chiede da millenni cosa c’è dopo la vita, tu l’hai trovata questa risposta?

Una risposta assoluta non può esserci, ma come raccontiamo nel film dove c’è fuoco c’è luce. Se ci credi veramente, anche non in senso religioso, qualcosa accade e sopravvive: credo che l’informazione rimanga. La storia di Vera e Elias è un po’ questo, mi piace considerarla una storia di un atto di fede laico.

In Vera de Verdad sono numerose le inquadrature dall’alto come se fossero generate da un occhio esterno…

È un po’ il punto di vista della natura, dell’infinito, dell’universo, di Dio: un po’ come se fossimo controllati dall’alto.

Con Paolo Pierobon hai già lavorato in Squadra Antimafia, come hai scelto gli altri protagonisti di Vera de Verdad?

Dopo aver lavorato con Paolo (Pierobon, ndr) in Squadra Antimafia, non vedevo l’ora di farci un film. È un grandissimo attore. Per i personaggi di Vera e Elias avevo le idee chiare subito dopo aver finito la sceneggiatura: ho detto “qui ci vogliono Marta Gastini e Marcelo Alonso”. Con Marta è stato più facile incontrarsi, mentre per Marcelo sono andato in Cile e si è innamorato subito del film. Sarebbe stato difficile avere credibilità senza attori come loro.

Ci sono delle inquadrature della natura mozzafiato, come hai scelto le location?

Io vivo in Liguria, vicino a Punta Crena dove è stato ambientato il film, alcune scene sono state girate a casa mia. Conoscevo bene la zona, è un piccolo paese di provincia sulla costa ligure, come nei film dei film di fantascienza. Per quanto riguarda il Cile, Tacama, è il miglior luogo per osservare le stelle: lì ci sono i più grandi osservatori astronomici. Da quelle parti questo tipo di storie non sono così oscure, infatti in Cile hanno capito subito questo realismo magico.

Questo è un periodo molto difficile per le sale italiane – molti film stanno uscendo direttamente sulle piattaforme streaming – quali sensazioni provi considerando che si tratta della tua opera prima?

Dopo tanta televisione, vedere il film solo in tv è un po’ un peccato. Ma speriamo di avere l’occasione di uscire anche in sala o comunque di presentarlo anche sul grande schermo, perché ne vale la pena. Questa visione online sicuramente permette una visibilità maggiore della sala, quindi magari si apre a un pubblico più ampio, ma è ovvio che è un po’ triste…

(Massimo Balsamo)

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