Vietato bollire aragoste vive nel Regno Unito/ Chef Locatelli “Rischio il divorzio”

- Davide Giancristofaro Alberti

Nel Regno Unito diverrà a breve vietato bollire le aragoste vive prima di cucinarle: dopo Svizzera, Norvegia e Nuova Zelanda, anche oltre Manica pronta alla svolta

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Astici e aragoste soffrono nel ghiaccio

Il Regno Unito starebbe pensando di mettere al bando la pratica di bollire vive le aragoste. Dopo Svizzera, Norvegia e Nuova Zelanda, anche nel territorio di Sua Maestà la Regina si starebbe appunto pensando di vietare questa fine crudele per il crostaceo, argomento di discussione nel famoso libro di David Foster Wallace ‘Considera l’aragosta’, in cui lo stesso si domandava: ″È possibile che le generazioni future guarderanno alle nostre attuali agroindustrie e pratiche mangerecce in modo del tutto simile a come oggi noi vediamo gli spettacoli di Nerone o gli esperimenti di Mengele?”.

A darne la notizia è l’autorevole quotidiano Times, e la causa è da sempre a cuore del noto chef Giorgio Locatelli, giudice di Masterchef nonché uno dei ristoratori più stimati della City. “Non solo anestetizzarle è più umano – dice lo chef ai microfoni del Daily Mail – ma migliora la qualità della carne. Qualche anno fa mia moglie ha visto un nostro cuoco buttare un’aragosta viva nell’acqua bollente e mi ha quasi chiesto il divorzio. Da quel momento utilizziamo una macchina speciale”.

VIETATO BOLLIRE ARAGOSTE VIVE NEL REGNO UNITO, LO STUDIO: “SONO ESSERE SENZIENTI”

Il riferimento è ad un macchinario dal costo di 2.500 euro, il Crustastun, che permette di conservare le aragoste dopo averle “uccise”, con la conseguenza che una volta cotte diventano più morbide in quanto la polpa non si irrigidisce durante l’ebollizione. A spingere il Regno Unito verso questa rivoluzione sarebbe uno studio commissionato dal governo per cercare di capire se le aragoste, e in generale crostacei e molluschi, siano considerabili essere senzienti, in grado quindi di provare dolore: al momento l’esito del rapporto non è ancora stato reso noto ma secondo il Times la risposta sarebbe appunto affermativa.

Fra i sostenitori di questa causa vi è anche la Cawf, Conservative Animal Welfare Foundation, spalleggiata da Carrie Symond, la moglie del premier Boris Johnson, che ha chiesto, assieme al ministro per l’ambiente, una legge che protegga le specie, vietando tra le altre cose gli impacchettamenti e le spedizioni via posta di crostacei vivi.

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