Vescovo Noto canta Mengoni in chiesa/ Mons. Staglianò, la “pop-theology’ e la fede

- Niccolò Magnani

Mons. Antonio Staglianò canta Mengoni a messa e propone la sua “pop-theology”: il Vescovo di Noto, la musica, la fede e l’invito per una Chiesa “in uscita”

Mons. Antonio Staglianò a La Vita in Diretta
Mons. Antonio Staglianò a La Vita in Diretta (YouTube)

Non è la prima volta che trattiamo delle “imprese” canore di Mons. Antonio Staglianò, oggi Vescovo di Noto, noto proprio per le sue omelie cantate durante messa con brani di Mengoni, Nek, Noemi o Francesco Gabbani: la novità per riguarda il nuovo libro che sta per uscire dal titolo «Oltre il cattolicesimo convenzionale. L’umanità di Gesù, verità, senso, libertà per tutti» (Elledici), con il quale il monsignore canterino intende una vera e propria “Pop-Theology”. Dal rosario ai simboli religiosi fino agli attacchi a Salvini, questi ultimi mesi sono stati assai convulsi nel rapporto stretto tra società, Chiesa e la stessa politica: ebbene, al Fatto Quotidiano è lo stesso Vescovo di Noto a porre l’accento sulle necessità che la Chiesa di oggi deve impiegare per “uscire” e andare incontro anche agli ultimi «Come vincere il narcisismo dell’anima e andare oltre il cattolicesimo convenzionale, vivendo una fede che operi attraverso la carità e sia capace, come chiede Papa Francesco, di ‘uscire, andare, accompagnare, discernere, accogliere’?».

IL VESCOVO DI NOTO E LA “POP-THEOLOGY”

Per il presule che canta le canzoni pop durante le sue omelie, una durissima critica deve essere lanciata contro chi viene definito dallo stesso Staglianò come “praticanti non credenti”: «Chi fa il bene e si esibisce ha già ottenuto la ricompensa nel ‘plauso della gente’, nell’ammirazione conseguente, e rischia di coltivare una malattia diffusa in tutti (ma particolarmente presente in chi ritiene di non averla): il narcisismo dell’anima. Questa malattia trasforma tutto in una grande specchiera, perché dovunque si guardi si possa riconoscere la propria ‘bella’ faccia. Anche questo appartiene al ‘cattolicesimo convenzionale’ che ospita in sé forme sottili di spiritualità mascherata: quando la maschera è tolta (e prima o poi capita) si vede subito che non è Dio a essere adorato, ma sempre il proprio io». Non sono pochi che criticano Mons. Staglianò per le sue omelie-cantate, e in effetti il rischio di voler – anche se in buona fede – spettacolarizzare il messaggio cristiano è dietro l’angolo: in questo senso il Vescovo di Noto risponde a tono nel nuovo libro sulla sua “Pop-Theology” «C’è chi sta all’ombra del Papa e si limita a citare quello che dice, ma non si sforza di metterlo in pratica. E c’è chi invece vuole stare convintamente dalla sua parte e s’inventa qualcosa per dare carne al suo magistero missionario tra i giovani». È infine lo stesso vescovo “cantante” che invita a riflettere sull’opera che sta compiendo con i giovani di Noto in questi primi anni di forte presenza in Diocesi: «Con la ‘Pop-Theology’ cerco di spiegare quello che sto facendo con i giovani della mia diocesi di Noto e i giovani dei vescovi che mi invitano. Anche se capita di cantare e suonare qualche canzone, è evidente a tutti che non sono un cantante, ma un predicatore del Vangelo. Tanti sono gli apprezzamenti, ma le critiche non mancano e d’altronde resta vero quello che Nietzsche disse: ‘Coloro che furono visti danzare, vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica’».



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