Vermicino, Emilio Fede/ “Lì nacque la tv del dolore, ricordo le urla di Alfredino”

- Davide Giancristofaro Alberti

Emilio Fede ricorda l’incidente di Vermicino avvenuto il 10 giugno del 1981, esattamente 40 anni fa: “Nacque lì la tv del dolore ma era diversa da oggi”

emilio_fede_processo_ruby_lapresse_2018
Emilio Fede (LaPresse)

Emilio Fede torna allo scoperto e ricorda quanto accaduto il 10 giugno di esattamente 40 anni fa in quel di Vermicino, comune in provincia di Roma in cui si materializzò il famoso incidente di Alfredino Rampi, il bimbo di sei anni che morì dopo essere caduto in un pozzo. Fu probabilmente il primo grande evento mediatico italiano seguito praticamente live, visto che presso le campagne alle porte della capitale venne realizzata una diretta su Rai Uno lunga ben 18 ore e che venne seguita da 23 milioni di spettatori, quasi metà nazione.

All’epoca il direttore del telegiornale di Rai Uno era Emilio Fede, che interpellato ieri dai microfoni dell’agenzia Adnkronos ricorda: “A Vermicino nacque la tv del dolore ma non è mai stato capito che nacque per esaltare la solidarietà, non la disperazione; per raccontare le lacrime, le preghiere, il desiderio di salvare la vita; far capire la speranza, il dovere e quindi la gioia di salvare”. Una televisione del dolore quindi completamente differente rispetto a quella odierna, a cui, stando ad Emilio Fede: “manca la voglia e il dovere di tenersi al di fuori, non diventarne protagonista. La cronaca è un’altra cosa: è vivere direttamente”.

EMILIO FEDE: “A VERMICINO IL PROTAGONISTA ERA IL BAMBINO”

L’ex direttore del Tg4, fedelissimo di Silvio Berlusconi oggi in prova ai servizi sociali, sottolinea: “A Vermicino il protagonista chi era? Chi scendeva? O il bambino intrappolato nel pozzo? La cronaca era il racconto di chi assisteva alla fine di una vita”. Il giornalista ricorda ancora oggi lo sgomento provato durante quegli eventi: “Il bambino agganciato da un acrobata, l’urlo ‘l’ho perso, l’ho perso…’ e poi un eco profondo, l’ultimo grido di Alfredino che precipitava per altri 50 metri: Muoio….Muoio…. Quando lo racconto, ancora adesso e sempre lo vivo”.

Una vicenda, quella di Vermicino, che tra l’altro giunse a poche settimane dalla nomina di direttore del Tg1: “E’ una storia che per come nasce, cresce e muore non ha precedenti. Ero appena stato nominato direttore ed era la mia prima riunione per l’edizione delle 13. Un redattore mi ha parlato di Vermicino e riferito che una squadra di vigili del fuoco stava andando a tirare fuori il bambino dal pozzo. Così ho detto: mandiamo una telecamera”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA