DALLA CINA/ Lao Xi: Mattarella, da amico a più grande nemico di Renzi?

- Lao Xi

Con l’elezione di Sergio Mattarella, Matteo Renzi è risucito in un colpo di abilità politica straordinario. Ma proprio adesso potrebbero cominciare i problemi. Dalla Cina, LAO XI

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L’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica italiana, prima ancora che la scelta del nuovo capo di Stato, incorona Matteo Renzi a supremo manovratore e genio della vita politica della Penisola.

Potrà piacere o dispiacere ma Renzi ha messo nel sacco Silvio Berlusconi, l’uomo che per un ventennio aveva dominato il paese e aveva spolverato tutti i protagonisti suoi avversari.

Renzi ha agito sulla base di un calcolo realistico, che avevamo illustrato: doveva scegliere lui da solo il presidente. Questo era il calcolo; come ci sia riuscito, pare, dalla distanza, cosa straordinaria. Da qui certamente non sappiamo come sia avvenuto, ma di certo c’è stato l’elemento che avevamo messo in luce in passato.

I grandi elettori stranieri volevano una presidenza di garanzia, non tanto sull’economia ma soprattutto sulla politica, visto che la tensione con la Russia non sembra destinata a scemare nel breve periodo. Renzi, dopo non poche incertezze, ha saputo mettersi in sintonia con questi centri stranieri e ciò gli ha dato la spinta necessaria.

Questa poi inaugura anche l’inizio di un periodo in cui l’Italia è senza un partito di destra. Berlusconi è stato travolto, e alle soglia degli 80 anni, con una ragazza di bell’apparenza a gestire la sua agenda di partito, è difficile che si riprenda. Per un uomo di immagine, l’immagine che proietta non è delle migliori e cambiarla forse non è più nelle sue carte.

Per la sua eredità si battono i Fitto, gli Alfano e i Salvini, che appaiono già troppo vecchi prima di essere diventati grandi. Nessuno di loro per ora pare in grado di ergersi all’altezza del Matteo nazionale.

La scelta di Mattarella non è però quella di un maggiordomo alle dipendenze di Renzi. C’è una coincidenza apparente tra l’agenda del premier e la vocazione del neo-presidente: quella delle riforme istituzionali, a cominciare dalla riforma della legge elettorale.

Da qui in realtà Mattarella e Renzi devono ricominciare per curare la ferita più grande: l’ostilità alla politica manifestata con un assenteismo di oltre il 50 per cento degli italiani. Inoltre bisogna far crescere l’economia e anche se il petrolio a buon mercato promette di fornire una spinta, servono impegni di semplificazione della burocrazia e del mercato del lavoro, che finora sono stati deboli rispetto alla bisogna.

Restano poi tutte le ferite aperte. L’unità del Pd Renzi l’ha ritrovata a fatica e non è chiaro se e quanto a lungo possa mantenerla. Inoltre c’è l’attuale debolezza parlamentare: Renzi continua ad avere bisogno di alleati a destra e a manca per fare avanzare le sue leggi e queste alleanze domani potrebbero essere più difficili.

Infine la sfida più grande di Renzi potrebbe diventare il suo stesso neo-presidente Mattarella. Costituzionalista, attento alle virgole, potrebbe diventare il più grande nemico delle facilonerie e delle approssimazioni che hanno caratterizzato finora la redazione delle varie riforme renziane.

In sostanza, ora il più grande nemico di Renzi potrebbe essere la sua hybris, che è anche ciò che l’ha portato dov’è.

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