Vescovi Calabria: mafia e Vangelo incompatibili/ Le linee guida su ‘Ndrangheta e fede

- Andrea Murgia

La Conferenza episcopale della Calabria ha pubblicato il documento “No ad ogni forma di mafie!” datato 15 settembre, ventottesimo anniversario dell’uccisione di don Pino Puglisi

Baetzig,capo chiesa germania
Georg Baetzig, Capo dei vescovi di Germania (LaPresse, 2020)

La Conferenza episcopale della Calabria ha pubblicato delle linee guida per dire “No ad ogni forma di mafie!”. Il documento, datato 15 settembre, ventottesimo anniversario dell’uccisione a Palermo per mano mafiosa di don Pino Puglisi, si suddivide in due parti: nella prima, i vescovi espongono i principi teologico-pastorali, mentre nella seconda vengono elencate norme e raccomandazioni specifiche. L’obiettivo delle linee guida è suscitare nei mafiosi un moto di pentimento, di conversione, di riparazione e di adesione a forme che aiutino a mettere in atto un contro-movimento di ritorno a Cristo e alla sua parola”.

“Resti ben chiaro per tutti – si legge nel documento – che le mafie si reggono sulla trasgressione volontaria, violenta, calcolata, sprezzante, di almeno tre fondamentali comandamenti di Dio: il quinto (non ucciderai, che riguarda tutte le violenze fisiche, psichiche e spirituali); il settimo (non ruberai, che riguarda tutte le forme mafiose di furto e di illegittima sottrazione di un bene privato o comune); il decimo (non desiderare la roba d’altri, che comporta la conseguenza di togliere dal proprio cuore ogni altro desiderio di possesso che non sia Dio)”.

CEC: “ATTI SOLO ESTERIORI DI DEVOZIONE NON ASSOLVONO DAL PECCATO DI MAFIA”

Nel documento della Conferenza episcopale della Calabria si sottolinea come mafie e Vangelo siano assolutamente incompatibili“Con le scelte e le connivenze di tipo mafioso si contraddice formalmente la regola dell’amore di Dio e del prossimo, consegnata da Gesù Cristo nelle Beatitudini evangeliche – scrivono i vescovi -. Atti solamente esteriori di devozione, come il partecipare a processioni, pellegrinaggi, iniziative varie, o eventuali elargizioni generose e benefiche anche nei riguardi delle opere promosse dalla Chiesa, non assolvono nessuno dal peccato di mafia”. Anche far passare i mafiosi come “benefattori del popolo, a causa di una pretestuosa generosità, deve far ricordare la denuncia di San Francesco di Paola al re di Napoli, Ferrante, che gli offriva delle monete d’oro per edificare un convento: ‘Sire – disse il Santo – non posso accettare questi soldi, che grondano sangue innocente‘”.

Poi si parla anche della Calabria: nella regione “gli atteggiamenti e i comportamenti mafiosi spiccano in modo particolare per la loro virulenza, per la ferocia e l’efferatezza dei mali perpetrati, per il profondo radicamento in certi sostrati culturali o pseudoculturali, e per la gravità e l’estensione delle ricadute sociali ed economiche”. La mafia in Calabria, scrivono i vescovi, ha volti, nomi, cognomi, appoggi, collaborazione, silenzi conniventi e, in tal modo, continua a tessere una vera rete asfissiante. Sono strutture di peccato che cercano d’imporre l’irreligione della sopraffazione e del potere criminale e che talvolta trovano terreno fertile perfino in certuni contesti religiosi”.

CEC: “FUNERALI AFFILIATI MAFIA DEVONO ESSERE IN FORMA SEMPLICE”

Nella seconda parte del documento contro la mafia della Conferenza episcopale della Calabria si leggono alcuni suggerimenti pastorali come, per esempio, rilanciare l’evangelizzazione affinché divenga “prassi corale, quotidiana, capillare”; prevenire comportamenti mafiosi attivando anche, in ogni parrocchia, “opportune forme di aiuti e di sostegno a favore dei familiari innocenti di vittime della mafia”. Con l’aiuto di “laici qualificati”, inoltre, si suggerisce l’idea di “utilizzare i beni confiscati alle mafie per creare cooperative produttive finalizzate a sostenere i nuclei familiari che, avendo persone in carcere di cui non condividono le scelte, versano nel bisogno”. Per i giovani, anch’essi chiamati all’azione, in particolare si dovrà pensare a una “formazione capillare permanente” che li veda anche coinvolti in “esperienze concrete di servizio nelle realtà che si occupano di emarginazione, esclusione e povertà”. 

Riguardo ai funerali di affiliati alla criminalità organizzata, dovranno essere celebrati “in forma semplice, senza fiori, canti, musiche e commemorazioni, ammettendo esclusivamente i familiari stretti e, se necessario e richiesto per motivi di ordine pubblico, a porte chiuse”. Ai mass-media, la Conferenza episcopale della Calabria chiede ai mass-media di non assecondare “notizie infondate e calunniose nei confronti delle persone oneste, né si emettano condanne o verdetti definitivi prima delle conclusioni della magistratura”.

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