VINO/ Bolla (Valdo Spumanti): così il nostro prosecco ha dribblato la pandemia

- int. Pierluigi Bolla

La crescita nei supermercati ha compensato lo stop nei bar e ristoranti. E adesso la cantina di Valdobbiadene punta (anche) sul prosecco rosé

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Pierluigi Bolla

Che il prosecco fosse il vino frizzante più bevuto al mondo lo si sapeva già. Che l’effervescenza delle sue bollicine riuscisse a dribblare anche la pandemia l’abbiamo scoperto da poco. Ce l’hanno rivelato i dati di mercato, che in questi mesi ci hanno “raccontato” di un prodotto tanto forte da recuperare sugli scaffali dei supermercati le mancate vendite dovute alla chiusura di bar e ristoranti. Questo almeno il “film” a lieto fine dei produttori che hanno saputo giocare d’anticipo, iniziando in tempi non sospetti ad affiancare alle vendite nella ristorazione quelle dei negozi della grande distribuzione.

Uno per tutti il gruppo Valdo, che ha chiuso il 2020 con un fatturato di 65 milioni di euro, mantenendo inalterati i volumi di produzione proprio grazie all’incremento delle vendite nella grande distribuzione. “La scelta di puntare su diversi canali fatta in tempi non sospetti è stata una scelta fortunata – commenta Pierluigi Bolla, presidente dell’azienda di famiglia -, perché i nostri prodotti, che già avevano quote di mercato importanti nella grande distribuzione, sono riusciti a incrementarle, crescendo ancora e bilanciando lo stop della ristorazione”.

Non è la prima volta che la capacità di visione premia i Bolla, che già a metà del secolo scorso si distinsero per aver iniziato la produzione di spumanti fruttati di qualità quando il mercato offriva solo le bollicine dello champagne e quelle degli spumanti dolci. Furono anche tra i primi, negli anni 80, a conquistare il mercato americano e Paesi come Germania, Inghilterra e Giappone. “Ogni generazione costruisce per quella successiva” ama ripetere Pierluigi Bolla e forse in questa massima sta l’origine di tanta lungimiranza: guardare oltre, anticipare i tempi, significa assicurare continuità alle generazioni future.

Continuando a guardare al futuro, che previsioni fate per questa fase di ripartenza?

Sicuramente ci sarà un forte ribilanciamento dei canali: la voglia di libertà, festa e convivialità delle persone fa supporre una rimonta delle vendite nella ristorazione. In grande distribuzione il nostro prosecco è cresciuto del 30% durante il lockdown e continua tuttora a performare in modo sorprendente, quindi ci aspettiamo che si consolidi questa tendenza positiva. Adesso peraltro abbiamo lanciato una novità, il prosecco rosé, che cavalca contemporaneamente due trend: l’amore dei consumatori per le bollicine e quello per il vino rosé.

Realizzate il 50% del vostro fatturato all’estero, dove oltre alla pandemia si è aggiunta la difficoltà della Brexit: che cos’è successo sui mercati internazionali e come vi state attrezzando per il futuro?

Per la Brexit i timori e le angosce sono stati maggiori dei problemi reali: tutto si è risolto senza grandi sconvolgimenti, al netto di alcuni ritardi nelle spedizioni. Negli altri Paesi invece si è replicato quanto abbiamo vissuto in Italia: dove eravamo presenti nei negozi della grande distribuzione (come in Germania, Austria e Svizzera) abbiamo incrementato vendite, dove invece eravamo presenti soprattutto nella ristorazione, come negli Usa, abbiamo avuto uno stop. Siamo riusciti però a bilanciare bene incrementi e frenate, mantenendo inalterati volumi e fatturato.

Quali sono i Paesi per voi più importanti oggi e quelli sui quali punterete di più domani?

Stiamo lavorando a un piano di sviluppo strategico per i prossimi 10 anni che parte proprio da una riflessione profonda sui cambiamenti in atto e sulle nuove abitudini di consumo, modificate anche dalla pandemia. Il piano prevede di individuare e puntare con forza sui mercati più importanti per la crescita delle bollicine, come Germania, Svizzera, Austria, Inghilterra e America. Senza dimenticare l’Oriente, dove sicuramente diventerà importante il Giappone, mentre sulla Cina ci sono ancora tanti interrogativi aperti.

Che cos’altro prevede questo piano a 10 anni?

Sarà pronto a ottobre, ma alcune linee guida sono già chiare. Come la necessità di continuare a investire sulla multicanalità e quella di rafforzare la nostra presenza sulle piattaforme di e-commerce, con proposte ad hoc per questo specifico canale.

Nel 2017 avete introdotto il vino biologico: perché e con quali prospettive?

Anche questo è un trend in via di sviluppo. Per ora il vino biologico rappresenta ancora una piccola nicchia di mercato, ma in Italia e in altri Paesi sta crescendo bene. Noi abbiamo iniziato a vendere prosecco biologico nel 2017, ma quest’anno presentiamo un Prosecco di Valdobbiadene Docg biologico: ne abbiamo fatte 2000 bottiglie e le abbiamo chiamate “Amor vitae”, riferendoci anche al periodo dal quale stiamo uscendo e i cui effetti stiamo ancora vivendo. È un prodotto destinato alla ristorazione, dove i consumi di vino biologico sono ancora limitati, ma l’investimento che stiamo facendo per sostenerli rientra nel quadro del programma di sostenibilità che ci siamo dati.

Quali altre iniziative rientrano nel programma?

Sono moltissime e vanno dall’ambito energetico (il 75% del nostro fabbisogno ci arriva dal fotovoltaico, il resto da energie alternative) alla riduzione dell’utilizzo di carta e plastica nel pack, orientandoci sempre più su confezioni sostenibili e materiali compostabili. Ma è importante per esempio anche la decisione di affidarci a un partner logistico come Number1, che essendo società benefit garantisce che i nostri prodotti siano trasportati da una flotta a basso impatto ambientale. Abbiamo poi sostenuto dei progetti di riforestazione (con Treedom) creando la ‘foresta Valdo’ che ha compensato 62 tonnellate di CO2.

E sul fronte sociale?

Siamo attenti alle relazioni con il territorio e la comunità, supportando diverse iniziative sociali: durante la pandemia, per esempio, abbiamo sostenuto l’Associazione Alpini nella riapertura dell’Ospedale di Valdobbiadene, ma anche Caritas e Croce Rossa. Siamo anche stati molto attenti a tutelare le persone che lavorano per noi: abbiamo attivato l’assicurazione sanitaria contro il Covid per tutti i dipendenti, evitato la cassa integrazione, dato una mensilità in più e sostenuto economicamente la rete di agenti che ha sofferto per la chiusura di bar e ristoranti. Come ripeto sempre, il capitale umano aziendale è la nostra forza. Tenerne conto significa, ancora una volta, fare la differenza sul mercato.

(Maria Cristina Alfieri)

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