Viminale si dimette capo Immigrazione/ Moglie Michele Di Bari indagata per caporalato

- Niccolò Magnani

Caos al Viminale, si è dimesso il Capo Dipartimento Immigrazione Michele Di Bari: la moglie è indagata a Foggia per caporalato. “Abbiamo fiducia nella magistratura”

Lamorgese
La ministra Luciana Lamorgese al Viminale

‘Terremoto’ al Viminale, dove il capo Dipartimento Immigrazione Michele Di Bari si è visto obbligato a rassegnare le dimissioni dopo le notizie in arrivo da Foggia che coinvolgono la moglie: tra le 16 persone accusate di caporalato nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Foggia – che ha portato anche cinque arresti disposti stamani – c’è anche Rosalba Bisceglia, moglie del prefetto capo per il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione.

Appena ricevuta la notifica dell’indagine alla moglie, il dirigente ha subito mandato le proprie dimissioni al Ministero dell’Interno con la titolare Luciana Lamorgese che le ha accettate: «Il prefetto ha rassegnato le proprie dimissioni subito dopo la diffusione della notizia», fa sapere il Viminale. 62enne, già prefetto a Foggia e prefetto a Vibo Valentia, Modena e Reggio Calabria prima di approdare al ministero sotto la guida dell’allora Ministro Matteo Salvini. Secondo quanto riportano le cronache del “Corriere della Sera”, in carcere sono finiti per il momento due cittadini stranieri, un senegalese e un gambiano, mentre nei confronti degli altri tre arrestati da parte dei carabinieri sono stati disposti i domiciliari. Per gli altri 11 indagati, tra i quali anche la moglie del prefetto Di Bari, è scattato l’obbligo di firma. L’indagine affronta un passato di attività legate tra il luglio e l’ottobre 2020 e porterà a verifica giudiziaria su più di 10 aziende agricole riconducibili ad alcuni degli indagati, accusati di caporalato.

DI BARI: “FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA”

Secondo gli inquirenti, alcuni imprenditori agricoli si sarebbero rivolti ad un cittadino straniero – il presunto “caporale” – per reclutare manodopera a basso costo da impiegare nei campi della provincia di Foggia. I braccianti sottopagati e sfruttati risiedono tutti nella baraccopoli di Borgo Mezzanone, un accampamento dalle condizioni disumane che ospita circa 2mila persone in pessime situazioni igieniche e sanitarie. «L’inchiesta ha preso le mosse dalla diffusa situazione di illegalità radicata nelle campagne del foggiano, non indifferente ai Carabinieri che quotidianamente svolgono servizi di controllo del territorio in quell’area», fanno sapere in una nota il Nucleo operativo e radiomobile della compagnia Carabinieri di Manfredonia e da quelli del Nucleo ispettorato del lavoro di Foggia, che hanno seguito le indagini. In un comunicato inviato al portale “L’Immediato” – dove conferma le dimissioni inviate al Viminale – l’ex capo del Dipartimento al Viminale spiega «In relazione alle notizie di stampa, desidero precisare che sono dispiaciuto moltissimo per mia moglie che ha sempre assunto comportamenti improntati al rispetto della legalità. Mia moglie, insieme a me, nutre completa fiducia nella magistratura – conclude Di Bari – ed è certa della sua totale estraneità ai fatti contestati, confidando che presto la misura dell’obbligo di dimora sarà revocata».







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