DALLA CINA/ Lao Xi: la salvezza dell’Italia passa da Taranto e Fiumicino

- Lao Xi

Governo a rischio, anzi molto a rischio. Lo dice LAO XI spiegando le spinte che possono portare al suo crollo, ad esempio la voglia di elezioni di Belrusconi e Renzi

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Ci sono vecchie incertezze di breve periodo e nuovi errori per il lungo periodo che continuano ad assediare il governo di Enrico Letta, nonostante esso abbia per ora superato una serie di pericolose imboscate nel divisissimo parlamento italiano. La combinazione dei due elementi potrebbe essere venefica per l’Italia, specie nel nuovo contesto europeo.

Le vecchie incertezze sono quelle di una maggioranza sempre retta per i capelli. Intanto Berlusconi da una parte e Renzi dall’altra vorrebbero elezioni anticipate per affermare la loro leadership quantomeno nei rispettivi partiti e auspicabilmente anche nel Paese.

Tali incertezze potrebbero forse essere spazzate via il 3 dicembre se la Consulta imporrà cambiamenti alla nuova legge elettorale; potrebbero essere rafforzate se la Consulta non muterà nulla. Di certo fino ad allora l’Italia vivrà come sulle montagne russe, con l’incubo di precipitare ad ogni discesa.

In fondo però da mesi la situazione è questa, quindi qualche giorno in più di sofferenza non dovrebbe cambiare molto, se non fosse per le nuove ombre sul lungo periodo.

Qui la nuova parola d’ordine, giustamente, è attirare investimenti stranieri, secondo la recentissima iniziativa del governo su iniziativa di Enrico Letta ed Emma Bonino. Ma non si tratta di pensare a nuovi interessi da sedurre, piuttosto di confermare quelli che già sono arrivati e che si sentono oggi traditi e quindi mandano il messaggio al mondo: non andate in Italia o sarete presi in giro.

La Hutchinson Wampoa, la maggiore azienda di trasporto container del mondo, ha investito a Taranto, con l’idea di portare centinaia di milioni di capitale e trasformare la città meridionale nel centro dei trasporti tra Europa e Asia. Il progetto però è bloccato da anni perché non si riescono a superare gli ostacoli (burocratici? legali? Mah!) per il dragaggio di un paio di metri dei fondali.

Di peggio sta accadendo a Roma per Fiumicino. Qui la Gic, il fondo sovrano di Singapore e più grande fondo sovrano di paese non petrolifero, ha investito circa un miliardo di euro attraverso una società italiana con l’idea di finanziare il raddoppio dell’aeroporto. L’idea è fare di Roma il perno dei trasporti aerei del Mediterraneo e portare nella capitale tutto il grande flusso di turisti asiatici. Gli asiatici pensano che l’Italia, per la sua storia, i suoi monumenti e la presenza del Vaticano, centro del cristianesimo mondiale, possa attirare milioni di turisti e fedeli ogni anno. Cosa che peraltro va nella direzione del papato di Francesco.

Il progetto non va però avanti per una complicata questione tutta italiana dei terreni sui quali si dovrebbe costruire il raddoppio.

Questi due progetti hanno il potenziale di trasformare l’economia italiana, la struttura della logistica e degli scambi all’interno dell’Europa, al di là di ogni manovra fiscale. Ma se questi due enormi investimenti, con questi due giganti globali oggi in fuga dal Paese, non vengono risolti, nessun nuovo, grande investitore serio rischia di arrivare.

La Cina ha cominciato il suo sviluppo industriale senza fondi e senza tecnologie. Né agli inizi degli anni 1980 Pechino ha aperto un’asta pubblica di tutto quello che era in vendita. Il governo si è solo preso estrema cura dei primi investimenti stranieri, calcolando rischi e opportunità.

All’inizio ci sono state storie di enorme successo come quella degli ascensori svizzeri Schindler o del costruttore di auto tedesco Volkswagen, che in alcuni periodi ha quasi monopolizzato il mercato tedesco. I profitti cinesi hanno aiutato potentemente la crescita globale di queste aziende e ciò ha creato enormi aspettative per altre aziende straniere che si sono affollate alle porte cinesi.

Taranto e Fiumicino possono essere per l’Italia quello che Schindler e Volkswagen sono state per la Cina, al cubo, perché gli investimenti sono più significativi e perché l’Italia è più piccola ma inserita in un contesto molto più ricco come l’Europa.

Viceversa, se Schindler o Volkswagen avessero fallito, e perso soldi in Cina, chi ci sarebbe andato davvero?

Questa è in breve la situazione oggi dell’Italia. Non si tratta di reinventarsi la ruota per gli investimenti stranieri, ma solo di curarsi nel dettaglio che i legittimi e positivi investimenti stranieri già oggi in Italia possano essere completati.

Questo impegno potrebbe più di ogni altra cosa dare stabilità al fragilissimo governo italiano, perché crea potenti interessi internazionali molto concreti in motori di crescita per l’Italia e l’Europa, come Taranto e Fiumicino.

Senza, viceversa, c’è solo l’interesse che l’Italia non frani come un castello di carte. Ma ogni altra cosa meno del crollo alla fine non interessa all’estero perché è troppo complicato e ininfluente per chiunque altro. Quindi − a questo punto − che l’Italia oggi e in futuro vada pure montagne russe, e in quella fossa di leoni accada di tutto, purché non voli fuori dai binari all’estero non interessa granché.

Viceversa, se stranieri pensano a investimenti europei meglio che si rivolgano a stati seri come quello tedesco o francese, ciò indebolisce ulteriormente la posizione italiana in Europa e nel mondo e avvita profondamente la crisi italiana.

Molti amici italiani davanti a quest’analisi allargano le braccia in un gesto fatalista: che ci possiamo fare, non c’è niente da fare, dicono. Ma, perdonatemi amici italiani, le speranze non sono finite, questi sono problemi concreti e banali che potrebbero essere risolti in maniera concreta e banale ovunque compresa “l’impossibile” l’Italia. 

La fine della speranza è la morte, e praticamente da cinese direi: se davvero gli italiani credono che non ci sia niente da fare allora che organizzino un bel suicidio di gruppo, perché continuare a soffrire? Che lancino una petizione per una bella invasione franco-tedesca.

Se non lo hanno fatto, e non lo fanno, è perché in realtà tutti sanno benissimo che si può fare, solo che il da farsi non collima con le differenti agende dei vari gruppi e partitini italiani divisi in guerricciole e guerriglie a bassa intensità ma altissimo attrito ad ogni livello.

Così il sospetto è che Fiumicino e Taranto siano incappati in una delle tante lotte fratricide italiane e ciò non li fa andare avanti. Ma queste trappole ci saranno per qualunque altro investimento straniero, dato che l’Italia è un campo minato di guerre intestine. Quindi, mi permettano molto rispettosamente Presidente Letta e Ministro Bonino, o risolvete Taranto e Fiumicino o lasciate perdere con l’idea di attirare investimenti stranieri.

Questa è un’ombra che incombe su qualunque governo, sia quello di Letta oggi che quello di Renzi forse domani. Questa sfiducia profonda estera verso il sistema italiano è ciò che alla fine fa pensare a tutti gli osservatori stranieri che qualunque sia il risultato del 3 dicembre alla consulta non cambierà molto in Italia, quindi accada pure qualunque cosa.

È questo che gli italiani vogliono per sé? È questo che Letta, Renzi o Berlusconi vogliono?

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