VIAGGI EXTRA-UE/ La “chiusura” dell’Italia che avvantaggia i tour operator esteri

- Alberto Beggiolini

In Italia, ma non in Europa, è ancora in vigore il divieto di spostamento verso i paesi extra-Ue. Una linea dura che porterà al collasso migliaia di agenzie e tour operator

Viaggi, quale turismo dopo il Covid-19?
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Bene, benissimo l’estate 2021 del turismo Italia su Italia. Male, malissimo l’outgoing, di fatto ancora bloccato. Adesso il ministro al Turismo, Massimo Garavaglia, apre uno spiraglio per la riapertura dei flussi dall’Italia verso altre mète: “Ho avuto dal ministro alla Salute, Roberto Speranza, l’ok ad aprire i corridoi verso Maldive, Seychelles e altri Paesi, perché il turismo non è solo far venire stranieri in Italia”.

Ma quando avverrà questa parziale riapertura? Presto, s’è detto. Ancora però non c’è una data precisa. Nel frattempo, l’asfissia per migliaia di agenzie di viaggio e tour operator italiani continua. Tanto da spingere Astoi Confindustria Viaggi a rinnovare la richiesta al Governo, già presentata negli scorsi mesi, di eliminare il divieto di spostamento posto dall’articolo 49 del Dpcm del 2 marzo 2021 verso i Paesi dell’elenco E (mete extra Schengen).

“In Italia – sostiene Astoi – gli spostamenti per turismo verso i Paesi della lista E sono consentiti esclusivamente per giustificati motivi oggettivi e, quindi, sono vietati per motivi di turismo. Ciò non accade negli altri Paesi europei, che non pongono simili divieti, ma diramano semmai raccomandazioni di viaggio assimilabili a quelle pubblicate dal nostro ministero degli Affari esteri”.

Per l’associazione di categoria la sperequazione è evidente. “Quasi tutti i Paesi membri Ue (ad esempio, Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Polonia, Paesi Bassi, Austria) adottano criteri che consentono comunque ai cittadini di viaggiare verso mete extra UE/Schengen di interesse turistico. Le modalità adottate dagli altri Paesi europei che, a differenza dell’Italia, non pongono divieti tout court, sono comunque perfettamente in linea con la necessità di garantire gli spostamenti in sicurezza: l’adozione del Green pass europeo, le campagne di vaccinazione che hanno raggiunto gran parte della popolazione e l’ingresso in tutti i Paesi del mondo consentito esclusivamente con la presentazione di un test negativo hanno portato gli altri Paesi membri ad evolvere la propria posizione in base al mutato scenario”.

La questione è delicata, perché se la linea “dura” italiana dovesse proseguire, secondo Astoi “si assisterebbe al collasso di migliaia di imprese tra agenzie di viaggio e tour operator, con impatti devastanti sull’occupazione”.

“Dall’inizio della pandemia – continua la rappresentanza – il comparto del turismo organizzato ha perso l’85% del fatturato. Le mete extra-Schengen nel nostro Paese sono chiuse per decreto da ben 17 mesi ma, come sappiamo, gli italiani le raggiungono ugualmente violando le disposizioni del decreto e partendo senza alcun controllo sia da aeroporti italiani – attraverso prenotazioni fai-da-te che non vengono gestite da tour operator e agenzie – sia da aeroporti di altri Paesi europei”.

Lo certificano i dati degli arrivi dell’agosto scorso alle Maldive: oltre 2mila italiani che, verosimilmente, non si sono recati nel Paese per motivi di lavoro o di salute. E si contano 9.916 arrivi dalla Germania, 8.338 dalla Spagna, 2.398 dalla Francia.

“Lasciare inalterato l’attuale quadro normativo – sostiene Astoi – da un lato comporta un danno economico insostenibile a carico di aziende italiane, che pagano le tasse in Italia e impiegano personale italiano, e dall’altro significa avvantaggiare i competitor europei e internazionali che possono operare sul mercato italiano. In altre parole, significa decretare la fine di un intero comparto. Chiediamo il perché di questa diversità dell’Italia dagli altri Paesi Europei. Nessuno, fino ad ora, è stato in grado di spiegarcelo”.



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