DALLA CINA/ Lao Xi: il patto Renzi-Pascale, dietro la crisi di Berlusconi

- Lao Xi

La crisi di Forza Italia vista dalla Cina ricalca i tratti della crisi di un impero già polverizzato. Berlusconi non è morto, ma assente. E il nuovo pare l’ombra del vecchio. LAO XI

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Francesca Pascale (Infophoto)

Il paradosso incomprensibile della destra italiana è che l’attacco più sostenuto contro l’egemonia di Silvio Berlusconi oggi venga da Raffaele Fitto.

In Cina, ma forse è solo in Cina, chi critica deve avere le carte a posto per potersi proporre come alternativa. Se un vecchio chiede un posto per se stesso in nome dello svecchiamento e critica i vecchi al governo che senso ha? Così, Fitto che titolo ha per criticare Berlusconi? In una regione tradizionalmente conservatrice e machista Fitto ha perso contro Nichi Vendola, un candidato di sinistra radicale e gay. In condizioni di competizione normale cosa resterebbe di Fitto?

Eppure, al di là del valore del messaggero, il messaggio non è folle. Secondo le voci che circolano in Italia la vita politica di Berlusconi è dominata dalla sua giovane compagna Francesca Pascale. Ora, la situazione dell’ottantenne che si mette nelle mani di una giovanissima a Pechino non è ignota. Negli anni 70, nel mezzo della rivoluzione culturale, l’anziano Mao Zedong si faceva servire come segretaria e portavoce dall’infermiera-amante-paraninfa Wu Xujun. Mao aveva allora l’età di Berlusconi e i due condividevano poi l’esperienza di essere reduci da anni di “tradimenti” delle persone a loro più vicine.

Per Mao gli ultimi due grandi traditori erano stati i fedelissimi Lin Biao e Liu Shaoqi; per Berlusconi l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. Quindi entrambi possono aver voluto usare una giovane più o meno sciocchina, furba, e tanto ignorante dei fondamenti della politica, per garantirsi maggiore sicurezza e manipolare una situazione sempre più difficile.

Ma persino in Cina 40 anni fa questa situazione faceva venire i brividi. Nessuno capiva cosa voleva Mao e cosa invece era farina del sacco dell’infermiera, senza contare l’umiliazione per vecchi generali di discutere delicate questioni di stato in presenza di una signorina poco più che alfabetizzata.

Ma la Cina allora era una situazione chiusa. L’Italia ora è aperta, e se pure non ci sono i pregiudizi dei vecchi rivoluzionari cinesi non si capisce se è Berlusconi che usa la Pascale o viceversa.

In questa situazione la prova di sanità e di forza del Cavaliere sarebbe di riorganizzare il partito, forse anche al di là di Fitto, ma certo al di là della Pascale e delle sue aspiranti emule. Le donne nella politica poi sono sì necessarie ma perché in Italia tutte le ministre, di destra o sinistra, sono belle e procaci?

Ci sarà dell’altro che dalla distanza non si capisce, d’altra parte a Roma tutto è segreto al di là delle apparenze e del chiacchiericcio continuo. Fatto sta che da qui sembra che la svogliatezza di Berlusconi a riprendere le fila del partito, di fatto di sua proprietà, o di cederlo ad altri dipenda solo da due opzioni: o l’uomo ha perso la trebisonda e pensa davvero che la Pascalizzazione del partito sia la realtà. Oppure la Pascale è uno specchietto per le allodole e in verità c’è un patto con il premier Matteo Renzi. Berlusconi si finge pazzo, come Amleto, per tenere il suo partito scompaginato e dare spazio di governo a Renzi in cambio di attenzione per i suoi interessi aziendali.

Le due tesi sembrano entrambe incredibili, ma è tanto più incredibile l’inazione berlusconiana, e questa alla fine è ciò che da forza al debole messaggero Fitto, che magari potrebbe prendersi davvero il partito, o almeno un pezzo di questo.

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